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Fatti e libri

“La gatta sul tetto che scotta” di Tennessee Williams

a cura di Bruno Elpis

IL FATTO

In un personale percorso di rilettura delle opere teatrali di Tennessee Williams, ho cercato in una libreria-megastore testi come “La gatta sule tetto che scotta”, “Improvvisamente l’estate scorsa”, “La notte dell’iguana”.

Con meraviglia ho appreso che, in commercio, non esistono edizioni di queste opere. Incredibile, nella sterminata offerta di libri e testi di ogni genere, delle due l’una: o si legge l’opera in lingua originale, o si deve recuperare in qualche biblioteca qualche vecchia edizione di questi drammi.

IL LIBRO

La gatta sul tetto che scotta” è il secondo (1955) dei due Premi Pulitzer vinti da T. Williams, che nel 1948 si era aggiudicato il primo con “Un tram che si chiama Desiderio”.

Della “gatta” ricordo la stupenda trasposizione cinematografica con Paul Newman e Liz Taylor, entrambi giovanissimi, bellissimi e in forma smagliante.

 

La relazione tra Brick, un ex giocatore di pallone poi divenuto cronista sportivo, e la moglie Maggie, “la gatta sul tetto che scotta”, è disperata e contrastata:

“Margaret – E’ vero! Sono una gatta su un tetto che brucia.

Brick – E allora salta, da questo tetto! Tanto i gatti cascano in piedi.”

Alla base della depressione di Brick vi è la convinzione che il compagno di squadra Skipper si sia suicidato per colpa sua. Anche per questo Brick non riesce a desiderare la bellissima e focosa moglie e annega nell’alcol qualunque barlume di consapevolezza emergente (“Secondo te, tu bevi per vincere il disgusto dell’ipocrisia”).

Brick è un vulcano di rabbia repressa sotto la coltre della finta indifferenza ed è una fonte d’infelicità diretta contro sé stesso in un processo progressivo di autodistruzione.

Maggie è una donna passionale, sinceramente innamorata e disposta a tutto per riavere l’uomo che ama; tuttavia, proprio perché innamorata, è incapace di credere alla vera causa del disinteresse del marito nei suoi confronti (“Non voglio divorziare. Ma se tu pigliassi un amante, mi sentirei più tranquillo”).

Sullo sfondo, la lotta dinastica che i cognati di Maggie conducono contro Brick per accaparrarsi l’eredità di famiglia alla notizia che il ricchissimo patriarca ha un cancro che lo condanna…

Tra giochi psicologici e abili caratterizzazioni, anche nel dramma – come nel film – affiorano sensualità cariche di sottintesi e di contenuti inespressi (o inesprimibili), erotismo sfaccettato e complesso, aneliti alla purezza dei sentimenti da contrappore a interessi materiali ed ipocrisie delle sovrastrutture familiari e sociali.

Bruno Elpis

 

 

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