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I finalisti del premio Strega 2019

a cura di Redazione i-LIBRI

I finalisti del premio Strega 2019

I dodici finalisti del Premio Strega 2019 sono stati annunciati durante la conferenza stampa a “Libri come”, all’Auditorium di Roma. La selezione è avvenuta tra i 57 candidati.
L’annuncio della cinquina finale non avverrà come da tradizione in Casa Bellonci, a causa della ristrutturazione dell’edificio, ma al Tempio di Adriano. Il 4 luglio la serata finale dal Ninfeo di Valle Giulia.
Ma ecco i libri finalisti, con relativa sinossi e, nel titolo, il link alla scheda dell’opera:

Valerio Aiolli, Nero ananas (Voland), proposto da Luca Formenton: Tutto comincia un secondo dopo il botto. Il botto che ha cambiato l’Italia, che ha chiuso l’età dell’innocenza e aperto la strategia della tensione. Il botto del 12 dicembre 1969, Piazza Fontana. Gli estremisti di destra, invisibili, si incontrano, commentano, ricordano, tramano, pianificano. Un anarchico si trascina di città in città, di nazione in nazione, di sconfitta in sconfitta, in attesa del momento del riscatto. Un politico, cosi devoto da essere soprannominato il Pio, comincia la sua lenta ma inesorabile scalata al potere. E poi ci sono i servizi segreti, italiani e americani, che provano a capire, sapere, influenzare. C’è un ragazzino, in una famiglia come tante, in una Firenze non da cartolina, che quel giorno ha visto sparire sua sorella e farà di tutto per riuscire a ritrovarla. Quattro anni di destini intrecciati, di fughe, ritorni, di amore e di odio. Quattro anni incandescenti della storia d’Italia, dal 1969 al 1973, raccontati con precisione e sorprendente capacità evocativa.

Paola Cereda, Quella metà di noi (Perrone), proposto da Elisabetta Mondello: Alle volte ci si ritrova nel mezzo: di due case, di più lingue. Nel mezzo di più vite, di decisioni ancora da prendere, di bisogni contrastanti. È qui che sta Matilde, maestra in pensione che si reinventa badante, alle prese con una parte di se stessa che credeva di non dover mai affrontare. I segreti sono spazi di intimità da preservare, nascondigli per azioni incoerenti, fughe, ma anche regali senza mittente per le persone che amiamo. Ma cosa resta di autentico nei rapporti quando si omette una parte di sé? Dove si sposta il confine tra sentimento e calcolo? Matilde lo scoprirà nel confronto con sua figlia, con l’ingegnere di cui si prende cura, con gli spaccati di vite sempre in bilico del quartiere di periferia in cui vive: ogni rapporto ci trasforma, in una dimensione di reciprocità che, attraverso l’altro, ci permette di valutare quanto, alla fine, siamo disposti a cedere di quella metà di noi. Dando voce a una coralità di personaggi, Paola Cereda racconta una società frammentata che cambia e fa emergere nuovi bisogni e nuove prospettive, in cui pare necessario inventarsi una nuova modalità per far quadrare i conti con noi stessi e con gli altri. Con una scrittura asciutta e chirurgica, che pure inaugura spazi di autentica poesia, tesse una storia universale, la storia di una donna in grado di restare in piedi quando crolla anche l’ultima illusione.

