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Autori

Austen

Jane

(Steventon, 16 dicembre 1775 – Winchester, 18 luglio 1817)

"Certa gente, più si fa per loro, meno fanno per sé. (da Emma)"

Il nome di Jane Austen evoca opere quali “Ragione e sentimento” (1811) e/o “Orgoglio e pregiudizio” (1813), o ancora con le successive “Mansfield Park” (1814), “Emma” (1815), “L’Abbazia di Norhanger” (1818), “Persuasione” (1818).

Ma chi era Jane Austen e cosa l’ha consacrata alla letteratura?

Figlia del pastore anglicano George Austen e della scrittrice Cassandra Leigh, classe 1775, penultima di otto figli di cui sei maschi e due femmine, nacque in un piccolo villaggio nel sud-est dell’Inghilterra: Steventon nello Hampshire, un luogo che, pur di modeste dimensioni, si rivelò un ambiente culturalmente stimolante. La vita di Jane fu interamente caratterizzata dallo studio delle lingue straniere e della letteratura, prima nella maison paterna, e poi in città quali Oxford e Southampton, dove frequentò, insieme alla cara sorella Cassandra, la Abbey School di Reading.

Ed è in questi anni, tra il 1787 e il 1793, che videro la luce i suoi primi racconti intitolati Juvenilia, tre raccolte stilate fondendo caratteri umoristici e gotici e finalizzate a “divertire” la stretta cerchia di conoscenti. In “Amore e amicizia”, il più famoso di questi, le protagoniste (Laura, Isabel e Marianne) descrivono incondizionatamente le proprie emozioni, tema che verrà approfondito dalla Austen con il personaggio di Marianne Dashwood in “Ragione e sentimento”.

Nonostante il periodo storico di riferimento, i testi non trattano mai di avvenimenti bellici e parlano invece della realtà della provincia, dell’amore, della vita quotidiana, e soprattutto di figure femminili. Queste ultime sono il fulcro attorno al quale ruota l’attività di Jane in un percorso di analisi e di approfondimento di un universo al tempo così poco esplorato, così sottovalutato, così sminuito.

Non solo: la sensazione dinanzi alle eroine della scrittrice inglese è quella della concretezza. I personaggi femminili sono infatti delineati con i pregi e i difetti del gentil sesso. E se da un lato il lettore resta affascinato da virtù quali la moderazione e il buon senso che vincono sulla spontaneità e sui sentimenti, dall’altro nelle storie trovano spazio remissività, caparbietà, ostinazione, pregiudizi, ingenuità, comodità e agi.

L’ambiente è descritto negli influssi che esercita sui personaggi. Nella scrittura abbondano descrizioni e digressioni narrative  sovrani sono lo stile epistolare e il discorso indiretto libero, forma che – con l’intermezzo del narratore – la scrittrice preromantica adotta per estrapolare, ora con ironia ora in modo drammatico, pensieri e parole degli eroi suscitando nel lettore l’effetto dell’immedesimazione. I dialoghi sono generalmente composti da periodi brevi e scambi di battute rapide e incisive. Così avviene nelle conversazioni tra gli acclamati Elizabeth e Darcy.

Orgoglio e pregiudizio” è il romanzo dove sono più facilmente rintracciabili i suddetti canoni. Ancora oggi l’opera è fonte di ispirazione – e passatemi l’espressione – vittima di saccheggio da parte di autori e autrici contemporanei che cercano di imitare. Basti pensare al “Diario di Bridget Jones” di Helen Fielding, a “Orgasmo e pregiudizio – il sesso perduto di Jane Austen” di Arielle Eckstut, al tentativo di sequel realizzato da Carrie Brebris con  “Orgoglio e preveggenza, sospetto e sentimento”, alla ritrascrizione in versione horror di “Orgoglio e pregiudizio e zombie” di Seth Grahame-Smith, e perfino alle serie young-adult: “After” di Anna Tood o la trilogia di Amy Plum intitolata “Die for me”. Di fronte a questi epigoni, noi continuiamo ad appassionarci per le qualità stilistiche, narrative, descrittive, e per le storie appassionanti e le emozioni vere che l’originale ci regala…

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