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Editori

Intervista alla dott.ssa Gabriella Gavioli, Responsabile editoriale delle Edizioni Saecula

a cura di

GabriellaBuongiorno Gabriella, benvenuta su i-libri.com e grazie per avere accettato di rispondere alle mie domande.

Innanzi tutto mi piacerebbe fare un po’ la tua conoscenza: qual è la tua formazione, come ti sei avvicinata al mondo dell’editoria e da dove nasce l’ambizioso progetto di fondare la casa editrice “Saecula”?
La mia passione per la scrittura viene da lontano, regalo anche di una famiglia nella quale i libri hanno sempre riempito scaffali e comodini. Che io ricordi, ho sempre avuto consuetudine con le parole, una specie di innamoramento che mi accompagna da quando ero bambina e che è passato da una infatuazione per la forma stessa delle lettere fino a diventare, con il tempo, la serena certezza di aver trovato un’ineguagliabile compagna di vita. Questo è per me la scrittura.

 


A un certo punto della mia vita, intorno ai vent’anni, dopo aver letto e scritto moltissimo, ho deciso che volevo mettermi alla prova, ero stanca di corsi di scrittura da cinque lezioni, volevo capire se davvero quel che scrivevo valesse qualcosa. E per farlo avevo bisogno di qualcuno che leggesse la scrittura da professionista e che da professionista potesse insegnarmela. Così mi sono iscritta al “Master in tecniche della narrazione” della Scuola Holden di Torino. Ho trascorso due anni frequentando a tempo pieno la scrittura, di tutti i tipi e generi (teatrale, giornalistica, rosa, noir, fumetto…). E posso senz’altro affermare che questo sia stato il primo vero passo verso un rapporto maturo con essa. E’ il primo luogo in cui ho conosciuto da vicino il ‘dietro le quinte’ della narrazione, vale a dire l’editing: quello che oggi, come Responsabile Editoriale di Saecula, rappresenta buona parte del mio lavoro. Dopo la Holden, per diversi anni, ho continuato a praticare la scrittura in varie forme, perché avevo bisogno di ‘farmi le ossa’. E, dopo alcune esperienze in piccole realtà editoriali, ho deciso di azzardare il grande passo e di pensare a una casa editrice dove potessi lavorare ogni giorno immersa nelle mie due grandi passioni: la scrittura e la Storia. La mia fortuna è stata trovare un imprenditore che ha creduto nella mia forza d’animo e ha deciso di investire in un settore tutt’altro che facile, ma in cui vede senz’altro delle prospettive luminose.

 

Immagino che, soprattutto in questo periodo, sia molto impegnativo essere competitivi su un mercato tradizionalmente difficile come quello dell’editoria, per questo mi piacerebbe chiederti con quali criteri avete costruito e costruite il vostro catalogo, se puntate su di un genere particolare e se avete individuato un target specifico di lettori a cui rivolgervi.
Fin dall’inizio, il binario in cui abbiamo deciso di muoverci è stato per l’appunto quello della Storia. Io venivo da anni di studio in questo settore (sono stata iscritta prima a Lettere Antiche, poi sono passata a Storia Antica) e da subito, con l’editore, abbiamo pensato che una mossa vincente per inserirsi in un mercato che giustamente definisci difficile (specie per la piccola editoria), fosse proprio quella di crearsi una nicchia specialistica ben precisa in cui muoversi con la competenza necessaria e secondo principi ben definiti. La nostra filosofia editoriale si è sempre ispirata all’historìa erodotea, che significa la conoscenza che si acquisisce attraverso l’indagine e la ricerca. In questo senso lavoriamo perché le pubblicazioni che offriamo ai nostri lettori siano strumenti nuovi tramite cui approcciare la Storia, in modo che chi legge possa vedere i fatti passati da prospettive e attraverso un fuoco differenti rispetto ai punti di vista più comunemente noti. Tutte le nostre collane (sia quelle già attive sia quelle in divenire) hanno come perno la Storia, sia essa trattata nella più classica saggistica, nella letteratura di viaggio, nei testi per bambini, nelle biografie o attraverso la più ‘appetibile’ narrativa. Crediamo, infatti, che anche narrare una storia di fantasia sia un modo per conoscere altri tempi e altre culture. La Storia nella storia, insomma. Grande importanza ha per noi anche la ricerca di titoli mai pubblicati in Italia o ormai fuori commercio ma che consideriamo di grande valore culturale.

Al di là dei contenuti, quanto è importante, secondo te, l’attenzione e la cura nella costruzione dell”oggetto’ libro? Mi spiego meglio, quanto conta la veste grafica, non solo nella copertina, ma anche nell’impaginazione, nella scelta dei caratteri, ecc. E quanto incide questa attenzione in termini di costo?
È indubbio che la prima cosa che attrae un lettore in un libro sia il suo aspetto grafico. Questo vale ancor di più nel caso di una casa editrice poco conosciuta, che non può quindi (almeno inizialmente) contare sulla popolarità del proprio marchio. Nonostante l’avanzare di nuove tecnologie, di cui molto si parla in questo periodo e che sicuramente cambieranno il rapporto con la lettura (almeno con quella di un certo tipo), noi crediamo ancora nel piacere derivante dall’oggetto libro in toto. Al di là del valore di contenuto che ovviamente riteniamo i nostri libri abbiano, ne studiamo con attenzione anche l’aspetto esteriore, affinché i nostri lettori possano avere quello che crediamo essere un prodotto di qualità sotto tutti gli aspetti. Dietro ciascun libro c’è un attento studio grafico, in termini di coerenza di collana e di fruibilità e il recente Premio per Microeditoria di Qualità, che è stato assegnato a uno dei nostri volumi (un altro è stato segnalato nel medesimo concorso) all’ultima Fiera della Microeditoria di Chiari, è una dimostrazione che stiamo andando nella giusta direzione. Inoltre, come preciso impegno ecologico, aderiamo alla campagna “Scrittori per le foreste” promossa da Greenpeace: ogni nostro volume viene stampato esclusivamente su carta riciclata e non comporta il taglio di alcun albero.

