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Premio Strega 2020: i semifinalisti

a cura di Redazione i-LIBRI

Premio Strega 2020: i semifinalisti

Annunciati online da Melania Mazzucco, a nome del comitato direttivo del premio Strega (“Vorrei venire a voi con la leggerezza della regina della brigata della giornata degli amici del Decameron che riuniti sulla collina mentre infuria la peste nera, cercano di ricostruire un ordine e di mantenere gli usi e i costumi del loro mondo attraverso i racconti”), ecco i dodici libri candidati alla settantaquattresima edizione del premio. Per ciascun semifinalista proponiamo sinossi o commento e link che rimanda alla scheda dell’opera.

Ci sono i due favoriti:

1) Gianrico Carofiglio, La misura del tempo, Einaudi – Tanti anni prima Lorenza era una ragazza bella e insopportabile, dal fascino abbagliante. La donna che un pomeriggio di fine inverno Guido Guerrieri si trova di fronte nello studio non le assomiglia. Non ha nulla della lucentezza di allora, è diventata una donna opaca. Gli anni hanno infierito su di lei e, come se non bastasse, il figlio Iacopo è in carcere per omicidio volontario. Guido è tutt’altro che convinto, ma accetta lo stesso il caso; forse anche per rendere un malinconico omaggio ai fantasmi, ai privilegi perduti della giovinezza. Comincia così, quasi controvoglia, una sfida processuale ricca di colpi di scena, un appassionante viaggio nei meandri della giustizia, insidiosi e a volte letali. Una scrittura inesorabile e piena di compassione, in equilibrio fra il racconto giudiziario – distillato purissimo della vicenda umana – e le note dolenti del tempo che trascorre e si consuma.

La misura del tempo

2) Sandro Veronesi, Il colibrì, La Nave di Teseo – Leggi il nostro commento a questo link

Il colibrì

Veronesi ha già vinto l’edizione del 2006 con Caos calmo, Carofiglio è arrivato secondo nel 2012

E inoltre:

3) Valeria Parrella, Almarina, Einaudi – Può un carcere rendere libero chi vi entra? Esiste un’isola del Mediterraneo da cui non si scende mai a mare? Succede a Nisida, appena oltre il promontorio di Posillipo. Ormeggiata come un vascello, Nisida è un isolotto acciambellato tra Capri e Bagnoli, ed è lì che Elisabetta Maiorano tenta di fare i conti alla lavagna con un gruppo sparso di ragazzi prigionieri. Ha cinquant’anni, vive sola, e ogni mattina attraversa la città con le sue contraddizioni. Ma in classe un giorno arriva Almarina. Allora le prospettive cambiano, la terra si fa mare e il suo contrario, e quelle scale sempre in discesa: della burocrazia sfibrante, dei lutti inaspettati, delle notti insonni, rivelano l’altra loro possibilità: provare a salire. Con una scrittura asciutta e calda, intima e politica, Valeria Parrella tocca il punto esatto dell’emozione, dando voce a due solitudini la cui forza ci commuove. «Vederli andare via è la cosa più difficile, perché: dove andranno. Sono ancora così piccoli, e torneranno da dove sono venuti, e dove sono venuti è il motivo per cui stanno qui».

Almarina

4) Daniele MencarelliTutto chiede salvezza, Mondadori – Ha vent’anni Daniele quando, in seguito a una violenta esplosione di rabbia, viene sottoposto a un TSO: trattamento sanitario obbligatorio. È il giugno del 1994, un’estate di Mondiali, e lui, ragazzo come tanti se non fosse per una sensibilità estrema, una percezione della realtà fatta tutta di picchi e di abissi, si trova inchiodato per una settimana in ospedale. Al suo fianco, come in un delirante campeggio, un girone infernale dell’assurdo, i compagni di stanza: personaggi inquietanti e teneri, sconclusionati eppure saggi. Negli abissi della follia brilla un’umanità creaturale, potente, a cui Mencarelli sa dare voce con una delicatezza e una forza uniche. L’autore mette in scena la disperata, rabbiosa, ricerca di senso di un ragazzo che implora salvezza: “Salvezza. Per me. Per mia madre all’altro capo del telefono. Per tutti i figli e tutte le madri. E i padri. E tutti i fratelli di tutti i tempi passati e futuri. La mia malattia si chiama salvezza”.

