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Fatti e libri

L’editoria è “Sull’orlo del precipizio”?

a cura di Bruno Elpis

Mentre il progetto “Mondazzoli” (v. link) proietta la sua sinistra ombra e prospetta il monopolio nell’editoria, al punto che alcuni scrittori si sono imbarcati sulla “Nave di Teseo” quasi fosse l’arca di Noè, sul mondo dei romanzi si è abbattuta un’altra sciagura: quella dei “libri distillati” (v. articolo a questo link), un progetto per il quale le opere più celebri vengono riassunte e prosciugate per rispondere alle frettolose esigenze di lettori superficiali che non hanno troppo tempo da dedicare ai libri,  nonostante i moniti alla lentezza lanciati da Sepulveda con “Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza”.

Siamo “Sull’orlo del precipizio”?
Sembra pensarla così Antonio Manzini che, nel racconto lungo (o romanzo breve) intitolato proprio “Sull’orlo del precipizio” ci fa vivere attraverso Giorgio Volpe, scrittore pluripremiato e abituato a successi editoriali con vendite da capogiro, l’incubo di una concentrazione (“Le tre maggiori case editrici, la Gozzi, la Bardi e la Malossi, si univano per diventare il più importante polo editoriale di tutti i tempi”) che è un vero e proprio “abbraccio mortale”.

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Una distopia?
Un noir surreale?

Qualunque sia la connotazione dello scritto, esso delinea rischi grotteschi (“E pure Gadda e pure Camilleri. Sto ritraducendo tutta la letteratura italiana. L’operazione difficile sarà con i Promessi Sposi… sa quell’italiano lì…”), che forse poco indulgono alla caricatura se soltanto guardiamo alle tendenze in atto (“A me ha chiesto di scrivere il prossimo libro per il portiere del Milan”) attraverso le vetrine dei megastore…

Bruno Elpis

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