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La libertà espressiva, poesie di Franco Di Carlo

a cura di Redazione i-LIBRI

La libertà espressiva di Franco Di Carlo (nelle foto al Teatro Mariinski di San Pietroburgo) cerca di affermarsi nella complicata e controversa età presente (Confessione), né vuole diventare la “Ballata postuma” di generi, stilemi e composizioni che popolano mente, animo e memoria del poeta contemporaneo, contro il rischio che questi corre di soggiacere a “stereotipi letterari e topoi culturali” in una congestione di richiami e influssi che si accalcano e si accumulano al ritmo selvaggio e libero dei versi  nelle forzature delle convenzioni linguistiche o nella Babele degli idiomi.
Per tradurre in parole una visione la lingua cifrata dell’universo” un’ispirazione potrebbe forse provenire dal “poeta tragico e folle” (Carme lustrale) o dall’orfismo (La fuga di Orfeo: “libero da Euridice ritrovò il suo cammino e il canto dopo la tempesta la quiete”).
La densità paradossale della poesia concettuale (Il paradosso) e filosofica affronta le aporie e le contraddizioni ontologiche che affliggono l’espressione (Le forme della negazione) così come l’essenza: la contrapposizione tra uomo e natura, l’antinomia tra arte e razionalità.
Ma l’espressione stessa può improvvisamente, meravigliosamente placarsi nell’immagine di un “Lento fiore innocente” (“Tutti abbraccia con vero amore il fiore del deserto profumato del cuore”) oppur si culla soavemente al suono melodioso di “Parole celesti” (“Gli parlò muovendo appena le labbra di pietra quando le chiese consiglio”).

Le poesie di Franco Di Carlo che oggi pubblichiamo sono raccolte nella silloge inedita intitolata La libertà espressiva e testimoniano una ricerca raffinata e disperata, che fa del passato poetico non soltanto un serbatoio di incoercibili ed esuberanti evocazioni letterarie, ma anche una limpida fonte d’ispirazione, di spunti e di confronti, grazie ai quali diventa possibile sperimentare e tracciare una nuova, sfrenata forma de La libertà espressiva.

La redazione

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Confessione

Tra l’egual corso del tempo e le lingue
diverse eppur omologate, sembra
tacer la voce del poeta, langue
nell’orribil secolo, ode rimembra.

L’età presente ancora vive, pingue
retaggio, al vil presente forti membra
nobili maestri il canto estingue
le strade celesti accoglie nell’ombra.

Dolcissima melanconia ristora
la stanca mente e invisibile scende
e il saggio pensiero pur l’uomo onora.

Ma non sopporta indugi e mani tende
devote ad ostinati versi che ognora
vengon fedeli ad ogni volger d’onde.

