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Dal libro al film

Testori e Visconti: da “Il ponte della Ghisolfa” a “Rocco e i suoi fratelli”

a cura di Anna Maria Balzano

Il ponte della Ghisolfa” scritto da Giovanni Testori nel 1958 è una raccolta di racconti con personaggi ricorrenti nel corso delle singole storie. L’insieme è quasi una sorta di romanzo, pur non avendo una trama centrale e uno sviluppo unitario.

Il mondo descritto da Testori é quello della periferia povera e degradata della città di Milano, popolata da opportunisti, avventurieri, immigrati provenienti dal sud Italia, prostitute, ragazzi di vita, sportivi pronti a tutto pur di conseguire il successo. Un’umanità sofferente che trascina l’esistenza con la vana speranza di raggiungere un benessere duraturo che sembra, al contrario, allontanarsi di giorno in giorno.
Uno dei personaggi di maggiore rilievo è certamente “il” Pessina, ciclista gregario, aspirante a un ruolo primario, che soffoca nella sua coscienza il rimorso di aver causato l’incidente che ha provocato una lesione cerebrale permanente al campione Consonni. Come non ricordare a questo proposito l’episodio dello scambio della borraccia tra Coppi e Bartali, esempio, invece,  di massima lealtà agonistica?
L’ambiente sportivo descritto da Testori non si limita a quello del ciclismo. Il mondo della boxe ispira il drammatico episodio che vede protagonista Angelica, vittima delle sopraffazioni dell’amante Duilio e del fratello Cornelio che sospetta legati da un rapporto omosessuale. Le donne, nell’opera di Testori, sono continuamente vilipese, oppresse, umiliate, oltraggiate. Nessuna di esse, che sia l’Angelica o la prostituta Vanda, la Wally o  l’Enrica, nessuna ha libertà di scelta, tutte sono vittime della prepotenza e dell’abuso dell’uomo. “Condanna è nascere miseri, condanna più grande è nascere donna.” Persino il ruolo delle madri, nell’opera di Testori, si allontana dal cliché tradizionale. Sono madri egoiste, che, spinte dal bisogno, incitano le figlie a concedersi con il miraggio di un buon matrimonio, o pretendono dai figli di rinunciare a crearsi una nuova famiglia perché loro dovere primario é pensare ai genitori e ai fratelli.
Uno degli episodi più tragici è certamente quello del Sinatra, che vede la competizione e la rivalità tra due fratelli, che si scontrano per l’amore della Gina. Non meno inquietante è il comportamento del bel Brianza, il bell’Ivo, che cede alla tentazione di ricattare il depravato G. M per  comprarsi una Guzzi.
Il luogo degli incontri amorosi, dei commerci illeciti, è sempre il ponte della Ghisolfa, che diviene simbolo di un ambiente e di un’umanità degradata.

Rocco e i suoi fratelli” di Visconti uscì nel 1960 e suscitò molte polemiche per alcune scene all’epoca ritenute troppo audaci e violente, al punto che furono tagliate. Una versione recente lo ha integralmente restaurato restituendo all’opera tutta l’originale drammaticità.

Il film trae spunto dai racconti e da alcuni personaggi di Testori, ma è assai più ricco di significati ideologici e sociali. La storia si dipana intorno a una famiglia pugliese, giunta a Milano dal paese d’origine, per cercare e trovare quel benessere che il nord dell’Italia sembrava promettere. È la madre, autoritaria e dispotica, a pretendere di regolare la vita dei cinque figli. Come nei racconti di Testori, si tratta di una madre che intende gestire i guadagni dei figli per il benessere della famiglia intera. Madre-padrona, si scontra con l’ansia dei figli di rivendicare la propria libertà e la propria indipendenza. I personaggi più rilevanti sono certamente quelli di Rocco e Simone. È il mondo della boxe che Visconti descrive mettendone in luce le spietate dinamiche.

I denti sono da lupo, ma c’é troppa nicotina. Se vuoi fare la boxe, bambino mio, sigarette niente.” Il film riporta le stesse parole del testo. Qui emerge il personaggio di Duilio, che ha in sé le caratteristiche del Ras  e del corrotto G. M di Testori. Qui, come ne “Il ponte della Ghisolfa” aleggia sia pure non esplicitamente, data l’epoca, il tema dell’omosessualitá.
Ma è l’amore per la prostituta Nadia che porta i fratelli Simone e Rocco allo scontro più violento. La scena dell’agguato che Simone tende a Rocco e dello stupro di Nadia é certamente ispirato all’episodio del Sinatra, una scena di un impatto emotivo straordinario. La malvagità di Simone appare come debolezza agli occhi di Rocco che proteggerà sempre il fratello fino al momento più tragico, fino all’atto più infame di cui si macchierà. Un rapporto d’amore fraterno, questo, così esasperato da fare sospettare un sentimento incestuoso. Tutto è a livello subliminale, come spesso accade nei film di Visconti. Sta allo spettatore cogliere le sfumature o ignorarle.
Ciò che differenzia sostanzialmente il testo letterario dal film é il sia pur debole messaggio di speranza che il regista affida al personaggio di Ciro. Sarà nelle sue parole che il più piccolo dei fratelli, Luca, potrà cogliere quella persistente fiducia nel futuro, un futuro che possa portare al cambiamento e al progresso anche delle zone più arretrate del paese Italia.

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