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Intervista al cantautore Dinosauro

a cura di Simone Pozzati

Ho intervistato Dinosauro cantautore che ha deciso di mettere in primo piano la musica rispetto all’immagine. Avevamo già parlato con lui qui su www.i-libri.com molto tempo fa, ma si faceva nome e cognome. Oggi Dinosauro, mettendo una maschera o comunque velando la sua identità, paradossalmente riesce a essere pienamente se stesso. Qui abbiamo chiacchierato del suo ultimo singolo “Casa” e delle cose che gravitano attorno al suo progetto musicale.

 Chi è Dinosauro?

Dinosauro è la forma metaforica di un progetto cantautoriale che abbraccia in pieno il mondo della musica elettronica, mettendo insieme nel modo più naturale possibile il bipolarismo artistico della mia persona.

Come mai questo nome?

Quello per i dinosauri è un feticismo che ho da sempre. Mi piace l’idea che siano estinti, mi piace la loro estetica, mi piace l’immaginario che si è creato intorno a loro. Quindi il nome senza alcun artificio semplice e definitivo.

Ci parli del tuo ultimo singolo “Casa” (ndr: clicca qui per ascoltarlo su YouTube)?

Casa è il brano con cui ho deciso che questo progetto doveva prendere forma e che per me aveva molto senso trovare un contesto musicale in cui continuare a esprimere i miei contenuti. È la metafora di tutto quello che intimamente ci manca, ma che ci dà la forza per andare lontano, io questa emozione la provo solo nei confronti di “casa”. È il posto in cui vorrei stare quando non mi sento esattamente nella mia confort zone.

Il singolo parla di te? Capiamo dal testo che con molta probabilità svolgi anche un altro lavoro, forse lontano anni luce da quello del cantautore. Come concili questi due mondi?

Si parla di me, anche l’utilizzo della prima persona singolare è molto nuovo nel mio modo di scrivere. Non l’ho ancora trovata la soluzione per conciliarli, l’unione dei due mondi effettivamente lontani in questo caso sono io persona. Ho accettato me stesso e la mia condizione di vita ormai da un po’ e forse è solo grazie a questo pensiero che la continua evoluzione non può che essere il mio equilibrio. Per ora mi va bene dormire quattro ore a notte.

C’è una sorta di continuum con gli altri due singoli “Magma” e “America”? Se sì, quale è?

Sto provando a raccontare una storia, fatta di cinque brani, senza racchiuderli in un disco per prepararmi a un lavoro più completo. Magma era il capitolo 1, rappresenta il motivo più tangibile per cui ho voluto dare vita a questo progetto. Io e le persone con cui condivido la parte più interessante della mia vita siamo quel Magma che ha bisogno di uscire. Poi c’è America che racconta il sentimento che più di tutti governa le nostre azioni, sicuramente le mie, ed è l’amore, quello che Carnevali aveva per le parole delle sue poesie. Ora siamo al terzo capitolo, quello in cui scopro le carte e racconto meglio “da dove vengo”.

Alcuni sicuramente conoscono la tua vera identità. Perchè la scelta di nasconderla o quantomeno lasciarla volutamente in secondo piano? Deve arrivare prima la musica?

Ho scelto di non espormi personalmente, di fatto vuol dire non specificare il mio nome e cognome a fianco al progetto e di non pubblicare foto in primo piano, principalmente per sganciarmi da tutto quello che poteva essere un pensiero scomodo per dedicarmi con sincerità a queste canzoni. Vengo da altre esperienze artistiche, questa preferivo viverla così, un passo alla volta, tra il buon gusto e la vergogna.

È stato un modo per creare hype? Ha funzionato?

No no, nessun hype, sono vecchio per queste strategie, rischierei di risultare un nonno su facebook.

La letteratura influenza la tua scrittura?

Molto, la scrittura e la letteratura sono le due dimensioni in cui mi rifugio più spesso. Sia quando scrivo che quando mi dedico alla lettura, sono i momenti in cui riesco a fare i pensieri più complessi e completi. Il resto del tempo ho la percezione di riuscire a fare solo piccoli pensieri ammaestrati.

Quale è l’ultimo libro che hai letto?

Seta, di Baricco, non lo avevo mai letto, era uno di quei libri per cui ho sempre pensato “è cortissimo, appena ho due ore lo leggo tutto”, ho superato così i trent’anni senza averlo letto. Effettivamente poi l’ho letto in due ore ma sono state delicatissime.

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