Oggi è veramente facile imbattersi in case editrici che richiedono agli autori rimborsi spesa o l’acquisto di un numero minimo di copie per essere pubblicati. Cosa ne pensi?
Trovo che si tratti di una contraddizione in termini. L’editore a pagamento non è un editore, perché non fa nulla di quello che un vero imprenditore del libro fa per il proprio prodotto. Innanzitutto non si prende il rischio di investire su qualcosa in cui crede, fatto che dovrebbe essere il primum movens di questa attività. Il suo scopo non è raggiungere il lettore, offrirgli un prodotto di qualità, ma semplicemente accalappiare un nuovo ‘pollo da spennare’, il povero autore, facendo spesso leva sui suoi sogni e sulle sue ambizioni. Ma l’editore a pagamento non trae profitto dalla vendita del libro, il guadagno non gli viene dal valore dell’opera in sè, e quindi egli non ha alcun interesse nel promuoverlo e nel diffonderlo, una volta stampato (e incassato l’incassabile). Questo finisce per riempire il mercato di titoli senza qualità (perché all’editore a pagamento non interessa far selezione di ciò che pubblica) e rischia di disilludere gli autori, che credono che pagare sia l’unico modo per pubblicare.

Una volta che si sono selezionati l’autore e la storia da pubblicare, una volta che si ha in mano il ‘prodotto finito’, comincia, secondo me, una delle fasi più delicate del lavoro di un editore: la distribuzione e la promozione del libro. Come siete organizzati in questo senso? Quali sono i canali preferiti che utilizzate per promuovere le vostre opere?
Nel tempo ci siamo creati una rete di librerie che tengono volentieri i nostri volumi e a ogni pubblicazione questa rete tende ad allargarsi, in genere grazie ai lettori che fanno richiesta di un determinato titolo. Lavoriamo molto con il web, attraverso IBS e anche sul nostro sito è possibile fare acquisti in modo sicuro. Ma crediamo che per una piccola casa editrice la cosa più importante sia incontrare i propri lettori, dialogare apertamente con loro, renderli partecipi della filosofia che ci informa. Per questo motivo riteniamo fondamentale essere presenti alle fiere di settore e partecipiamo regolarmente ad alcune tra le più importanti (il Pisa Book Festival, la Fiera della Microeditoria di Chiari, “Libri in Cantina” a Susegana, solo per citarne alcune). Allo stesso modo, ci dedichiamo con entusiasmo alla promozione dei volumi appena usciti, costruendo le iniziative di più adatte a seconda della tipologia di scritto: presentazioni pure, dibattiti, laboratori, reading, anche con il supporto di musicisti e attori professionisti, così da raggiungere il nostro pubblico nella maniera che risulti più coinvolgente.

Cosa ti senti di consigliare ai tanti scrittori agli esordi all’accanita ricerca di una casa editrice che dia loro fiducia?
Innanzitutto di lavorare molto. Purtroppo nell’ambito della scrittura c’è spesso la tendenza a sentirsi ‘arrivati’ e a mancare di autocritica. Se nessuno si sognerebbe di definirsi un cantante solo perché sotto la doccia si lascia andare a qualche performance canora, con la scrittura tutti si sentono già pronti a definirsi scrittori dopo aver buttato giù qualche pagina (spesso neppure riletta). La scrittura è passione, libera ispirazione, osservazione attenta e curiosa della realtà, qualche volta talento puro. Ma più di tutto è lavoro lavoro lavoro. Non bisogna dimenticare il labor limae, cui già il poeta Orazio sottoponeva le proprie opere: il lavoro di revisione rappresenta senz’altro il 75% della buona riuscita di un testo, di qualsiasi tipo esso sia. Solo a quel punto conviene cominciare a valutare le case editrici cui sottoporre il proprio manoscritto. Uno scritto curato, che è stato rivisto e corretto, salta subito all’occhio. Al contrario una scrittura chiaramente non riletta è un pessimo biglietto da visita. Consiglio anche di scegliere con attenzione la casa editrice cui sottoporre lo scritto, non solo evitando i ‘furbi’ di cui abbiamo parlato poc’anzi, ma anche in funzione della linea editoriale e degli interessi del mittente. E poi di non perdere la speranza: se ciò che si è scritto ha davvero valore, prima o poi qualcuno se ne accorgerà e lavorerà per dargli la giusta visibilità.

Lavori in corso e progetti per il futuro.
La speranza è innanzitutto di uscire da questa crisi che, com’è ovvio, ha colpito pesantemente anche il mercato del libro e a maggior ragione la piccola editoria. Per parte nostra possiamo dire di aver gettato le basi, durante il 2010, per diverse interessanti pubblicazioni che vedranno la luce il prossimo anno. Validi contratti si sono stretti con l’estero, per la pubblicazione di opere che in Italia non avevano ancora avuto visibilità. Con il nuovo anno inaugureremo anche la collana per bambini, con due opere sulla scrittura nella Storia. Insomma, siamo pronti ad affrontare un nuovo anno con grinta, entusiasmo e determinazione.

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