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I Navigli nelle foto di Ilaria Spes

a cura di Redazione i-LIBRI

I Navigli nelle foto di Ilaria Spes

Come non pensare ad Alda Merini, passeggiando nella zona milanese dei Navigli?
Tra darsena, Naviglio Grande e Naviglio Pavese – le cui antiche origini risalgono al XII secolo – lo spirito della poetessa aleggia sui luoghi che le furono cari e che respinse (“Non l’amo più Milano. È diventata una belva che non è più la nostra città. Adesso è una grassa signora piena di inutili orpelli”) come spesso avviene nei grandi amori.

In quello che è divenuto il centro della movida milanese e che mantiene un’atmosfera vagamente veneziana nella luce invernale del mattino, che riflette palazzi e case nelle acque dei Navigli, tra le musiche prodotte da suonatori di strada, fuori dai locali ancora chiusi è possibile sognare o immaginare le occasioni che sono state il diapason di poesie…

Ieri sera nel basso dentro la gioconda osteria

Ieri sera nel basso dentro la gioconda osteria
un uomo trangugiava il suo vino
con una voluttà bacchica e assente,
io guardavo la sua gola turgida
di vino e dimenticanza
e mi chiesi come mai mi tenessi in cuore una spina
senza chiedere aiuto a Bacco.

(da “Le satire della Ripa”)

Il Vicolo dei Lavandai è un angolo pittoresco in cui si trovano i vecchi lavatoi, mentre sulla sponda opposta una targa indica il luogo in cui viveva la poetessa: un appartamento in affitto che è stato smantellato alla sua morte, ma – grazie all’impegno di estimatori, delle figlie e delle istituzioni – è stato ricostruito  in un edificio dedicato alla sua memoria: lo Spazio Alda Merini, attualmente gestito dall’associazione culturale La Casa delle Artiste, in via Magolfa 32.

Lavandaie

Lavandaie avvizzite
sul corpo del Naviglio
con un cilicio stretto
stretto intorno alla vita,
lavandaie violente
come le vostre carni,
donne di grande fede
sopravvissute al lutto
della bomba di Hiroshima…
Lavandaie corrotte
dall’odore del vino,
ossequiose e prudenti
fortissime nell’amore
che sbattete indumenti
come sbattete il cuore.

(da “La Terra Santa e altre poesie”)

 

A Dino Campana

Ritorna,  che cantar canzone di voto
Dentro l’acqua del Naviglio io voglio
Perché tu sia riesumato dal vento.

Ritorna a splendere selvaggio
E giusto ed equo come una campana,
riscuoti questa mente innamorata
del suo dolore, seme della gioia,
mia apertura di vento e mio devoto
ragazzo
che amasti la maestra poesia.

(da “Ballate non pagate” 1995)

Il link al sito ufficale di Alda Merini

Alda Merini – Poetessa italiana (Milano 1931 – ivi 2009). Annoverata tra le maggiori voci poetiche del Novecento, esordì con due liriche pubblicate da G. Spagnoletti nell’Antologia della poesia italiana 1909-1949 (1950); nello stesso periodo frequentò G. Manganelli e S. Quasimodo. Al 1953 risale il suo primo volume di versi, La presenza di Orfeo, in cui già si manifesta l’intreccio di temi erotici e mistici caratteristico della sua produzione. Dopo Tu sei Pietro (1961) ebbe inizio un silenzio artistico durato vent’anni. Nel 1984 diede alle stampe una delle raccolte più importanti, La Terra Santa, seguita da L’altra verità. Diario di una diversa (1986). Con Ballate non pagate (1995) ha vinto il premio Viareggio. Ha pubblicato ancora: Clinica dell’abbandono (2003), in due volumi che raccolgono poesie scritte negli anni Novanta e componimenti successivi; Nel cerchio di un pensiero (teatro per voce sola)(2005), raccolta di poesie dettate per telefono a M. Campedelli; La carne degli angeli  (2007). Autrice anche di prose (tra le quali Delirio amoroso, 1989; La vita facile, 1996), M. ha ottenuto vari riconoscimenti ed è stata candidata al premio Nobel per la letteratura dall’Académie française (1996) e dal Pen Club Italiano (2001).

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