Benedetta Cibrario, Il rumore del mondo (Mondadori), proposto da Giorgio Ficara: L’ufficiale piemontese Prospero Carlo Carando di Vignon, di stanza a Londra, sposa Anne Bacon, figlia di un ricco mercante di seta. Quando, dopo essere stata vittima del vaiolo, arriva a Torino, Anne è molto diversa. La vita coniugale si annuncia come un piccolo inferno domestico, ma il suocero Casimiro la invita a occuparsi della proprietà del Mandrone, il cui futuro soltanto a lui – conservatore di ferro – sembra stare a cuore. Tra i due si stabilisce un’imprevedibile complicità e Anne matura amore e dedizione per la vita appartata e operosa che vi conduce. La storia della famiglia Vignon si intreccia ai fili dello spirito del tempo, e non di meno a quelli della seta. Anne Bacon scopre come conquistarsi un posto nella storia di un paese non ancora nato, di un orizzonte ideale che infiamma il mondo. Progressisti e conservatori, al di là degli schieramenti politici, si trovano davanti alla necessità di rispondere al cambiamento e lo fanno agendo – nell’economia, nel costume, nella morale, nella cultura. E l’Italia appare, vista da lontano (complici anime migranti come Anne, e il suo entourage femminile), vista come utopia e come sfida.

Mauro Covacich, Di chi è questo cuore (La nave di Teseo), proposto da Loredana Lipperini: In una Roma straniante e multietnica, percorsa nei luoghi più sorprendenti e quotidiani, lontano dalle mete obbligate, si muove come un gatto il narratore e protagonista, Mauro Covacich. L’autore si mette in scena, e si mette a nudo, in questa ideale continuazione di La città interiore. Ma stavolta non sono il passato e la storia i protagonisti, ma un umano e tentacolare presente, rappresentato, infatti, da Roma, città in cui vive e che perlustra instancabilmente. Il protagonista è un atleta professionista, ma la sua vita cambia radicalmente quando gli viene diagnosticata una disfunzione cardiaca. Un avvenimento nuovo che muta il suo orizzonte: la vita con la sua compagna Susanna, con i suoi amici, la sua percezione del corpo i suoi allenamenti, il nuoto, le corse.

Claudia Durastanti, La straniera (La nave di Teseo), proposto da Furio Colombo: Tra la Basilicata e Brooklyn, da Roma a Londra, dall’infanzia al futuro, come si racconta una vita se non esplorandone i luoghi simbolici e geografici, ricostruendo una mappa di sé e del mondo vissuto? Non solo memoir, non solo romanzo, il titolo ci trascina in una vita famigliare vorticosa: figlia di due genitori sordomuti, legati da un rapporto passionale ed esplosivo, emigrata da un paesino lucano a New York a solo sei anni, Claudia ha vissuto un’infanzia molto lontana dai canoni della tipica famiglia italiana, fino a cercare un’indipendenza e un’identità da adulta prima nella Capitale, poi, per seguire l’amore, in Inghilterra. In un susseguirsi di montagne russe emotive, di paesaggi e linguaggi da apprendere e dimenticare, questo libro è il racconto appassionato di un’educazione sentimentale contemporanea, in viaggio dal passato fino ai luoghi d’emigrazione dove fuggono le menti migliori delle nuove generazioni. Il volume ci racconta come si cresce, si vive e si ama senza radici o forse con troppe, disorientati dalle distinzioni sociali e dalla lotta per il benessere, guidati dalle stelle di un oroscopo che fissa le tappe di questa storia: famiglia, viaggi, salute & denaro, amore.

Pier Paolo Giannubilo, Il risolutore (Rizzoli), proposto da Ferruccio Parazzoli: La scandalosa storia della leggenda nera Ruggero Manzoni, pronipote di Alessandro e cugino di Piero, in bilico tra realtà e allucinazione. Dalla militanza nella Bologna in rivolta del Settantasette al reclutamento nei Servizi, dall’estrema sinistra a Terza posizione, dal Libano all’Afghanistan, passando per la Cecoslovacchia e la Bosnia, tra fiumi di alcol e guerre sporche, omicidi su commissione, missioni impossibili e sogni d’artista, il volume compone il ritratto di un irregolare scapigliato e oltraggioso, eppure disposto a tutto pur di restare umano.

