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Premio Dessì 2019

a cura di Redazione i-LIBRI

Premio Dessì 2019

Francesco Permunian per la sezione Narrativa con Sillabario dell’amor crudele (ChiareLettere) e Patrizia Valduga con Belluno. Andantino e grande fuga (Einaudi) per la Poesia sono i vincitori del Premio Giuseppe Dessì 2019.

I nomi dei vincitori (entrambi venerti) del 34/o concorso letterario sono stati annunciati il 28 settembre 2109 a Villacidro, sede della Fondazione che lo promuove assieme al Comune e dove lo scrittore sardo a cui il concorso è intitolato aveva le sue radici e ambientò Paese d’ombre (Premio Strega nel 1972).

Durante la cerimonia, presentata dell’archeologo Umberto Broccoli, sono stati assegnati anche il Premio speciale della Giuria a Claudio Magris, mentre la critica letteraria Lina Bolzoni e il pittore-scrittore Tullio Pericoli sono stati insigniti del Premio Speciale Fondazione di Sardegna.

I due vincitori delle sezioni letterarie si sono aggiudicati un premio di cinquemila euro. A ciascuno degli altri finalisti per la Narrativa (Gianrico Carofiglio con La versione di Fenoglio, Einaudi e Matteo Terzaghi con La Terra e il suo satellite, Quodlibet; Michele Mari con la raccolta Dalla cripta, Einaudi e Italo Testa con L’indifferenza naturale, Marcos Y Marcos per la Poesia hanno ricevuto un premio di 1500 euro).

Ed ecco le motivazioni della giuria presieduta da Anna Dolfi:

Tanto ironico e confidenziale, quanto ossessivo e provocatorio, Sillabario dell’amor crudele svela uno scrittore coraggioso, appartato, poco incline alla mode letterarie, inconfondibile nella voce e nella fisionomia“.

La raccolta di versi di Valduga è  “il più recente e atipico libro di una delle voci più importanti e incisive della letteratura italiana contemporanea“.

Ed ecco link e sinossi delle opere premiate:

Patrizia Valduga – Belluno. Andantino e grande fuga (Einaudi) – “Era dai tempi del Libro delle laudi che Patrizia Valduga non pubblicava (e forse non scriveva) nuovi versi. Si è dedicata a tradurre meravigliosamente il milanese del Porta, ha raccolto le Poesie erotiche da suoi libri precedenti, ma versi nuovi niente. Fino a questa estate quando, nella sua Belluno, ha ritrovato la voglia di scrivere. Ed ecco un fluire di quartine (questa volta di endecasillabi e settenari) piene di ironia e di giochi linguistici (l’esperienza della traduttrice di Porta si sente). C’è Belluno e ci sono i nomi dialettali delle sue montagne che si snodano in un’orgia fonetica; c’è la rassegna dei fidanzati del dopo-Raboni, un catalogo mozartiano che diventa dialogo o battibecco fra lei che ne svela la pochezza e loro che prendono la parola per darle della pazza, con divertenti inserti metapoetici. Ma in questo poemetto c’è soprattutto Raboni, nella sua assenza più presente che mai.”

Sillabario dell'amor crudele

Francesco PermunianSillabario dell’amor crudele (Chiare Lettere) – Il nano, la bambina prostituta (Baby Yaba), la madre superiora (suor Clemenzia), che dirige l’orfanotrofio con metodi da lager, più padre Camilo Mendes, un vescovo del Vaticano: attorno a loro ruotano molte altre figure (il parroco del paese, le beghine, gli intellettuali di provincia, due trans, una banda di barboni…) che fungono da «coro» alla vicenda principale. La quale è scandita in forma di «sillabario», essendo distribuita su tanti tasselli quanti sono le lettere dell’alfabeto italiano. In altri termini: una sorta di mosaico con tante tessere narrative che concorrono (tutte) a narrare la stessa storia.

