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Fatti e libri

I romanzi di Giuseppe Berto

a cura di Redazione i-LIBRI

I romanzi di Giuseppe Berto

Dopo Il male oscuro e La gloria, Anonimo veneziano viene pubblicato da Neri Pozza, che –  libro dopo libro – sta restituendo a Giuseppe Berto il ruolo importante che gli spetta (e che gli fu riconosciuto, ad esempio, da Carlo Emilio Gadda).

Nell’articolo intitolato “Fino all’ultimo bacio. Amore e morte di Anonimo veneziano” (cliccate sul link per visualizzarlo) viene ripercorsa l’alterna sorte di uno scrittore non sempre apprezzato dalla critica.

In questa occasione Vi riproponiamo i link dei nostri commenti alle sue opere:

Neri Pozza ripubblica le opere di Giuseppe Berto

Il male oscuro

Anonimo Veneziano

La redazione

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Quarta di copertina:

Anonimo Veneziano – Ambientato in una Venezia invernale “piena di attutiti rumori, di odori stagnanti nel culmine d’una marea pigra” il romanzo di Giuseppe Berto narra la storia di un musicista afflitto da una malattia incurabile che decide di rivedere la donna che ha amato in passato e che ancora pensa di amare. I due protagonisti si perdono e si ritrovano come dei maturi Romeo e Giulietta attratti l’uno dall’altro in gioventù, senza poi riuscire a trasformare questo amore passionale in un amore più adulto. Entrambi con un animo ardente e imprevedibile, si sono amati di un amore carnale e disperato, litigioso, infedele, almeno da parte dell’uomo. Si sono sposati perché lei era incinta e si sono separati perché a un certo punto sempre lei non riusciva più a sopportare le sregolatezze dell’uomo, il suo scialacquare un limpido talento di musicista. Vagando come anime perdute in una triste e malinconica città lagunare ricordano i bei tempi passati, mentre la città fa da testimone ai loro bisticci, alle loro piccole crudeltà reciproche, al loro amarsi ancora nonostante tutto.

Il male oscuro - Giuseppe Berto è stato il primo scrittore italiano ad avere il coraggio di uscire allo scoperto parlando della propria esperienza di depresso cronico. La grandezza de Il male oscuro, tuttavia, non risiede soltanto nel tentativo dell’autore di liberarsi terapeuticamente di un peso e di andare alle radici di un problema medico, ma sta soprattutto nella volontà di rompere il muro di ipocrisia e di indifferenza dietro il quale si era trincerata la società degli anni Sessanta. Attraverso un flusso di coscienza che ricorda La coscienza di Zeno di Italo Svevo, Giuseppe Berto intraprende la ricerca delle cause del “male oscuro” che lo attanaglia, partendo dalla cronaca di alcuni avvenimenti della propria infanzia: dal difficile rapporto con il padre (la cui morte sarà il motivo scatenante della depressione) al complesso di Edipo; dall’ambigua e latente conflittualità sessuale allo smodato desiderio di gloria del protagonista, che gli provocò sempre un forte senso di colpa. Quella di Berto è un’indagine lunga, profonda, non priva di momenti ironici e grotteschi che, dopo aver messo a fuoco gli anni del matrimonio, quelli della nascita della figlia Augusta e della fuga in Calabria a seguito del tradimento della moglie, si soffermano meticolosamente sullo snodo centrale della vita di Berto: la scoperta della psicanalisi e di un terapista che lo aiuterà a guarire da alcuni dei suoi sintomi più dolorosi. Un sapiente miscuglio di comicità e tragicità che ne fa, ancora oggi, un romanzo che per la sua attualità tematica, e la sua umanità, può essere apprezzato in qualsiasi epoca.

La gloria – E se Giuda Iscariota non fosse il peggior traditore che sia mai esistito, ma il più santo tra i santi? Attraverso le pagine de «La gloria» conosciamo un Giuda giovane, forte e coraggioso, che interroga e cerca con impazienza «qualche barlume di rivelazione, segni sottili» che gli indichino la presenza del Messia. Come Giuda, anche Gesù sbaglia, si arrabbia, è umano, e gli apostoli non sono uomini soggiogati dalla fede ma affascinati dall’uomo, dal suo ascendente, dalla speranza che egli sia chi dice di essere, in mezzo a una moltitudine di altri presunti redentori. Giuda è l’uomo che vive per la morte, la propria e quella di Gesù, che lo accoglie con il compito pubblico di tesoriere, ma con quello segreto di tradirlo, quando dovrà compiersi il suo destino. Ciò che afferma è che la morte è l’essenza stessa del Cristianesimo e che «all’origine dei prodigi c’è sempre il male». Giuda compie con il tradimento un ultimo dovere d’amore, pagando con la dannazione un atto per cui era stato predestinato dalle Scritture. Ecco il Giuda di Giuseppe Berto: un martire condannato all’eterna infamia con la sola colpa di essere stato scelto in funzione di un tradimento da compiersi affinché la Gloria di Dio potesse realizzarsi.

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