Ballata postuma

1 – paradisi movimentati aforismi crudeli
retorica dell’orrore rovesciato
periodici argomentati sillogismi fedeli
paradossali profanazioni di tutti gli
stereotipi letterari e topoi culturali
distrutti valori riconosciuti à rebours
charmes noirs l’aura respira l’aurora
cristiana dies dierum chiome d’oro
al vento spirituale dell’apollineo alloro
lauree poetiche e favole ovidiane
appartenenti a pieno titolo all’era
post-romantica postuma celebrazione
a posteriori di bestiari che raccontano
un homo ludens senza ruoli apparenti
e false divinità canoni decomposti
e disordinate unità discordi esplosiva
eversione oltre il varco del senso e della struttura
scrittura spogliata di ogni prospettiva sospesa
logica scombinata messa tra virgolette
la tradizione normativa consolidata
2 – a memoria tradita e tramandata
un carme astratto e oggettivato impersonale
di puro pensiero infinito creativo ma non
soggettivo un metodo perfetto agli antipodi
del Canto melanconico e diurno odi
coraggiose e certe senza dubbi e disperazioni
forme scritte e sliricate stirate a lucido
grotteschi sonetti caudati e rispetti freschi
strambotti cantari popolari in voci soliste
e cantate collettive ritmi arcaici o romanzi e giullareschi
curiali aulici illustri o in modi colloquiali e narrativi
pastorelle contrasti e serventesi ricercari
brevari rimari erbari fiabeschi in lasse monorime
ripetute congedi commiati insegnatori
discordi multilingui ballate grandi minori
compianti tenzoni fittizie politiche e d’amore
speculative e canzoni morali e celebrative
dolci e fine canzonette salutari e singolari
nugae nugelle inezie e trionfi Cifre e senhal
quadri onirici e visioni apologetico-interiori
3- sparse rime e frammenti in registro alto o basso
laudari sacri e profani vituperi giocosi
o anche gaudiosi plazer in trobar clus o leu
madrigali amorosi e religiosi ammonizioni
crude e petrose alternative a pensieri melodiosi
ragionamenti cortesi e di valore disdegnosi
ma onesti e prudenti vago e gentil parlare
per diletto e virtù malinconici lais pietosi
venuti intorno al cuore dolente e stupito
Lancillotti e Ginevre testimoni sovrani
Filocoli e Filostrati madonne e reine
Tristani e Isotte riciclati in grigia materia
narrativa dittamondi e tesoretti allegorici
e didattici giornalisti gnomici al servizio
della Città alta o borghese l’intonazione
guittoniana alla Pucci o alla Sacchetti
comunque tumultuosa d’invettive e sentenziose
frottole sparse in rime estravaganti e preziose
Canzoniere in minore o in maggiore ineguali
e occasionali vani e ventosi e magari
a caccia di Veneri e Diane felicità mentali
4 – detti d’amore documenti e testamenti
vasti sistemi storico-poetici insomma stilemi
vecchi e consunti ma ancor vivi e vitali e vivaci
risonanze rime sottili e aspre o gentili
dove domina Techne in dimensione globale
letale la sua sopraffazione radicale
la sua trasformazione in fine unico e essenziale
pratica di potere e selezione che dissolve
la storia e la memoria in dipendenza totale
all’azione funzionale dell’economia e del capitale
prestazione obbligata al suo ruolo artificiale
l’homo faber produttore di massa di messe e di consumi
condotte omologate e controllate in forma eguale
l’arte cerca un’altra storia in camerette
e thalami luoghi ubiqui e ideali separati
luoghi segreti lontani dal palazzo dei potenti
doppia e a se stessa speculare al mondo reo e malato
sublime Canzoniere familiare e universale
il Grande Libro parlante la lingua dell’amore
in vario Stile umbratile o solare Carmen Salutare
forma chiara di un’anima inquieta d’una vita nuova

Carme lustrale

fissò in una forma il divenire
nel momento della dissoluzione
il poeta greco tragico e folle
dubitare della possibilità
di tradurre in parole una visione
la lingua cifrata dell’universo
voleva nominare alcune cose
ma ha taciuto per sempre il tempo perso
quando il suo cerchio s’apre e il fato accade
e il segno non incide la sostanza
il dire muto dell’essere oscuro
vide la luna ansimante e il cratere fumante
carmi lustrali offerti a Orfeo
de rerum natura radici eterne
elementi divini cosmiche forze
discorde amor ragiona nella mente
congiunge e separa l’eco perfetta
della sfera l’anima poi s’affretta
e migra nella dimora Celeste
mensa comune dal dolore immune
la parola che placa e purifica
l’imminente tempesta desolate
orride rive e brune indurati flutti
ruscelli bollenti e lave impietrate
vide possenti fuochi e sotterranei
dal fondo alzarsi in roventi torrenti
di fiamme lapilli e bagliori venti
rossi illuminar la lucida notte
disperato oblio nell’immenso abisso
orrido infin cercò nel nulla eterno

La fuga di Orfeo

tremano le ali dell’uccello
invischiato nel cespuglio tremando
dubita sgomento fugge tremendo
il tempo temperato e teso il taglio
dell’intesa attiva mescolata al vaglio
al fascino del varco alfine giunge
scatta s’arretra prosegue e vola via
va incontro l’errante viandante alla meta
finalmente non guardò più indietro
né si voltò e libero da Euridice
ritrovò il suo cammino e il canto
dopo la tempesta la quiete

