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Scrivere per ragazzi di Patrizia Rinaldi

a cura di Redazione i-LIBRI

Non potevamo iniziare meglio la i-settimana dedicata alla letteratura per l’infanzia e per la gioventù. Perché l’incipit della i-settimana è affidato alla sensibilità di un’autrice che – tra l’altro – scrive anche libri per i ragazzi. Con questa premessa, cediamo la parola a Patrizia Rinaldi, non prima di esserci congratulati con lei per la recente vittoria di un premio letterario…

http://www.edizionieo.it/news/733/patrizia-rinaldi-vince-il-premio-alghero-donna-di-letteratura-e- 

La redazione di i-libri.com 

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 Scrivere per ragazzi
Patrizia Rinaldi 

I dati Nielsen per Aie sulla cinquantaduesima edizione della Fiera internazionale del Libro per ragazzi di Bologna (marzo 2015) ci aggiornano su un settore che vale 208,6 milioni di euro.Cresce il mercato dei libri per ragazzi, soprattutto nella fascia di età 6-13 anni.
Abbiamo quindi un mercato che non solo ha retto il peso della crisi editoriale, ma si è sviluppato durante la decadenza.
Non mi soffermo su questi numeri, non è il mio lavoro. Accenno solo a un aspetto del  panorama editoriale che mi è caro. Quando sono in Fiera a Bologna o altrove, quando incontro le realtà italiane delle librerie e delle associazioni che si occupano di libri per ragazzi, noto la capacità di differenziazione, di assumere e conservare identità precisa: le case editrici per ragazzi, tranne eccezioni, non rincorrono somiglianze con altri, ma con la propria storia. Offrono varietà, specializzazione, veste riconoscibile.
Forse per salvarsi bisogna continuare a somigliarsi, anche tra i numeri, anche non dimenticando i numeri. 

I numeri di cui abbiamo parlato sono comunque libri, non sono dati catalogabili solo per quantità. Portano storie, personaggi, spiriti, immanenze, senso, materie.
E pure la possibilità di intravedere una felicità sconosciuta. Perciò ho cominciato a scrivere per ragazzi.
Avevo e ho uno sguardo incredulo sull’infelicità dei bambini, dei ragazzi. Per carità, ho esperienza pratica di vari terrori, ma se c’è uno spavento che mi annichilisce è l’infelicità bambina che non conosce altro, che giudica il suo stato la norma. Perché così accade. Nelle fasi evolutive degli apprendimenti sentimentali siamo educati all’empiria della gioia possibile. Se non c’è, non la conosciamo. Tutto qua.
Ho studiato per opporre razionalità a questo sgomento. Negli studi della Klein, per esempio, si argomenta e si codifica l’irrisolto lacerante grazie ai disegni, ai giochi ossessivi. Si indaga sulla riparazione del conflitto diadico primordiale con la madre, dove leggo anche un conflitto feroce sulle circostanze che portano un bambino a essere amato oppure no. A avere le scarpe, oppure no. A lavorare a otto anni oppure no.
Insomma non digerisco il caso che può mutilare l’immaginario di alcuni, potenziare l’immaginario di altri. Perché solo immaginando felicità possibili, abbiamo modo di acquisirne gradualmente competenza.
Quindi tralasciando le macro ingiustizie, a cui posso porre rimedio come una zanzara pone rimedio al caos, ho scelto di raccontare il rimedio dell’esercizio della speranza; noi abbiamo la responsabilità di questo esercizio nei confronti dei minori della specie, dei più fragili (che però hanno pure più vita da vivere).
Se faccio intravedere una fetta minuscola di questa speranza faticosa, non omologata nella melassa, posso essere lievemente meno annichilita.
La sintesi è che scrivo per ragazzi per curare il terrore. Anche quello di quando il terrore bambino era il mio.
Non c’è niente di intellettuale o di migliorativo. È un’urgenza come bere, mangiare, ridere, fare l’amore.
Non scelgo quindi libri di letteratura per ragazzi, che leggo e rileggo, che non contengano almeno un conato di questa aspirazione.
Conosco le mie pecche a menadito, meglio, molto meglio delle pecche altrui. Ho l’età giusta per dirmi anche consumata, ma se scrivo per ragazzi devo abbandonare il nichilismo e non certo a favore di regole imposte e stantie: devo andare a rubare possibilità pure dove non esistono.
I miei libri per ragazzi provano a fare questo, semplicemente. L’unica gara che mi propongo è quella contro l’infelicità bambina. Competizione azzardata, presuntuosa, risibile, malconcia e balorda, ma Sisifo potrà pure fermarsi una volta su un milione a sorridere. E da quel sorriso ripartire.

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Patrizia Rinaldi vive e lavora a Napoli. È laureata in Filosofia e si è specializzata in scrittura teatrale con Francesco Silvestri. Ha partecipato a progetti didattici diretti da Maria Franco presso l’Istituto Penale Minorile di Nisida, cura incontri di lettura e scrittura per ragazzi. 

Neo vincitrice dell’edizione 2015 del Premio Alghero Donna di Letteratura e Giornalismo (http://www.edizionieo.it/news/733/patrizia-rinaldi-vince-il-premio-alghero-donna-di-letteratura-e-), tra le sue opere segnaliamo quelle che abbiamo commentato proprio da queste pagine web:
Blanca http://www.i-libri.com/fatti-e-libri/femmicidio-blanca-rinaldi/
Tre numero imperfetto http://www.brunoelpis.it/recensioni/441-tre-numero-imperfetto-di-patrizia-rinaldi-malgradopoi
Rosso caldo http://www.i-libri.com/libri/rosso-caldo/
Ma già prima di giugno http://www.i-libri.com/libri/ma-gia-prima-di-giugno-con-la-partecipazione-dellautrice/ 

Tra le sue opere per la gioventù: “Federico il pazzo”, opera finalista al premio Andersen 2015 nella categoria “miglior libro 9 /12 anni”, e “Adesso scappa”.

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Premio Andersen 2016: Patrizia Rinaldi miglior scrittrice – i-LIBRI

[…] Ricordiamo che Patrizia ha rivelato qualche segreto della sua raffinata, impegnata personalità e della sua ispirazione artistica  nell’articolo intitolato “Scrivere per ragazzi”, scritto per la nostra testata in occasione della i-settima che abbiamo dedicato alla letteratura per ragazzi. Articolo che potete (ri)leggere all’inidirizzo http://www.i-libri.com/articolo/scrivere-per-ragazzi-di-patrizia-rinaldi/ […]

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