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La matematica dei lager

a cura di Ilaria Spes

La matematica dei lager

1938 – Espulsa dalla scuola
a 8 anni già colpevole
di essere ebrea
La vita in una valigia
e l’inizio di un viaggio oscuro
grottesco inspiegabile
Le suppliche vane
all’ufficiale svizzero tedesco
il drastico rinvio alla rete
faticosamente superata la mattina
il suono del campanello
lancinante nella valle
L’arresto – le manette
il silenzio
il carcere a Varese a Como
e a Milano
nella punta della stella riservata
agli Ebrei
Gli interrogatori feroci spietati
e l’attesa di un’ora di un anno
di due ore di vent’anni
e lei bambina cresciuta
bambina sorella bambina madre
di quel figlio Alberto
di quel padre Alberto
che si scusava per la vita data
Poi il trasferimento alla stazione
a quel binario 21
nell’indifferenza dei muri
della città
tra le porte chiuse
le finestre chiuse i cuori chiusi
La partenza con destinazione ignota
tra calci pugni e latrati stranieri
il vagone i vagoni
un secchio una settimana
il pianto
le grida al cielo muto lontano
solo al centro – e di pochi – le preghiere
L’Austria la Germania la Foresta Nera
il silenzio della morte sulla neve
Auschwitz
“gli uomini di qui – le donne di là”
l’ultimo sorriso al padre
605 arrivati 22 sopravvissuti
questa la matematica pianificata
dei lager
questa la matematica dell’odio
Birkenau
il filo spinato le ciminiere il fumo
le selezioni lo sterminio la paura
il corpo rasato tatuato tagliato a pezzi
la femminilità umiliata calpestata
dimenticata
la povera Janine
che non è diventata mamma
che non è diventata nonna
Eppure scegliere la vita
una gamba davanti all’altra
e ogni momento scegliere la vita
Fino a che i campi divennero roghi
perché fossero cenere i ricordi
Allora cominciò la marcia della morte
Scheletri e lupi affamati
sulla neve rossa
e solo ossi spolpati
tra le porte serrate dei villaggi
Scheletri e lupi affamati
che volevano vivere
Ravensbruck – aprile 1945
essere ancora vivi per caso
e vedere i cancelli aprirsi
i soldati abbandonare le divise
il carceriere buttare via la pistola
scegliere di non sparare
Nutrirsi di quell’erba verde
nella terra brulla
di quella rugiada sulla pelle grigia
Sentire il sapore della clorofilla
Sentire il sapore della vita che rinasce

Ilaria Spes

(testo liberamente scritto sulla testimonianza di Liliana Segre al Teatro degli Arcimboldi – Milano, 20 gennaio 2020)

Leggi il commento a Fino a quando la mia stella brillerà di Liliana Segre cliccando su questo link

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