Il paradosso

ente incompleto che fino a quando è
ancora non è in quanto non coincide
con l’essere di fatto ma gettato
in un ampio orizzonte involontario
si proietta volontariamente
verso l’invenzione della Libertà
il registro della coscienza di sé
del simbolo e dell’interpretazione
arte della suspense infatti cede
il passo alla pulsione o rimozione
metafora che dà da pensare
apre all’allegorica donazione
di senso in qualunque forma s’offra
senza rinunciare alla verifica
della mente capacità poetica
esemplare funzione di verità
che racconta l’uomo senza qualità

Lento fiore innocente

Tutti abbraccia con vero amore il fiore
del deserto profumato del cuore
celeste ardore geniale che muore
nel niente splendente solleva il puro
sguardo vede con verità la morte
di tutte le cose suprema illusione
che salva con forza di luce il canto
del poeta nobile azione e grande
lento innocente fiore piega il capo
schiva e ridente visione fuggente
guarda la chiara luna dell’occidente

Parole celesti

gli parlò muovendo appena le labbra
di pietra quando le chiese consiglio
e con la luce tremula gli inviava
visioni e canti figure e parole
celesti imprese eroiche e Profezie
immobile giaceva la sua prole
in attesa di incanti e di peripezie
vaga lontana oscurità profonda
notte muta incerta indistinta
fede netta e pura confonde il cielo
al limitar intorno della selva
incantata antica valle dipinta
riflette i raggi della nuova luna
su colli casolari e pergolati
ineguali figure indefinite
irregolare flusso nell’ondosa
primavera la nottola che vola
sulla grondaia tra alberi d’alloro
pietre cristalline mare di rosso
primordiale infine emise sentenze
segni Cifre e lettere di verità
definitive infinite leggera
esattezza del nulla lucente

Le forme della negazione

gergo autentico di liberazione
del dominio senza cadere nell’apologia
di un’immediata unità tra uomo e
natura dell’armonia della tradizione
esiti aporetici e svincolati
squilibrati vie senza uscita per l’arte
costretta a negarsi o divenire
espressione della restaurazione
cosa del passato Gesto inconsapevole
di un’eterna contraddizione modello
classico delle forme della negazione
(qualcosa di scritto-il Progetto e il Mistero)

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L’attività letteraria di Franco Di Carlo spazia in un periodo quarantennale con una cospicua produzione di sillogi poetiche e di studi monografici quale critico letterario. Docente universitario, poeta e saggista, ha al suo attivo più di dieci volumi tra poesia e raccolte di poemetti. Ha pubblicato numerosi saggi di critica letteraria su autori “classici” e “moderni” tra i quali: Tasso, Leopardi, Verga, Ungaretti, Calvino, Luzi, Maffia. Ha fatto parte dell’equipe di docenti universitari e critici letterari che hanno redatto in quattro tomi l’opera enciclopedica “Contributi per la Storia della Letteratura Italiana del II° Novecento”, edita da Guido Miano Editore. Significativi i suoi saggi “Avanguardia e sperimentalismo”, “Il romanzo fantastico e di evasione” e “Il romanzo psicologico ed esistenziale”, editi sempre da Guido Miano Editore nel I° e III° tomo dell’opera “Contributi per la Storia della Letteratura Italiana del II° Novecento”. Nella poesia si citano i più recenti volumi: “Il nulla celeste” (con prefazione di Giorgio Linguaglossa) e “Della Rivelazione”. Della sua attività letteraria si sono occupati critici e scrittori quali: Luzi, Zanzotto, Pasolini, Sanguineti, Spagnoletti, Bevilacqua, Raboni, Asor Rosa, Miano. Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti. Nelle ultime prove poetiche prevale la misura, sistematica e conchiusa, della struttura poematica dalle ampie e articolate risonanze concettuali, metaforiche e filosofiche, risultato di una ricerca spirituale dalle chiare valenze religiose e conoscitive (Michele Miano).

LEGGI COMMENTI ( 1 commento )

Mayoor

E' bello ritrovare, qui, una moderna scrittura dantesca, tanto ricca di ottave.

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