Marina Mander, L’età straniera (Marsilio), proposto da Benedetta Tobagi: Leo non studia molto, ma è bravo a scuola. Non fuma tanto, ma un po’ d’erba sì. Ha una madre, Margherita, che lavora come assistente sociale e un padre che è stato matematico, è stato intelligente, è stato vivo l’ultima volta nel mare e poi è scomparso tra le onde con il pigiama e le ciabatte. Leo odia i pigiami, le ciabatte e non si fida più del mare, forse di nessuno. Odia tutte le cose fino a quando nella sua vita non arriva Florin, un ragazzino rumeno che non studia, non ha una casa, non ha madre né padre – o magari sì ma non ci sono – e si prostituisce. Florin si prostituisce e la madre di Leo decide di ospitarlo, sistemandolo nella camera del figlio, perché l’appartamento è piccolo e perché «forse potete farvi bene l’un l’altro». Leo che non ha mai fatto l’amore con nessuno e Florin che fa l’amore con tutti condividono la stessa stanza. Leo pensa di odiare Florin, che comunque è meglio di una cosa, è vivo. Leo è tutto cervello e Florin è tutto corpo: questo pensa Leo, che racconta la storia. La “scimmia” lo chiama, come una delle tre scimmiette: Iwazaru, quella che non parla. In realtà entrambi i ragazzi sono ancora forti di una fragile interezza, perché sono adolescenti e hanno ferite profonde ma corpi e sentimenti giovani. Comincia così, tutta storta, l’avventura del loro viaggio a occidente, fra estraneità e appartenenza: mistico per Leo – in continuo contatto con un tribunale immaginario che cerca di convincerlo di avere ucciso il padre – e fisico per Florin – in balia di uomini violenti in un mondo più violento ancora.

Eleonora Marangoni, Lux (Neri Pozza), proposto da Sandra Petrignani: Ci sono molti modi di trasformare qualcuno in un fantasma, e Thomas Edwards si è scelto il suo. La sua vita non ha proprio niente che non va: Tom è un giovane italoinglese di buona famiglia, che abita a Londra e viaggia spesso per lavoro. Architetto, gestisce con successo uno studio di light design, e da quasi un anno fa coppia fissa con Ottie Davis, una chef in carriera con un figlio di sette anni, Martin. Ma Thomas abita il mondo solo in superficie: schivo e in parte irrisolto, lascia che la vita scorra senza pensarci troppo; il suo ricordo di un amore finito, quello per Sophie Selwood, è una presenza costante e tangibile, che illumina gli eventi e le cose che lo circondano, e ci racconta di come l’amore, o il ricordo dell’amore, possano trasformarsi in una composta e implacabile ossessione. Una strana eredità da parte di un eccentrico zio costringe Thomas a uscire dalla quotidianità. Un viaggio verso un’isola del sud Italia, un albergo affascinante e malandato e un fine settimana imprevisto – in compagnia della gente del posto e degli altri forestieri giunti a loro volta sull’isola – saranno l’occasione perfetta per sparigliare le carte, guardare le cose da un altro punto di vista e fare finalmente i conti con il passato, questo animale saggio e al contempo grottesco che sembra sempre volerci indicare la strada.

Cristina Marconi, Città irreale (Ponte alle Grazie), proposto da Masolino d’Amico: La storia di Alina, giovane italiana emigrata a Londra per ambizione e restata a Londra per amore.

