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Dantesca-mente

Aperello nella Divina Commedia

a cura di Redazione i-LIBRI

Aperello nella Divina Commedia di Lorena Lusetti

INFERNO CANTO II

“… Io era tra color che son sospesi
e donna mi chiamò, beata e bella,
tal che di comandare io la richiesi…”

Dante se n’era appena andato che Pia de’ Tolomei, con un gesto non proprio da contessa, si liberò delle scarpette strette e appuntite che le costringevano i piedi e si abbandonò mollemente, in una posa scomposta, su una poltroncina nell’angolo più appartato del purgatorio. Si guardò furtiva intorno e, non vedendo anima viva (cioè anima e basta), si frugò sotto le vesti ed estrasse uno smartphone di ultima generazione.
Nel gruppo whatsapp delle ragazze ignorò le ultime decine di messaggi inutili e scrisse il suo:
«Aperello?»

Le rispose Beatrice, sempre molto attiva sui social:
«Ci sto, dove ci troviamo? Propongo all’inferno, conosco un localino molto hot che ha appena aperto».

«Ma insomma, vogliamo cambiare ogni tanto? Ne ho abbastanza di questi posti dove il più leggero degli aperitivi ti fa partire una cassa che ti risvegli tre giorni dopo… Non possiamo cercare un locale su nel paradiso, una volta tanto? Avrei bisogno di un po’ di tranquillità», scrisse Francesca da Polenta.

«Ma a chi la racconti? Lo sappiamo tutti che vuoi allontanarti da Paolo Malatesta. Quello è così geloso che ti segue dappertutto».

«È vero, accidenti a lui e a quel suo stupido libro che insiste a volermi leggere tutti i santi giorni. Se riesco a prenderlo, glielo brucio!».

«Ma sì cara», scrisse Cleopatra. «Io sono d’accordo. Pure io voglio cambiare aria, lo zolfo leviga la pelle, ma la mia è già fin troppo liscia oramai. Per essermi divertita un po’ con quei fustacchioni di Cesare, Antonio e Ottaviano, ora mi tocca stare assieme ai più lussuriosi di tutti i tempi. Mi lanciano certi sguardi lascivi e bavosi che a volte vorrei essere brutta. Magari passerei inosservata…»

«Be’, non esagerare. Non è che sei poi tutto questo splendore! Forse per i canoni degli Egizi di qualche migliaio di anni fa andavi bene, ma sei troppo olivastra per essere definita una bellezza classica».
Come sempre, Elena non perse l’occasione per ribadire la sua superiorità in quanto a charme: ci teneva a ricordare a tutti che, per il suo fascino, gli uomini avevano scatenato fior di guerre sanguinose che erano durate anni e anni. Non avrebbe mai ammesso di essere una scialba biondina con l’umore instabile, che si concedeva al primo che le faceva qualche complimento.

«Ragazze, per favore, vogliamo rimanere concentrate? La questione è: dove ci troviamo questa sera per un aperitivo? Ai soliti battibecchi penseremo più tardi».
Pia de’ Tolomei cercò gentilmente di richiamare all’ordine le amiche. Pia era sempre stata una ragazza assennata e rigorosa, al punto da non avercela nemmeno con il marito, che l’ammazzò facendola cadere dalla torre del castello.

«Siete sempre le solite, sempre a pensare solo alla bellezza, come se non ci fosse altro nella vita!»

«Lo sappiamo tutte invece qual è la cosa più importante per te, Semiramide».

E, dopo questa battuta, tutte le partecipanti alla conversazione postarono faccine ridenti e figurette varie che si spanciavano dalle risate.

«Ridete pure voi, che sulla vostra cosiddetta purezza avete costruito miti e leggende, per poi perdere la testa per il primo guerriero che vi ha mostrato un bicipite tornito, come avrebbe fatto una qualsiasi meretrice».
A scrivere questa frase fu Taidè, prostituta greca di cui si narravano prestazioni miracolose.

«Allora dico la mia», disse Sapìa di Siena, finita in purgatorio per avere gioito della morte del nipote, la cui testa fu portata infissa in una picca in giro per il campo di battaglia presso il Colle val d’Elsa. «Andiamo tutte da Beatrice, portiamo un po’ di scompiglio su nel paradiso, scopriamo insieme quali siano gli uomini meravigliosi e puri che si sono meritati di finire lassù. Io, per esempio, non ho ancora capito cosa ci faccio qui nel purgatorio: mi sa che il metro di valutazione non è proprio così oggettivo, soprattutto nei confronti di noi donne».

«Pure io non so cosa ci faccio qui, dato che Cunizza da Romano ha amato in vita tanti uomini quanti ne ho amati io, se non di più, eppure è stata messa in paradiso», disse Semiramide.

«Io, invece che un aperitivo, vi proporrei di venire qui nel purgatorio a casa mia. Vi preparo una cenetta fantastica, così stiamo tranquille a chiacchierare nel mio salotto anche tutta la notte», disse Progne, che in vita cucinò il figlio e lo fece mangiare al marito, accusato di averla tradita con sua sorella.
«Cara Progne, non prenderla sul personale, ma se ci sei tu ai fornelli io passo».
«Anch’io».
«Io pure».
«Io non ci sono».
La proposta della cena a casa di Progne non raccolse adesioni, il gruppo continuava a preferire un aperitivo in un locale.

«Ragazze, mi dispiace, io vi ospiterei volentieri qui in paradiso, ma purtroppo ho saputo proprio adesso che devo andare a supportare quel rompiscatole di Dante questa sera e quindi non sono più disponibile. Mi sa che dobbiamo rimandare».
Beatrice intervenne con aria di rincrescimento, lei non mancava mai agli incontri e agli aperitivi, anzi di solito era quella che lanciava la proposta.

«Ma insomma, è ancora in giro quello? Ma non se ne può più davvero! È sempre tra i piedi: e fa domande, e piange, e chiede aiuto spirituale. Pensa che, dopo che gli ho raccontato la mia storia, è svenuto», disse Francesca da Polenta.

«Ora basta, lo dico io dove ci troviamo: sapete che lavoro come guardiano del Paradiso Terrestre, e quindi ho le chiavi. Appena quello scocciatore di Dante sarà passato e avrà raggiunto Beatrice, vi manderò un messaggino. Poi vi aspetto al cancello. Possiamo darci alla pazza gioia, qui non c’è mai nessuno. I due soli abitanti se ne sono andati da tempo, oramai…»

Matelda mise d’accordo l’intero gruppo, messaggi entusiasti arrivarono da tutte le ragazze, Beatrice esclusa:

«Non è giusto però! Voi questa sera vi incontrate e vi divertite, mentre io dovrò sopportare le lagne di quel noioso di Dante. Belle amiche davvero!»

«Sei in paradiso dopotutto, cara, non ti lamentare. In qualche modo te lo devi pure meritare. Salutaci tanto Dante!»

Una fila di faccine ridenti concluse la discussione.

Lorena Lusetti

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Foto di cover: Amos Nattini (1892 – 1985), Divina Commedia, Purgatorio, canto XXVIII

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Le donne di Dante:

Inferno: Semiramide, Didone, Cleopatra, Elena, Francesca da Polenta, Taidè prostituta greca

Purgatorio: Sapia da Siena, Pia de’ Tolomei, Progne (uccide il figlio e lo fa mangiare al marito), Matelda guardiana del Paradiso Terrestre.

Paradiso: Beatrice, Piccarda Donati, Costanza d’Altavilla, Cunizza da Romano ninfomane, Raab prostituta

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