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Fatti e libri

FATTI E LIBRI: Orwell, Datagate e DNAgate

a cura di Bruno Elpis

Questa volta, nella rubrica “Fatti e libri”, invertiamo lo schema: normalmente traiamo spunto da un articolo o da un fatto di cronaca per agganciarci a un’opera della letteratura. Oggi, invece, partiamo da un libro per riflettere su un evento.

L’opera è 1984 di George Orwell. In essa ritroviamo Big Brother: un personaggio immaginario che designa il dittatore dello stato totalitario di Oceania. Nella società che Orwell descrive, ciascun individuo è tenuto costantemente sotto controllo dalle autorità al suono di uno slogan che è una minaccia bella e buona: “Il Grande Fratello vi guarda“. Gli abitanti soggiacciono alla superiorità di un’entità che non è dato comprendere se sia persona reale e vivente o, piuttosto, icona, simbolo o personificazione del partito.

Winston Smith, sotto tortura, chiede a O’Brien se il Grande Fratello esiste. Ottiene una replica drastica: “Tu non esisti“; che significa: sarai ucciso e cancellato dagli archivi, come se tu non fossi mai esistito.

Emmanuel Goldstein scrive: «Nessuno ha mai visto il Grande Fratello. È un volto sui manifesti, una voce che viene dal teleschermo. Possiamo essere ragionevolmente certi che non morirà mai. Già adesso non si sa con certezza quando sia nato. Il Grande Fratello è il modo in cui il Partito sceglie di mostrarsi al mondo. Ha la funzione di agire da catalizzatore dell’amore, della paura e della venerazione, tutti sentimenti che è più facile provare per una singola persona che per una organizzazione

Soltanto nella propaganda, il Grande Fratello è presentato come persona: è uno dei fondatori del Partito (Stalin?) insieme a Goldstein (Trotsky?).

Se in Nineteen-eighty-four di Orwell il Grande Fratello è una figura leggendaria che sconfina nell’astrazione, nei nostri gironi – e non più nel disgregato modello sovietico, ma anche e soprattutto nella società occidentale – Big Brother è una realtà accertata e acclarata in rebus: si chiami Data-gate o, in modo ancor più inquietante e invasivo perché penetra nelle nostre cellule e nel nostro genoma, DNA-gate

Bruno Elpis

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I luoghi fantastici della letteratura: Utopia e la filosofia di Thomas Moore – i-LIBRI

[…] Il termine fu coniato da Thomas Moore nel “Libellus … de optimo reipublicae statu deque nova Insula Utopia” (1516): Utopia è un luogo, fondato dal re Utopo, dove la società è perfetta, non esiste proprietà privata, tutti i beni sono in comune e la popolazione vive pacifica e tranquilla. La storia del pensiero umano indica che spesso la mente approda nelle lande di Utopia: “La Repubblica” di Platone,  “La Città del Sole” di Campanella, il Falansterio di Charles Fourier sono soltanto alcuni esempi. Dal secolo scorso, l’esercizio mentale si spinge a distorcere il concetto di utopia nel suo opposto e nelle sue alterazioni: la distopia descrive un’immaginaria società, indesiderabile o spaventosa, come quella di “1984”… […]

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