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Premio Campiello 2017 a L’Arminuta

a cura di Redazione i-LIBRI

Premio Campiello 2017 a L’Arminuta – Campiello 2017. Questa la classifica finale della 55esima edizione del Premio, classifica decretata dalla giuria popolare dei trecento lettori anonimi:

Donatella di Pietrantonio, L’Arminuta, Einaudi, 133 voti

Stefano Massini, Qualcosa sui Lehman, Mondadori, 99 voti

Mauro Covacich, La città interiore, La nave di Teseo, 25 voti

Alessandra Sarchi, La notte ha la mia voce, Einaudi Stile libero, 13 voti

Laura Pugno, La ragazza selvaggia, Marsilio, 12 voti.

La “giuria dei letterati”, presieduta da Ottavia Piccolo, ha attribuito il premio alla carriera a Rosetta Loy, già vincitrice al Campiello nel 1988 con Le strade di polvere. Migliore opera prima Un buon posto dove stare di Francesca Manfredi (La nave di Teseo).

La sinossi de L’Arminuta: “Ci sono romanzi che toccano corde così profonde, originarie, che sembrano chiamarci per nome. È quello che accade con L’Arminuta fin dalla prima pagina, quando la protagonista, con una valigia in mano e una sacca di scarpe nell’altra, suona a una porta sconosciuta. Ad aprirle, sua sorella Adriana, gli occhi stropicciati, le trecce sfatte: non si sono mai viste prima. Inizia così questa storia dirompente e ammaliatrice: con una ragazzina che da un giorno all’altro perde tutto – una casa confortevole, le amiche più care, l’affetto incondizionato dei genitori. O meglio, di quelli che credeva i suoi genitori. Per l’Arminuta (la Ritornata), come la chiamano i compagni, comincia una nuova e diversissima vita. La casa è piccola, buia, ci sono fratelli dappertutto e poco cibo sul tavolo. Ma c’è Adriana, che condivide il letto con lei. E c’è Vincenzo, che la guarda come fosse già una donna. E in quello sguardo irrequieto, smaliziato, lei può forse perdersi per cominciare a ritrovarsi. Donatella Di Pietrantonio affronta il tema della maternità, della responsabilità e della cura, da una prospettiva originale e con una rara intensità espressiva. La sua scrittura ha un timbro unico, una grana spigolosa ma piena di luce, capace di governare una storia incandescente in cui l’accettazione di un doppio abbandono è possibile solo tornando alla fonte, al corpo, a se stessi. E’ inoltre capace di trasportarci lì, in quell’Abruzzo poco conosciuto, una terra ruvida e aspra che improvvisamente si accende col riflesso del mare.”

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