Tutto chiede salvezza

5) Gian Arturo Ferrari,  Ragazzo italiano, Feltrinelli – Leggi il nostro commento a questo link, pubblicato proprio ieri grazie al grande tempismo e al sesto senso della nostra redattrice Ornella Donna

Ragazzo italiano

6) Silvia BallestraLa nuova stagioneBompiani – Si narra che la Sibilla, adirata contro le fate che ballavano con i pastori, avrebbe scagliato loro le pietre che divennero poi il paese di Arquata: pietre destinate a rotolare drammaticamente di nuovo, durante il terremoto. Le sorelle Nadia e Olga si sentono a casa proprio qui, in questa terra che si muove, e che scendendo dai Sibillini verso il mare si fa campagna. Qui il loro papà ha trascorso la vita lavorando la terra, per questo ancora oggi la famiglia viene trattata con rispetto. Ma adesso tutto è cambiato. L’amore e il lavoro le hanno portate lontano, i figli sono cittadini del mondo. La gente vuole fragole e susine anche a gennaio. È una nuova stagione. E, per loro, è tempo di separarsi dalla terra. Inizia per le sorelle un viaggio a ritroso, nella memoria, e uno reale, attraverso gli incredibili colloqui con i possibili acquirenti del terreno, ex mezzadri arricchiti o emissari di multinazionali della frutta; tutti maschi, tutti ambigui, tutti apparentemente incapaci di capire quanto male facciano le radici, quando bisogna tagliarle.

La nuova stagione

7)  Marta Barone, Città sommersa, Bompiani – Una giovane donna brusca, solitaria, appassionata di letteratura, e la cronaca del suo corpo a corpo con la scomparsa del padre: un legame felice nell’infanzia felice da figlia di genitori separati, controverso nell’adolescenza, poi sempre più difficile e spinoso. Un lutto che lascia dietro di sé la scia di molte domande prive di risposta. Chi era il giovane medico operaio, sempre dalla parte dei vinti, sempre alle prese con qualcuno da salvare, condannato al carcere per partecipazione a banda armata? E perché di quel tempo – anni prima della nascita dell’unica figlia – non ha mai voluto parlare? Avvocati, vecchi militanti dell’estrema sinistra, memorie processuali, archivi e faldoni: voci e materiali che lentamente compongono il ritratto di una persona complicata e contraddittoria, testimone e protagonista di un tempo complicato e contraddittorio. E Torino è il fondale della rabbia e del dolore, della lotta al sistema, della violenza che dovrebbe assicurare la nascita di un avvenire radioso e invece fa implodere il mondo nuovo generando delusione e rovina.

Città sommersa

8) Giuseppe Lupo, Breve storia del mio silenzio, Marsilio – L’infanzia, più che un tempo, è uno spazio. E infatti dall’infanzia si esce e, quando si è fortunati, ci si torna. Così avviene al protagonista di questo libro: un bimbo che a quattro anni perde l’uso del linguaggio, da un giorno all’altro, alla nascita della sorella. Da quel momento il suo destino cambia, le parole si fanno nemiche, anche se poi, con il passare degli anni, diventeranno i mattoni con cui costruirà la propria identità. “Breve storia del mio silenzio” è il romanzo di un’infanzia vissuta tra giocattoli e macchine da scrivere, di una giovinezza scandita da fughe e ritorni nel luogo dove si è nati, sempre all’insegna di quel controverso rapporto tra rifiuto e desiderio di dire che accompagna la vita del protagonista. Natalia Ginzburg confessava di essersi spesso riproposta di scrivere un libro che racchiudesse il suo passato, e di “Lessico famigliare diceva: «Questo è, in parte, quel libro: ma solo in parte, perché la memoria è labile, e perché i libri tratti dalla realtà non sono spesso che esili barlumi di quanto abbiamo visto e udito». Così Giuseppe Lupo – proseguendo, dopo “Gli anni del nostro incanto”, nell'”invenzione del vero” della propria storia intrecciata a quella del boom economico e culturale italiano – racconta, sempre ironico e sempre affettuoso, dei genitori maestri elementari e di un paese aperto a poeti e artisti, di una Basilicata che da rurale si trasforma in borghese, di una Milano fatta di luci e di libri, di un’Italia che si allontana dagli anni Sessanta e si avvia verso l’epilogo di un Novecento dominato dalla confusione mediatica…

