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Fatti e libri

Leonardo da Vinci, 500 anni dalla morte

a cura di Redazione i-LIBRI

Leonardo da Vinci, 500 anni dalla morte

Italia e Francia promettono centinaia di appuntamenti per celebrare i 500 anni dalla scomparsa di Leonardo Da Vinci, nato ad Anchiano presso Vinci il 15 aprile 1452 e morto il 2 maggio 1519 nel castello di Amboise in Francia. Fu qui, in questa valle sulle rive della Loira che il genio toscano si trasferì nel 1516, su invito di Francesco I, portando con sé opere come La Gioconda e il San Giovanni Battista oggi conservate al Museo del Louvre. Ed è sempre qui che Leonardo è sepolto nel castello di Clos-Lucé. Artista, ingegnere, scienziato, le definizioni di Leonardo raramente riescono a comprendere tutti gli aspetti del suo genio. Figlio illegittimo del notaio ser Piero, dall 1469 si stabilì a Firenze, dove nel 1472 era già iscritto alla Compagnia dei Pittori. Nel 1476, anno in cui fu prosciolto da un’accusa di sodomia, era con Andrea del Verrocchio di cui era stato scolaro per quattro anni; ma doveva interessarsi anche alla scuola dei Pollaiolo, particolarmente per le ricerche anatomiche che vi si conducevano. Dal 1482 è a Milano alla corte di Ludovico il Moro, inviatovi, secondo alcune fonti, in qualità di musico da Lorenzo il Magnifico; ma in una sua lettera al Moro, Leonardo si dichiarava capace di inventare e costruire congegni bellici, di progettare opere di architettura, di fondere in bronzo e scolpire, di dipingere. E’ uno dei primi curriculum vitae della storia, redatto per ottenere un impiego. A Milano egli svolse intensa attività di pittore, lavorò a un monumento per Francesco Sforza, allestì apparati per feste e fu scenografo, ingegnere militare, consultato per problemi di architettura. Questo periodo fu il più fecondo di opere compiutamente realizzate e di altre riprese in seguito. In particolare Leonardo poté approfondire i propri studi scientifici e intraprenderne di nuovi, nel campo sia della fisica sia delle scienze naturali. Tra le prime opere pittoriche di questo periodo «La dama con l’ermellino» e «La Vergine delle rocce». Seconda grande opera pittorica del periodo milanese è il «L’ultima cena» nel refettorio di S. Maria delle Grazie, purtroppo giunto a noi in stato alterato dai molteplici e talora impropri interventi di consolidamento del colore, poiché era stato dipinto da Leonardo a tempera. Un restauro condotto a partire dal 1979 (durato 12 anni) ha cercato di liberare l’opera dalle varie ridipinture e ha posto come condizione primaria per la sopravvivenza del dipinto la climatizzazione dell’ambiente. Nel 1500 Leonardo fu nuovamente a Firenze, dove gli fu commissionato da Pier Soderini il David, poi affidato a Michelangelo, e compose un primo cartone per «S. Anna, la Vergine e il Bambino». Nel 1503, ebbe incarico di dipingere, su una parete della sala del Maggior Consiglio, un episodio della Battaglia d’Anghiari (sulla parete opposta Michelangelo doveva affrescare la Battaglia di Cascina). Anche qui Leonardo tentò di affrontare un problema tecnico, con l’intento di restaurare l’antico procedimento dell’encausto, convinto che la tecnica tradizionale dell’affresco non gli avrebbe concesso gli effetti di profondità delle ombre, di sfumato e di luce che egli si proponeva. Ma il risultato fu disastroso e abbandonò la pittura appena iniziata. Tra gli studi per la Battaglia d’Anghiari, quello conservato nella Biblioteca Reale di Windsor ci mostra come L. intendesse servirsi delle scatenate forze della natura per esprimere la battaglia. Forse L. eseguì in quel tempo il ritratto che va sotto il nome di Gioconda (la scoperta di un documento del 1525 permette di stabilire che si tratta del ritratto di Monna Lisa del Giocondo, come scritto da Vasari). Al celebre vago sorriso (un moto psichico colto al suo primo manifestarsi prima che divenga più determinato) s’accorda il velato paese, che dell’immagine è il commento ed eco nella mutabilità delle ombre, nelle brume che ci sottraggono le linee dei contorni; il paesaggio affonda di grado in grado in un tenebrore azzurrognolo di acque e cielo. L’attività artistica di Leonardo durante il secondo periodo milanese (1507 circa) rimane pressoché oscura. Leonardo partì da Milano il 24 settembre 1513, invitato da Giuliano de’ Medici, fratello di quel Giovanni che era stato appena eletto papa col nome di Leone X. Giunse nella Città Eterna poco prima di Natale. Vi rimase fino alla seconda metà del 1516, quando, sentendosi escluso dalle grandi opere che fervevano all’epoca nell’Urbe, emigrò in Francia al servizio di Francesco I. Risale proprio a questo periodo, tra il 1515 e il 1516, il disegno a sanguigna, che reca in basso la sua firma e la scritta «Ritratto di lui stesso assai vechio». Durante il soggiorno in Francia Leonardo compì il S. Giovanni Battista e terminò la S. Anna (entrambi al Louvre).

Fonte: www.corriere.it

In questa ricorrenza pubblicheremo il nostro commento al romanzo La biblioteca segreta di Leonardo di Francesco Fioretti (clicca sul titolo per leggere il commento)

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