"Verona non è la mia città. E la paleopatologia non è il mio mestiere. Eppure, eccomi qua. Com'è potuto succedere, proprio a me? Mi chiamo Costanza Macallè e sull'aereo che mi sta portando dalla Sicilia alla città del Veneto dove già abita mia sorella, Antonietta, non viaggio da sola. Con me c'è l'essere cui tengo di più al mondo, sedici chili di delizia e tormento che rispondono al nome di Flora. Mia figlia è tutto il mio mondo, anche perché siamo soltanto io e lei... Lo so, lo so, ma è una storia complicata. Comunque, ce la posso fare: in fondo, devo resistere soltanto un anno. È questa la durata del contratto con l'istituto di Paleopatologia di Verona, e io - che mi sono specializzata in Anatomia patologica e tutto volevo fare tranne che dissotterrare vecchie ossa, spidocchiare antiche trecce e analizzare resti centenari - mi devo adattare, in attesa di trovare il lavoro dei sogni in Inghilterra. Ma, come sempre, la vita ha altri programmi per me. Così, mentre cerco di ambientarmi in questo nebbioso e gelido inverno veronese, devo anche rassegnarmi al fatto che ci sono delle scelte che ho rimandato per troppo tempo. Ed è giunto il momento di farle. In fondo, che ci vuole? È questione di coraggio, è questione di intraprendenza... E, me lo dico sempre, è questione di Costanza."

Questione di Costanza

Gazzola Alessia

Durante la finale di «Canzonissima 68», che va in onda lunedì 6 gennaio del 1969, una ragazza viene violentata e uccisa nel suo appartamento, nel quartiere popolare di Sant'Ambrogio a Firenze. Proprio «Canzonissima» ostacolerà le indagini per l'impossibilità di trovare dei testimoni: quella sera tutta Italia era incollata davanti al televisore. La ragazza, orfana dei genitori, è cresciuta con i nonni, così devastati da questa perdita che sembra quasi non vogliano nemmeno scoprire l'assassino. Nel frattempo, una donna molto ricca si presenta in commissariato: è certa che il marito scomparso non si sia suicidato, come dicono i giornali, ma sia fuggito per proteggerla da un pericolo. L'uomo era un ex compagno di classe di Bordelli, e lui, ricordando alcuni luoghi dove andavano quando saltavano la scuola, riesce a trovarlo, per scoprire che si è messo in guai più grossi di lui. Toccherà a Bordelli con l'aiuto del colonnello Arcieri tirarlo fuori dalla palude. Ma sul commissario incombe anche la faccenda dell'assassino di prostitute bionde di trent'anni, rimasta in sospeso nel romanzo precedente...

L’anno dei misteri

Vichi Marco

"1938 Lago di Garda. Salò. L’apparente calma del lago è messa a soqquadro dalla frenetica preparazione della Millemiglia. Il Commissario Sartori ha appena litigato con la sua amante, sull’altro sponda del lago, la nobile, indipendente, audace vedova Anna Arquati: anche lei vuole partecipare alla Millemiglia con la sua Bugatti, e il Commissario Sartori, abruzzese di nascita come il sommo vate D’Annunzio, trapiantato a Salò, non è d’accordo. Ma anche queste quisquilie sono poca cosa rispetto a ciò che sta per avvenire: la squadra francese è vittima di un incidente mortale, apparentemente casuale, mentre provava la Delahaye lungo la Gardesana; una maga del luogo, o presunta tale, Nefertari, che aveva predetto sciagure durante la Millemiglia, viene trovata morta nella sua casa. Il Commissario Sartori deve risolvere il caso dei due omicidi, nonostante le pressioni dell’odiosa OVRA fascista, nonostante le ingerenze di questori proni al potere, nonostante I depistaggi e nonostante il languore crescente dovuto alla distanza della sua amante."

La maledizione del numero 55

Tedeschi Massimo

Milo Molteni è un pubblicitario e insieme all’amico Pietro Carminati ha aperto «La Moca», un’agenzia che sforna idee, slogan e campagne pubblicitarie per aziende. Soffre di insonnia, che lui chiama «la mia signora e tiranna» e si è separato dalla compagna Elisa con la quale non è riuscito ad avere un figlio. Tutto cambia quando una notte, alle quattro e sette minuti, i coniugi Mattei, i due anziani inquilini che vivono nell’appartamento sopra il suo, muoiono. Avvelenamento da funghi. Il figlio Gianluca, sconvolto, vuole liberarsi in fretta della casa e quando incrocia Milo il mattino seguente gli confida che i due anziani genitori avevano sempre desiderato vendere il loro appartamento a lui, che negli anni era stato così gentile e affettuoso. Nonostante le cose non stiano esattamente come Gianluca le ha percepite, secondo Milo i due vecchi non erano delle belle persone e l’età da sola non poteva bastare ad assolvere dalla meschinità o dall’idiozia, accetta di buon grado. Nel giro di pochi giorni fa sgombrare l’appartamento ed è proprio in quel momento, mentre i ragazzi di una onlus stanno portando via i mobili dei Mattei, che Milo scopre una seconda porta, nascosta nello sgabuzzino. Una porta che conduce a delle scale e poi giù, verso il cortile. Che senso ha? Perché qualcuno avrebbe dovuto tenere aperto quell’accesso? Quella stessa notte, Milo sente dei passi e dei rumori provenienti dal piano di sopra che non fanno presagire nulla di buono. Che qualcuno possa essere entrato proprio da quella porta? Quando decide di andare a controllare di persona, la sua vita cambia. C’è una persona che dorme sul materasso, l’unica cosa lasciata lì dopo lo sgombero. Milo Molteni non sa ancora quanto l’incontro con Adam, il bellissimo ragazzino migrante che ha preso possesso momentaneo del suo piccolo appartamento, gli cambierà la vita.

La seconda porta

Montanari Raul