Breve storia del mio silenzio

9) Alessio Forgione, Giovanissimi, NN – Marco Pane, detto Marocco, ha quindici anni e vive con il padre a Soccavo, periferia di Napoli, dopo che la madre li ha abbandonati senza lasciare tracce. Marocco fa la prima liceo scientifico con pessimi risultati ed è una promessa del calcio, la sua vita si muove tra gli allenamenti e la scuola, tra le trasferte e i pomeriggi nel quartiere, in un mondo di ragazzini che crescono da soli, tra desideri di grandezza, delusioni repentine, piccoli crimini e grandi violenze sullo sfondo. Tra gli amici c’è Lunno, che è più uomo e silenzioso, con lui Marocco si mette a spacciare il fumo per comprarsi un motorino. Quando nella sua vita arriva Serena, Marocco scopre l’amore, che riesce a calmare la sua rabbia e gli socchiude la porta di una Napoli diversa, meno opprimente e raggelata. Ma un giorno uno dei ragazzi con cui Marocco gioca a calcio si unisce a una banda di ladri d’appartamento e quando viene scoperto dalla polizia si butta dalla finestra: una tragedia che forse è il segno di un destino inevitabile. Dopo l’esordio con Napoli mon amour, Alessio Forgione torna con un romanzo di prime volte, in cui sono gli errori e le ambizioni ad aprire ai Giovanissimi il varco che conduce all’età adulta.

Giovanissimi

10) Remo Rapino, Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio, Minimum Fax – Liborio Bonfiglio è una cocciamatte, il pazzo che tutti scherniscono e che si aggira strambo e irregolare sui lastroni di basalto di un paese che non viene mai nominato. Eppure nella sua voce sgarbugliata il Novecento torna a sfilare davanti ai nostri occhi con il ritmo travolgente e festoso di una processione con banda musicale al seguito. Perché tutto in Liborio si fa racconto, parola, capriola e ricordo: la scuola, l’apprendistato in una barberia, le case chiuse, la guerra e la Resistenza, il lavoro in fabbrica, il sindacato, il manicomio, la solitudine della vecchiaia. A popolare la sua memoria una galleria di personaggi indimenticabili: il maestro Romeo Cianfarra, donn’Assunta la maitressa, l’amore di gioventù Teresa Giordani, gli amici operai della Ducati, il dottore Alvise Mattolini, Teté e la Sordicchia… Dal 1926, anno in cui viene al mondo, al 2010, anno in cui si appresta a uscire di scena, Liborio celebrerà, in una cronaca esilarante e malinconica di fallimenti e rivincite, il carnevale di questo secolo, i suoi segni neri, ma anche tutta la sua follia e il suo coraggio.

Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio

11) Gian Mario Villalta, L’apprendistaSem – Fuori piove, fa freddo. Dentro la chiesa, in un piccolo paese del Nord-Est, fa ancora più freddo. È quasi buio, la luce del mattino non riesce a imporsi. Un uomo, Tilio, sta portando via i moccoli dai candelieri, raschia la cera colata, mette candele nuove. Sistema tutto seguendo l’ordine che gli hanno insegnato, perché si deve mettere ogni cosa al suo posto nella giusta successione. Parla con se stesso, intanto, in attesa che sulla scena compaia Fredi, il sacrestano. Tra una messa e l’altra i due sorseggiano caffè corretto alla vodka. Così inizia il teatro di una coppia di personaggi indimenticabile, che intesse nei pensieri, nei dialoghi e nei racconti un intreccio vertiginoso di vicende personali, desideri, rimpianti e paure che convocano la vita di tutto un paese, in una lingua che fa parlare la realtà vissuta.

L'apprendista

12) Jonathan Bazzi, Febbre, Fandango – Jonathan ha 31 anni nel 2016, un giorno qualsiasi di gennaio gli viene la febbre e non va più via, una febbretta, costante, spossante, che lo ghiaccia quando esce, lo fa sudare di notte quasi nelle vene avesse acqua invece del sangue. Aspetta, cerca di capire, fa analisi, sospetta tutte le malattie del mondo, pensa di avere qualcosa di incurabile, mortale, pensa di essere un malato all’ultimo stadio. La sua paranoia continua fino al giorno in cui il suo medico omeopata non gli suggerisce il test dell’HIV e la realtà si rivela: Jonathan è sieropositivo, non sta morendo, quasi è sollevato…

I dodici finalisti sono stati selezionati tra 54 proposte degli Amici della domenica, i 400 giurati del premio: secondo il regolamento ogni giurato ha avuto tempo fino al 3 marzo per presentare una proposta, accompagnando la scelta con una motivazione.

Il prossimo appuntamento per i dodici semifinalisti sarà la cinquina di giugno. A partire da oggi iniziano a lavorare gli uffici marketing editoriali visto che i candidati dovranno essere votati dai 400 Amici della domenica. A questi si aggiungono 20 voti collettivi espressi da scuole, università e  circoli di lettura, 200 voti affidati a studiosi selezionati da 20 Istituti italiani di cultura all’estero e 40 voti dei lettori forti selezionati dalle librerie indipendenti.

La finale si terrà il 2 luglio al Ninfeo di Villa Giulia, coronavirus permettendo…

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