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Dantesca-mente

Un lume per lo mar venir sì ratto

a cura di Filippo Massaro

Un lume per lo mar venir sì ratto di Filippo Massaro

Voi non lo potete vedere il vento ma, oh! Io sì, e lo sento, anche! Mi fa impazzire sentirlo tra le piume; adoro la velocità e gli spuzzi del fiume sulla veste, che si fa più umida, un poco più pesante dietro, così da aiutarmi a tenere la testa e le ali un po’ più in alto.

Sì, forse la tratta tende un po‘ a ripetersi, sono due sponde del Tevere, ma non mi stanco mai, non è che per me il tempo abbia tutto sto significato, mi basta andare veloce.

Carico le anime, faccio salire chi voglio nell’ordine che voglio, sinceramente un po’ a caso, tanto per lasciare un po’ sulle spine qualcuno. Poi alla fine, ve lo dico, porto sempre tutti. Miliardi e miliardi di anime dall’inizio del tempo, tutte un po’ spaesate. Dovete capirle, sono morte da poco e hanno appena realizzato l’esistenza reale dell’Oltremondo. Non parlano tra di loro, sono molto silenziose perché secondo me hanno un po’ paura. Di fatto mica le conosco, non dico che per me siano carri bestiame eh, dico che sono una massa indistinta con la quale non ho mai comunicato dall’inizio del tempo. Mi è andata bene così per eoni: carica da una sponda, slancia, scarica ai piedi del monte, slancia per tornare indietro, ricomincia.

L’altro giorno però è salito un pilota morto in un incidente. No, non provateci nemmeno, non era un tipo famoso, era uno qualunque, tipo voi, solo che faceva il pilota di professione. Non è che finiscono proprio tutti su Internet, eh. Non ve lo dico il nome, mai che stesse leggendo uno dei famigliari, non mi sembra carino. Comunque questo – appena partiti – alza le mani e comincia a fare ”wiiiii”, tutto esaltato, felice come uno di quei cani che mettono la testa fuori dal finestrino in autostrada. Mi attacca anche bottone.
Mi fa:
“Che propulsione usi?”
“La Bontà Divina” gli dico.

Ahah, no, scherzo. È impossibile spiegarla a voi umani. Io la chiamo “lo Slancio” (sì, la maiuscola è voluta). È questa forza che appena lo voglio mi fa scivolare sull’acqua. Porto questa barchetta, ma potrei spingere un transatlantico, e tra un po’ non è neanche detto che non me lo propongano, visto come vi state comportando: tutti i giorni siete sempre di più. Ve lo dico di nascosto: all’Inferno ne entrano meno, ha delle maglie più strette di quanto pensiate. Ecco, ora non prendetevi male, se non eccellete neppure nel peccato. Vi comportate “così così” e da me dovete passare, su questo non ci piove. Ma non preoccupatevi troppo, anche il Purgatorio passa. Lo dico per voi, io non ce la farei a stare anni bloccato sul monte, io vado di fretta, mi lancio con lo Slancio (mi piace un sacco questa espressione), spingo, salirei di corsa su per il monte, io, ma voi fate con calma, per Carità (sì, la maiuscola è voluta).

Ma mica è finita eh, il pilota mi fa:
“Ma se volessi farlo pure io sto lavoro?”
“Ma che?”, gli dico, “L’angelo?”
“Ma no, il nocchiero. Cioè, anche tu eri un uomo una volta, no? Come faccio a farmi crescere un paio d’ali?”
“Ma che dici, mica ero un uomo io! Ti appaio così perché se no sarei incomprensibile, sono una specie di idea, una metafora, che ne so, simboleggio il passaggio dalla vita terrena a questa qui.”
“Magari posso chiedere un motoscafo, vanno veloci pure quelli, io ero anche meccanico, so truccare i motori, posso farlo viaggiare veloce quasi quanto te. Poi, vabbè, dipende dalla massa, ma vedremo. In questo modo potrei aiutarti a portare altre anime!”
“Va che di anime ce ne sono già abbastanza, non ce ne servono altre! Inoltre qui il tempo non ha significato, non è che DAVVERO le anime debbano aspettare di imbarcarsi e poi facciano sto viaggio sul Tevere, è una cosa simbolica.”
“Ma noi siamo qui adesso, no?”
“Sì, certo, ma è una specie di narrazione”.
“Ma le narrazioni richiedono tempo per essere raccontate e qui hai detto che il tempo non esiste”
“Oh, ma tu eri un pilota o un filosofo?”
“Dai, ho letto che sei il Primo Ministro, metti una buona parola per me, no?”
Qui, giuro, per la prima volta dall’inizio del tempo, vengo zittito.
“Come il Primo Ministro?”
“L’ho letto in un libro, non proprio nel libro, ma ci sono diverse analisi, è una cosa che noi umani a scuola facciamo…”
Lo interrompo:
“Ah, QUEL libro. Ma no, hai capito male, io sono il ‘primo ministro celeste’ che compare nel libro, non un Primo Ministro.”

Mi sembrava un po’ deluso, cavolo, ed era un po’ presto per prendersi male, manco aveva cominciato a salire il monte, mi spiaceva. Allora gli faccio:
“Senti, abbiamo detto che qui il tempo non ha significato, no? Io non sono un grande fan delle opere umane, non che le trovi blasfeme o cosa, è solo una questione di gusti, ma sta barchetta un timone ce l’ha, facciamo che io spingo e tu dirigi?”

A quel punto il pilota mi fa un gran sorriso e prende il timone, io lancio lo Slancio con ancora più slancio del solito e cominciamo a zigzagare sul Tevere come una scheggia impazzita. Cavolo per la prima volta dall’inizio del tempo stavo condividendo la mia passione! (Niente battute religiose sul termine “passione”, mi raccomando, quello è un argomento tabù).

Ci divertiamo per un bel po’, o perlomeno così potrei dire se il tempo avesse un significato, ma comunque ci scateniamo con virate strette, derapate sull’acqua, frenate brusche e alla fine un’impennata che stava per far cadere tutte le anime in acqua: non mi sono mai divertito tanto da quando il principale mi ha emanato. Mi sento il miglior nocchiero del mondo! Lo so, pecco di superbia, Il peggiore dei vizi, quello per il quale Lucifero stesso fu bandito, ma non fatemi parlare di questo che è tabù pure lui. Non faccio del male a nessuno, e quindi forse al principale va bene così. Diavolo, sono così felice! Oh no, anche questo non si può dire, scusate!

Da quel giorno è tutto cambiato, ho scoperto una nuova dimensione del mio lavoro: da quando chiacchiero con le anime faccio incontri interessanti. Cavolo, è una questione probabilistica, mi passano sotto una quantità di anime… Me lo ricorderò quel pilota, spero faccia in fretta a salire il monte, era simpatico, si merita un po’ di beatitudine. Nella beatitudine normalmente tutti i desideri vanno un po’ a spegnersi ma, ve lo dico fuori dai denti, a me i beati sembrano un po’ instupiditi. Chissà che la passione di quel pilota possa portare un po’ di novità in questa struttura un po’ rigida.

Allora siamo d’accordo eh, godetevi la vita, che sia lunga e prospera, ma continuate a comportarvi “così così”, almeno passate sulla barchetta e ci facciamo due chiacchiere.

Filippo Massaro

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Foto di cover: Francois Lafon (1846-1920), Dante e Virgilio sulle rive del Purgatorio, 1886

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