La versione di Fenoglio

Gianrico Carofiglio, La versione di Fenoglio (Einaudi) – Pietro Fenoglio, un vecchio carabiniere che ha visto di tutto, e Giulio, un ventenne intelligentissimo, sensibile, disorientato, diventano amici nella più inattesa delle situazioni. I loro incontri si dipanano fra confidenze personali e il racconto di una formidabile esperienza investigativa, che a poco a poco si trasforma in riflessione sul metodo della conoscenza, sui concetti sfuggenti di verità e menzogna, sull’idea stessa del potere. “La versione di Fenoglio” è un manuale sull’arte dell’indagine nascosto in un romanzo avvincente, popolato da personaggi di straordinaria autenticità: voci da una penombra in cui si mescolano buoni e cattivi, miserabili e giusti. Il mondo reale ha poco a che fare con le trame dei romanzi polizieschi o delle serie tv. Esiste davvero, ed è un posto pericoloso.

Leggi il nostro commento al romanzo di Gianrico Carofiglio, La versione di Fenoglio cliccando su questo link.

Matteo Terzaghi, La Terra e il suo satellite (Quodlibet) – “Questo libro parla di infanzia, esperimenti zoologici, musicali e cinematografici; tuffi, invenzioni linguistiche e altri gesti di resistenza; gli astri e la pioggia, la malattia e la salute, gli incendi che tutto annientano e la salvezza; case fantasma, baffi lunari, piante a rotelle, borsaioli da circo e altri prestigiatori; e lo fa sviluppando la forma del tema in classe, in alcune delle sue varianti più comuni, dal raccontino autobiografico alla recensione, dal commento di un testo d’autore o di una notizia di attualità al componimento filosofico. Inoltre, i lettori incontreranno qui alcuni campioni di questo stesso genere letterario che è il tema: un Giacomo Leopardi alle prime armi, Antoine Doinel (da Truffaut), Andreas Sam (da Danilo Kis), Anne Frank e, sullo sfondo, l’ombra di Fritz Kocher, il ragazzino a cui nel 1904 Robert Walser attribuì le prose del suo primo libro, ancora oggi un modello imprescindibile per ogni vero scrittore di «temi in classe», dentro e soprattutto fuori le mura scolastiche.”

Michele Mari, Dalla cripta (Einaudi) – Ci sono molti sonetti amorosi, imitazioni-parodie della tradizione poetica italiana (Dante, la lirica comicooscena, Leopardi), scherzi, versi d’occasione e perfino un poema incentrato su un giocatore del Milan degli anni Ottanta (Mark Hateley). Un libro manieristico, si può dire. Sapendo però che il cimento con la lingua e con le forme della tradizione attraversa gran parte dell’opera di Mari anche in prosa (si pensi a Io venía pien d’angoscia a rimirarti, scritto in lingua leopardiana). Ed è proprio nel lavoro sulla lingua letteraria che Mari riesce a esprimere con la maggior forza le proprie ossessioni, le vertigini dolorose o gioiose della propria interiorità. Dunque, “dalla cripta” dove giace la tradizione poetica italiana che oggi appare più desueta, Mari trae materiali che gli permettono di andare nella cripta di se stesso e trarne deliziosi scheletri che sapranno affascinare i tanti fan dello scrittore.

Italo Testa, L’indifferenza naturale (Marcos Y Marcos) – In un paesaggio aperto, luminosamente prossimo e distante, la vita ignota fermenta dai fossi; ma è vita in bilico tra costruzione e sottrazione, tra abbandono e desolazione. Nulla, nella luce che irradia dal cuore di questo libro, luce d’acqua e di neve, luce selvatica d’ailanto e di barena, nulla parla di idillio: tutto è stupendamente indifferente, sordo al turbamento umano, alla fatica dell’essere che in quel paesaggio si muove a tentoni, ammirato e annichilito. Così un grande fondale naturale accoglie senza neppure avvedersene il desiderio di felicità dell’esistenza, il suo tentennare tra pieno e vuoto. Come un grande linguaggio segreto e perturbante, sommosso tuttavia dalla tensione dello sguardo che lo fruga: tensione che sarà di parola mai ovvia e di ritmo costantemente sperimentato, tensione appena dissimulata dietro la conquistata trasparenza, che a tratti rasenta il gelido nitore, del verso. A questo splendore muto / che m’allontana / a questo terrore / che mi richiama: così, nella lucida coscienza di una preda, rintoccano le forze oppositive da cui “L’indifferenza naturale” di Italo Testa è felicemente attraversata.

L'indifferenza naturale

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