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I finalisti del Premio Campiello Giovani 2019

a cura di Redazione i-LIBRI

I finalisti del Premio Campiello Giovani 2019

Venerdì 5 aprile 2019 proclamata al Teatro Nuovo di Verona la cinquina finalista del concorso Campiello Giovani 24^ edizione

Folli e felici di Deborah Calian (Oppeano VR) - Il racconto di Deborah Calian ambientato in un manicomio, vede il medico io narrante imbattersi in uno strano personaggio, il paziente 206, che in ogni occasione mostra il volto della felicità. La vicenda si avvia gradualmente a una struttura avversativa, che vede il medico assalito da una montante invidia, cercando in ogni modo di punirlo per quella sua costante esternazione, sino però a risolversi in un tragico scambio di ruoli tra medico e paziente, con un epilogo narrativo che, attraverso l’intervento di un nuovo personaggio nel ruolo di medico, induce alla circolarità della situazione. La storia, dai risvolti ora comici e ora tragici è narrata con stile scorrevole e corretto e induce il lettore alla riflessione sul significato della felicità pur con qualche lieve ridondanza nel finale.

Sostanza di Beatrice Fantuzzi (Arcugnano VI) – La signora Bakker ha scelto di dedicare tutta la sua vita allo studio della chimica, salvo poi rendersi conto che il mondo è privo proprio di quello di cui lei si occupa, la sostanza. Una volta raggiunta questa illuminazione, decide di esternare questo suo credo e diviene presto un’opinionista di riviste, radio e televisioni. Il suo obiettivo è più o meno quello di dare agli altri le verità a cui vorrebbero accedere da sempre. Poco importa poi se sono autentiche, l’essenziale è che risultino certe. E lei sa dirle in modo che sembrino tali. Una storia originale, velata di amaro umorismo.

La ragazza dai capelli neri di Lorenzo Moscardini (Roma) –  Andrea non esce di casa da sei anni. E’ stato un lento scivolamento, un rinchiudersi protettivo dentro le mura della sua stanza, lontano da tutte quelle piccole delusioni, quegli orrori quotidiani, quelle mancanze di sensibilità da parte degli altri. Suo padre e sua madre si sono ormai arresi, gli portano il pranzo e le cena e li lasciano davanti a camera sua. E lui lì dentro legge, vede film, studia, guarda fuori dalla sua finestra, forse in cerca di qualcosa. Proprio laggiù un giorno vede una ragazza. Una storia che racconta una generazione che cerca il coraggio che non ha.

Amor Vincit Omnia di Cecilia Pegoraro (Castelfranco Veneto TV) – Sulla scorta di una domanda refrain della giovane Susanna a suor Paola sul perché della sua vocazione, in un continuo rimando tra presente e passato si sviluppa una vicenda nel corso della quale la protagonista si trova a fare i conti con un secondo aspetto della sua scelta: oltre a quella vocazionale, suor Paola rivede infatti la storia del suo lontano giovanile innamoramento, lei ancora Marzia, per la giovane amica Teresa che rivede in Susanna. Il racconto, dalla gradevole titolazione dal sapore virgiliano, è costruito attraverso una sintassi corretta, un lessico fluente, gradevole, dalle buone sfumature linguistiche e da un corretto utilizzo dell’interpunzione, evidenziando altresì un buon possesso degli scambi dialogici. Ottima la capacità di intreccio condotto attraverso una buona alternanza di strutturazione cataforica e anaforica che porta il lettore a riflettere sul senso anche spirituale dell’amore.

Talismani di Matteo Porru (Cagliari) – La storia muove tra un villaggio sperduto dell’Afghanistan oppresso dal potere talebano e Napoli. A far da collante tra i due luoghi è l’amore di due madri; quello straziato dalla separazione di Latifa, che vincendo la lacerazione riesce a far giungere in Italia Mohè, il suo «figlioletto morente»; e quello accogliente di Carmela, per la quale Mohè diviene Ciro, familiarmente Ciramà. E dove saranno i talismani che riproducendo l’amuleto che Latifa aveva messo al collo di Mohè viaggeranno ogni mese da Napoli al villaggio afgano a far sentire al ragazzo la costante appartenenza a due madri in un’unica famiglia. Matteo Porru propone con lessico colorato e gradevole – pur se in qualche occasione ancora acerbo nell’impiego di un linguaggio immaginifico – una storia di dolore e di adozione ben orchestrata nello sviluppo e sorprendente nel finale, ben controllando la forte componente emozionale. Apprezzabile, considerata la giovane età, il possesso di un buon patrimonio culturale.

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