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Eventi

Il ritorno dei Turcs a Casarsa

a cura di Redazione i-LIBRI

Grande attesa per il ritorno dei Turcs a Casarsa, venerdì 27 luglio

22 anni dopo l’ultimo grande allestimento dei “Turcs tal Friùl” firmato da Elio de Capitani nel 1995, c’è grande attesa per la serata di venerdì 27 luglio, quando i “Turcs” torneranno a Casarsa, alle ore 21.00 all’antica chiesa di Santa Croce, grazie alla lettura scenica dell’opera (in collaborazione con il Centro Studi Pier Paolo Pasolini) curata da Massimo Somaglino e Fabiano Fantini, alla guida di un gruppo di giovani attori friulani: Luca Altavilla, Marco Rogante, Marta Riservato, Renato Rinaldi, Aida Talliente, Daniele Fior.

Questo è il secondo appuntamento di “Lùsignis”, un percorso nei borghi di Pasolini curato dall’amministrazione comunale di Casarsa in collaborazione con diverse realtà locali per andare a caccia delle lucciole (lis lùsignis in friulano) e della loro essenza di immagine archetipica pasoliniana.

Venerdì 27 luglio, ore 21.00
Antica chiesa di Santa Croce, Casarsa

I TURCS TAL FRIÙL DI PIER PAOLO PASOLINI

Nel 1978 il Gruppo Teatro Lavoro di Venezia presentò per la prima volta a Casarsa il dramma teatrale di Pasolini, che narra una vicenda di storia tutta casarsese, rimasta nella memoria collettiva di questa comunità. A distanza di 40 anni verrà riproposta una lettura scenica basata sul testo definitivo, dopo un’attenta comparazione tra i diversi manoscritti dell’opera, che la curatrice Graziella Chiarcossi pubblicherà prossimamente. Nella suggestiva ambientazione della Glisiuta di Santa Cròus vedremo buona parte degli attori impegnati nell’allestimento scenico del 1995, per la regia di Elio de Capitani: Massimo Somaglino, Fabiano Fantini, Luca Altavilla, Renato Rinaldi, Marco Rogante, Marta Riservato, Aida Talliente, Daniele Fior.
Nell’antica chiesa di Santa Croce si trova la lapide votiva che ricorda l’invasione turca del 1499, vicenda da cui Pier Paolo Pasolini trae ispirazione per la stesura del dramma teatrale in friulano I Turcs tal Friúl. La chiesa di Santa Croce, col trepido diminutivo di glisiut, che le fu attribuito dopo che ebbe perso il ruolo di chiesa principale, rimane per Pasolini legata al mistero della fede pura e antica del mondo contadino.

Crist pietàt dal nustri pais.
No par fani pì siors di chel ch’i sin
No par dani ploja
No par dani soreli.
Patì çalt e freit e dutis li tempiestis dal seil al è il nustri distìn. Lu savìn.
Quantis mai voltis ta chista nustra Glisiuta di Santa Cròus i vin ciantàt li litanis, parsè che Tu ti vedis pietàt da la nustra çera!
Vuei i si ‘necuarzìn di vèj preàt par nuja:
vuei i si ‘necuarzìn qe tu ti sos massa pì in alt da la nustra ploja e dal nustri soreli e dai nustris afàns.
Vuei a è la muart c’a ni speta cà intor.

Scopri i quattro appuntamenti di “Lùsignis” sul sito del CSPPP

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