Marco Missiroli, Fedeltà (Einaudi), proposto da Sandro Veronesi: “Il malinteso”, così Carlo e Margherita chiamano il dubbio che ha incrinato la superficie smagliante del loro matrimonio. Carlo è stato visto nel bagno dell’università con una sua studentessa, Sofia. “Ha avuto un malore, l’ho soccorsa”, racconta alla moglie. Sofia ha la giovinezza, la libertà, e forse anche il talento che Carlo vorrebbe per sé. Il suo primo romanzo è fermo da anni al primo capitolo, e il posto da professore l’ha ottenuto grazie all’influenza del padre. La porta dell’ambizione, invece, Margherita l’ha chiusa scambiando la carriera di architetto con la stabilità di un’agenzia immobiliare. Margherita e Carlo non sono una coppia in crisi, la loro intesa è tenace, la confidenza il gioco pericoloso tra le lenzuola. Le parole fra loro ardono ancora, così come i gesti. Si definirebbero felici. Ma quel tradimento mai davvero consumato per Carlo si trasforma in un’ossessione, e per Margherita può diventare un alibi potente per le sue fantasie sul fisioterapista Andrea. In una Milano vivissima, tra le vecchie vie raccontate da Buzzati e i nuovi grattacieli che tagliano l’orizzonte, la casa di corso Concordia, ridente di luce e veramente troppo cara, rappresenta una possibilità e una colpa che non finiranno di scontare. A tirarli fuori ci penserà l’amore con la sua incredibile forza quieta, e l’allegro ricucire di Anna, la madre di Margherita, il faro illuminante del romanzo, uno di quei personaggi capaci di saltare fuori dalle pagine dei libri. Lo sguardo di Marco Missiroli, che i lettori ben conoscono, si fa qui talmente intimo da diventare spietato.

Antonio Scurati, M. Il figlio del secolo (Bompiani), proposto da Francesco Piccolo: Lui è come una bestia: sente il tempo che viene. Lo fiuta. E quel che fiuta è un’Italia sfinita, stanca della “casta” politica, dei moderati, del buonsenso. Allora lui si mette a capo degli irregolari, dei cialtroni, dei delinquenti, degli avventurieri, degli incendiari e anche dei “puri”, che sono i più feroci e i più fessi. Da un rapporto di Pubblica Sicurezza del 1919 lui invece è descritto come un uomo «intelligente, di forte costituzione, benché sifilitico, sensuale, emotivo, audace, facile alle pronte simpatie e antipatie, ambiziosissimo, al fondo sentimentale». Lui: Benito Mussolini, ex leader socialista cacciato dal partito, agitatore politico indefesso e direttore di un piccolo giornale di opposizione, è un personaggio da romanzo. Sarebbe un personaggio da romanzo, se non fosse l’uomo che più d’ogni altro ha marchiato a sangue la realtà, il corpo dell’Italia, nella storia e nella cronaca, nella tragedia e nella farsa. E infatti la saggistica ha finora dissezionato ogni aspetto della vita di Mussolini. Nessuno però aveva mai trattato la parabola politica, umana, esistenziale di Mussolini e del fascismo come se si trattasse di un romanzo. Un romanzo in cui d’inventato non c’è assolutamente nulla. Un’opera che ci conduce a rivivere passo per passo il ventennio che ha cambiato per sempre la nostra storia

Nadia Terranova, Addio fantasmi (Einaudi), proposto da Pierluigi Battista: Ida è appena sbarcata a Messina, la sua città natale: la madre l’ha richiamata in vista della ristrutturazione dell’appartamento di famiglia, che vuole mettere in vendita. Circondata di nuovo dagli oggetti di sempre, di fronte ai quali deve scegliere che cosa tenere e che cosa buttare, Ida è costretta a fare i conti con il trauma che l’ha segnata quando era appena un’adolescente. Ventitré anni prima suo padre è scomparso. Non è morto, semplicemente è diventato, da un giorno all’altro, assente. Su quella perdita si sono imperniati i silenzi con la madre, il senso di un’identità fondata sull’anomalia, persino il rapporto con un marito, rimasto a Roma, con cui lei non vuole parlare se non attraverso brevi sms, almeno finché sono distanti. Specchiandosi nel vuoto del corpo paterno, svanito e mai ritrovato, è cresciuto anche il corpo di Ida, diventata donna nel dominio della paura e nel sospetto verso ogni forma di desiderio. Ma oggi, fra insonnie allucinate e strazianti ricordi, deve trovare un modo per elaborare il lutto e far uscire il padre di scena.

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