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Pirandello e Croce

a cura di Luigi Bianco

Pirandello e Croce – Nella sempre attiva casa-museo di Luigi Pirandello, a Roma in via Antonio Bosio 13b, martedì 27 marzo si è svolto l’ultimo capitolo degli incontri seminariali dedicati ai rapporti fra lo scrittore siciliano e autori o movimenti culturali a lui contemporanei. Volute e organizzate dalla prof.ssa Annamaria Andreoli, le nove lectiones si sono concluse con il prof. Angelo Pupino (Università «Orientale» di Napoli, autore di testi di studio importanti, fra i quali Pirandello, poetiche e pratiche di umorismo, Pirandello o l’arte della dissonanza, D’Annunzio. Letteratura e vita – ndr: cliccate sui titoli per visualizzare le schede dei libri) dal titolo Pirandello e Croce.

«Sono molto curiosa di sentire cosa ci dirà il prof. Pupino», afferma la prof.ssa Andreoli introducendo il seminario, «è innegabile che Pirandello e Croce siano stati entrambi figure di spicco nell’Italia d’inizio secolo, eppure hanno avuto un rapporto sempre contrastato». L’egemonia della teoria e critica crociana è stata effettivamente molto ampia in Italia (fino alla metà degli anni ’60), ed è noto come Croce considerasse quasi tutti i poeti e gli scrittori a lui contemporanei come dei «mezzi filosofi», in quanto non rispettavano quella pura «intuizione lirica» tipica di un artista, vero topos del pensiero crociano. «È chiaro che i due, – afferma Pupino – pur essendo così straordinari e così importanti per la cultura italiana, non erano fatti per intendersi». La loro “battaglia” ideologica inizia all’uscita del saggio sull’Umorismo di Pirandello, inaccettabile per Croce. Per il filosofo napoletano, che esordisce su «La critica» come contemporaneista proprio con queste riflessioni, «Pirandello concepisce l’umorismo come un genere letterario, e questo è impensabile per chi ha pensionato la retorica, come accade in quegli anni» ricorda Pupino. È una lettura troppo faziosa, travisata e superficiale per Pirandello, tanto che il drammaturgo si impegna a «ripubblicare il saggio negli anni ’20 con varianti basate solo sulle critiche di Croce». Nella filosofia crociana infatti l’arte consta di due momenti, l’intuizione come momento lirico e l’espressione, e qualsiasi interposizione fra i due momenti ha il solo compito di inquinare l’atto artistico. «È ovvio che per Pirandello, questo, non è concepibile. L’umorismo è proprio un momento di riflessione profonda in cui, al momento comico, si inserisce quello che chiama “il sentimento del contrario”»; senza la riflessione si resta a uno stato embrionale, incompleto, superficiale.

Il botta e risposta fra i due continua negli anni a seguire, spesso con toni molto accesi («Pirandello scriverà il 30 luglio 1935: “Fra tutti i Pirandello dipinti a vario modo che ho visto, il più imbecille di tutti è quello di Benedetto Croce”») e, oltre alle idee diverse e opposte in qualche caso, c’è un motivo preciso per il quale è impossibile che i due trovino un punto di accordo: «Nel 1922 il più grande critico teatrale dell’epoca, Adriano Tilgher, individua una filosofia nelle opere di Pirandello. Chiaramente il drammaturgo siciliano ne sarà lusingato, anche se per tutta la vita affermerà di non essere un filosofo, ma uno scrittore», ricostruisce Pupino. Questo passaggio acuisce il contrasto fra Croce e Pirandello, e bene fa capire da dove derivi il dissidio: «Croce è un filosofo, e continuamente cerca di analizzare l’umorismo pirandelliano con categorie filosofiche. Invece Pirandello chiarisce a più riprese: non è e non vuole essere un filosofo; ci sono alcune cose che sono ininfluenti per un filosofo, mentre sono importantissime per uno scrittore, e viceversa». Questa la ragione di base di una rottura insanabile. Eppure c’è un altro dato interessante che non si può ignorare: «Seppure ne parli sempre negativamente, cercando di applicare categoria filosofiche alla scrittura di Pirandello, Croce in qualche modo autorizza una certa filosofia pirandelliana».

In verità, come accenna la prof.ssa Andreoli, «quando uno scrittore si appresta alla letteratura ha una “scienza” in più, rispetto al critico puro, un’intelligenza particolare che gli permette di andare più a fondo». «Vero, – risponde Pupino – e in questo caso c’è anche il tema dell’allegoria, inaccettabile per Croce. Invece è sempre esistita, anche se nell’era moderna vira verso il simbolismo, come distingue bene Goethe. Come si fa a ignorarla?». Il radicalismo di Croce gli «impedisce di constatare delle verità incontrovertibili», afferma Pupino. «In effetti – conclude l’Andreoli – non si può prescindere dal saggio sull’Umorismo di Pirandello per comprenderne l’Opera, e questo è un errore grave e inaccettabile. Pirandello ha un’idea dinamica dell’opera d’arte, Croce ne ha una statica, immobile, che cerca di congelare in categorie prestabilite».

Dopo oltre un’ora, pregna di riflessioni, letture e considerazioni necessarie, sostiene Pupino: «Voglio comunque ricordare che Benedetto Croce, nonostante molti errori e molte idee fuorvianti come abbiamo ricordato, è stato un grande filosofo e un grande critico letterario», comprendere i suoi errori è importante, ma rigettarlo completamente non è per nulla accettabile.

A conclusione dell’incontro il prof. Pupino generosamente ha dedicato gli ultimi momenti a un dialogo col pubblico, attento e numeroso fino alla fine, con la partecipazione anche di altri intellettuali e accademici come i professori Simona Costa e Nicola Merola.

Al termine un dato emerge chiaramente: Benedetto Croce e Luigi Pirandello sono stati, a loro modo, due eccezionali personalità dell’Italia tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Entrare nel loro dialogo, nei loro scontri, nelle loro idee così diverse significa entrare nelle loro opere e provare a capirne i risvolti, i significati, l’importanza per la cultura e per la letteratura e la critica a loro successive.

Resta fondamentale il discorso sul metodo: leggere, comprendere, contestualizzare i documenti, questo è realmente studiare e addentrarsi in un momento della storia e della cultura. In tal modo bisogna agire, a più riprese e a più livelli.

I seminari, organizzati presso la casa-museo di Luigi Pirandello, hanno assolto a questo compito essenziale: dimostrare un metodo di studio, appassionato e fondante significative conoscenze, unendo a momenti altamente formativi dal punto di vista culturale e letterario, l’amore per la ricerca e la comprensione, il piacere di scoprire Pirandello e i suoi amici-nemici.

Letterati, studiosi e studenti, appassionati, intellettuali a vario titolo non possono che nutrirsi di queste esperienze, fondate su un ingrediente necessario: il dialogo. E quando questo dialogo coinvolge alcuni fra i massimi esperti e studiosi di lungo corso, diviene sinceramente un avventuroso attraversamento della conoscenza.

Luigi Bianco

Il blog di Luigi Bianco

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