oppure Registrati
Editori

Intervista a Carlo Cannella, fondatore di Senzapatria Editore

a cura di Stefano Costa

carlo.cannella.foto

Senzapatria nasce negli ultimi due anni. Ad oggi, se tu fossi chiamato a trarne un bilancio culturale, quali sono i tratti di maggior importanza/peculiarità che ti sentiresti di sottolineare per far capire “cos’è Senzapatria” a chi ancora non la conosce?

Senzapatria è un progetto che nasce per dar voce alla narrativa di qualità, cioè a opere che sappiano coinvolgere il lettore con un ritmo, una lingua, uno stile, e che allo stesso tempo lo costringano a confrontarsi con le zone d’ombra, gli angoli bui della natura umana. Finanzia i suoi progetti più azzardati ed economicamente destinati alla perdita con una collana più commerciale dedicata ai racconti lunghi. Si chiama “On the road” e vede coinvolti scrittori piuttosto noti, con un loro pubblico affezionato. Alcuni nomi: Gianluca Morozzi, Luigi Bernardi, Barbara Garlaschelli, Nicoletta Vallorani, Marino Magliani, Remo Bassini, Valter Binaghi, Carmen Covito.  

(2)

Quali sono, a tuo parere, i problemi più grossi (se vi sono) contro cui un editore indipendente è costretto a combattere oggi? Di fronte a quello distributivo, ad esempio, è stato dato molto risalto all’iniziativa che prendesti del vendere libri con distributori automatici in zone di passaggio quali stazioni dei treni o simili, ecc.

Puoi dirci, ad oggi, che la strategia abbia funzionato?

Quello della distribuzione è naturalmente il problema dei problemi. Per principio non sono disposto a finanziare i distributori, che non si preoccupano di promuovere in libreria i piccoli editori e che trattengono comunque il 60% del prezzo di copertina, costringendoli a morte certa in brevissimo tempo. Mi arrangio come posso. Ho tentato con i distributori automatici (l’esperimento non sembra aver funzionato granché), partecipo a mercatini e fiere librarie, organizzo presentazioni, tratto direttamente con le piccole librerie indipendenti, mi affido ai venditori di strada. Per il momento riesco a malapena a chiudere in pareggio, ma continuo ad essere ottimista. Come dico nello statement della casa editrice “ben presto le organizzazioni e i sistemi si faranno più aperti e trasparenti. La tecnologia ci aiuterà. L’equilibrio di potere fra produttori e consumatori si farà più bilanciato. Più genuino. I nuovi legami saranno basati sull’autenticità. I mostri soccomberanno”. Insomma non rinuncio a sognare.

(3)

Questa domanda potrebbe in parte ricollegarsi a quella precedente. E-book, e-reader, ecc… si fa un gran parlare di scenari futuri e futuribili: qual è la posizione di Senzapatria di fronte alle “nuove tecnologie”?

La tecnologia è sempre una risorsa, quindi non mi tiro indietro di fronte alle innovazioni che si stanno prospettando. Sicuramente avrò maggiori opportunità per diffondere i miei libri. Da un lato diminuiranno i costi, dall’altro aumenteranno le occasioni e le possibilità di lettura. Questa è la grande differenza. Se hai voglia di leggere un determinato libro non devi per forza entrare in una libreria o in un supermercato, te lo scarichi dalla rete e te lo leggi col tuo book reader. Per farla breve credo che verranno acquistati e letti più libri. È uno strumento che dovrebbe allargare sia il numero dei lettori sia il numero dei testi, proprio perché ne favorisce la disponibilità in luoghi, in tempi e in modi che prima non esistevano. Ciò non vuol dire naturalmente che le nuove opportunità si trasformeranno in ricavi. Per far questo sarà sempre importante la qualità editoriale dei prodotti, l’editore come elemento di selezione della qualità dei testi, la sua capacità di saperli presentare, spiegare, proporre. Qui si torna purtroppo al punto dolente, la disparità dei mezzi fra grandi e piccoli editori. I primi saranno sempre in vantaggio. Il marketing continuerà a persistere, e chi ha più risorse potrà trarne giovamento.

(4)

Recentemente s’è fatto un gran parlare (su quotidiani, ma prima ancora in rete, su blog e siti) di “decrescita felice” (banalizzando il concetto, per concisione: pubblicare meno per pubblicare meglio). Ti chiedo se sei d’accordo con questa proposta, visto che stando a diversi dibattiti non pare cosa scontata, e come si relaziona Senzapatria alla produzione editoriale: quante novità fate all’anno e come sono distribuite.

Per molti editori, visto il funzionamento del sistema editoriale, pubblicare meno non è una soluzione possibile. Sfornare libri in continuazione serve infatti a diminuire l’esposizione finanziaria nei confronti dei distributori, è l’unico mezzo a disposizione degli editori medio-piccoli per continuare a sopravvivere. Ovviamente è anche un modo per rinviare l’inevitabile, il fallimento e la resa. Siamo realisti, scendiamo dalle tribune, lo spettacolo sta per finire. Il collasso dell’editoria indipendente è ormai prossimo. Senzapatria, avendo rinunciato per scelta a un distributore, non vive fortunatamente di questi problemi. Pubblica con i soldi che rientrano dalle vendite effettive, mai presunte. Possono essere 30 libri l’anno, come 10. Dipende da come vanno le cose.

(5)

In qualità di editore riceverai molti (o comunque diversi) inediti. Riesci a rilevare una tendenza verso cui le proposte editoriali sembrano orientarsi? E, non essendo queste tutte valide (il che mi pare naturale), cosa ti senti di consigliare a chi vuole “farsi conoscere” come scrittore?

Mi sembra che la tendenza generale sia quella di rapportarsi a scrittori già affermati, cercare di emularne lo stile, cosa che non mi predispone bene. Nella mia concezione dell’arte e della letteratura ogni atto di creazione deve essere sovversivo, dunque l’unico consiglio che mi sento di dare a chi scrive è di cercare la propria voce. Certo non è facile. Per dirla con le parole di Philippe Dijan “diventare un bravo scrittore prima dei trent’anni, salvo rare e lodevoli eccezioni, è davvero inimmaginabile”. Non si può imparare a far risuonare le parole in un giorno, e nemmeno in cento. La grazia della scrittura non casca dal cielo in un attimo. Ma è questa l’unica possibilità che abbiamo per cercare di far rimanere il nostro libro nel tempo. 

(6)

Ci anticipi un paio di novità di Senzapatria, siano esse iniziative a largo respiro oppure “solo” titoli di nuove pubblicazioni?

Voglio esagerare, vi lascio l’intero piano editoriale da qui alla fine dell’anno. Fra pochi giorni saranno fuori “Maddalena e le Apocalissi” di Luigi Bernardi e “Farina di sole” di Nunzio Festa. A ottobre pubblicheremo l’esordio di Mattia Filippini, “Qualcuno era un po’ grasso”. A novembre una raccolta di saggi su Roberto Bolano, con contributi di Rodrigo Fresan, Alan Pauls, Enrique Vila-Matas, Juan Villoro e Jorge Volpi fra gli altri. A dicembre “Memorie immaginarie e ultime volontà'”, il testamento letterario di Luigi Di Ruscio, morto a Oslo lo scorso febbraio a 81 anni, “Trittico del morire” di Giulio Mozzi e la nuova sfornata di titoli “On the road”, fra questi autori Maurizio de Giovanni.

Articoli correlati:

Recensione di Tutto deve crollare di Carlo Cannella

{nice1} {jcomments on}

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati
Text selection is disabled by content protection wordpress plugin