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Intervista a Galeffi, cantautore romano

a cura di Simone Pozzati

Intervista a Galeffi, cantautore romano

Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti
è puramente casuale

Come ho conosciuto Galeffi, cantautore romano che ha conquistato le nuove generazioni.

Quando il passaparola fa la differenza, quando la chiacchiera si trasforma in pubblicità.

Spesso la musica è legata a un evento. Per questo apro l’intervista all’artista di oggi con un aneddoto.
Era il primo giorno di freddo. Avviluppato nel mio parka leggero mi dirigevo verso la Feltrinelli. Stavo andando lì per sentire la presentazione di un disco. Di uno che quando lo incontro fa finta di non vedermi.
La scala mobile era vuota. Sembrava salire lenta. Sulle pareti foto di artisti: c’erano tutti i grandi della letteratura e alcuni big della musica. Mi fissavano sorridenti, mischiati in un caleidoscopico collage di pop art. Beati voi che ridete, pensavo.
Fine della salita. Piedi fermi. Ecco la vertigine.
Mi prende sempre dopo aver salito le scale mobili. Vuoi vedere che mi arriva anche un bell’attacco di panico? Sì,  perché in quel periodo era frequente. Bastava un niente. Tra bruxismo e tachicardia non me la passavo bene. Avrei avuto bisogno della Pensione anticipata. Per non parlare dell’insonnia e le Occhiaie cercando di afferrare sogni sbriciolati come Polistirolo.
Pensavo troppo, non che ora sia diminuita la mole di pensieri dal peso specifico dell’osmio. Inoltre venivo fuori da un tour di spettacoli di teatro/burattini estenuante.
Ma senza dilungarci in digressioni troppo personali…
Ero al secondo piano.
Lei me la trovai davanti con un paio di adidas viola, i calzini bianchi tirati su come fossero pantaloni. Voleva fare l’attrice e ascoltava solo indie rock a giudicare dalle c@zz@te che diceva nominando invano nomi di cantautori del settore. Diceva Galeffi Galeffi Galeffi sei Galeffi? Di certo non rivolta a me, ma al ragazzo che faceva il soundcheck. Che tanto per essere chiari non era Galeffi.
Chili d’amore sotto le occhiaie un’altra notte insieme a te cantava come un’esaltata Lei.
A diciannove anni la vita è ancora un juke-box di belle canzoni e malinconie felici. Non ci sono i livori dei fallimenti, la disistimia della resa. Si può vivere ancora con leggerezza.
Piacere.
Piacere Francesca, e poi riprese a fare la scema col bassista-libraio di un cantante che ormai dicono viva a Bologna.
Ma a parte il gossip provinciale, quando torno a casa mi chiedo: ma chi è ‘sto Galeffi?
A parte la simpatia per le generazioni dopo la mia.
Chi è questo Galeffi?
A parte ilCiao grazie” del ragazzo che presentava il disco. A testimonianza del fatto che il non salutarmi fosse timidezza o pregiudizio.
Chi è Galeffi?
Chi è ‘sto Galeffi
Galeffi è un cantautore romano. Ama la A.S. Roma e il calcio. Non a caso il disco uscito per Maciste Dischi, edito da Warner Chapel, si chiama Scudetto e un brano della tracklist è intitolato Totti Gol.
La musica di Galeffi si veste di una leggerezza apparente. I testi “semplici” riescono a evocare immagini potenti, vedi frasi come:
Baciamoci tutte le ore come fanno le lancette tic tac tic tac
Colleziono mozziconi come fossero musei
Incollami addosso tutto il niente che c’è
Per quanto parallelismi e confronti possano risultare  forzati, a guardarlo di sfuggita a me ricorda Dalla. Mi riferisco al modo di presentarsi. Mentre  in alcuni passaggi vocali sembra rievocare il primo Cremonini di Squérez?  e Bagus; sopratutto nei brani Burattino e Potter/ Pedalò.
Ma non voglio rovinare la magia. Le canzoni credo non vadano spiegate. Ora lasciamo che sia lui a raccontarsi .  Poi voi chiacchierate, parlate, fate passaparola.

CONSIGLI PER L’ASCOLTO DEL DISCO:

Se sono Quasi le sei bevete una Tazza di te con una Camilla qualsiasi (dai, tutti hanno almeno un’amica con questo nome!). Allora avrete tutti gli ingredienti per apprezzare al meglio il disco.

D – Chi è Galeffi?
R – Galeffi è Marco, o buona parte di me. Nelle mie canzoni ho cercato di metterci il più possibile: le mie fisse, i miei grandi amori, le cose che mi fanno stare bene o male. Un bel miscuglio di roba.

D – Come nascono le tue canzoni? Parti dal testo o dalla melodia?
R – Dipende. A volte dal testo, come con Tazza di te o Burattino. Ma comunque la maggior parte delle volte parto dalla melodia, ne sono un esteta.

 D – Hai in programma un tour? Quali sono i prossimi impegni live?
R – Quattro concerti prima della fine dell’anno, poi dalla Befana si parte a girare l’Italia. Non vedo l’ora, speriamo mi regga la voce, ho già comprato tutte le medicine possibili. 

 D – Con quale artista ti piacerebbe collaborare?
R – In Italia Cesare Cremonini al 100%. All’estero tanti: purtroppo molti miei miti sono morti, quindi – fra i vivi – vorrei fare un pezzo con Paolo Nutini e Pete Doherty.

D – Qual’è l’ultimo libro che hai letto?
R – Sto leggendo ‘Aphrodite’ di Louys, l’ultimo letto ‘Morte a credito’ di Celine.

 D – Una frase del disco a cui ti senti particolarmente legato
R – Senza pensarci mi viene da dire: “Grazie che spesso mi fai sentir Tottigol”, ma magari sono di parte.

TRACKLIST

  1. Occhiaie
  2. Polistirolo
  3. Tazza di te
  4. Potter / Pedaló
  5. Quasi
  6. Camilla
  7. Puzzle
  8. Pensione
  9. Burattino
  10. Tottigol

In conclusione stiamo parlando di canzoni che arrivano dritte tra stomaco e cuore. Quando recensisco qualcosa di bello, non riesco a essere imparziale. Mi sbilancio. Ascoltatelo!
Auguriamo a Marco nuovi successi.
Ad maiora!

Simone Pozzati

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