oppure Registrati
I racconti ai tempi del coronavirus

Le palafitte

a cura di Bruno Elpis

Le palafitte

Prologo

La mia quarantena dura ormai… ehm, ventitré giorni di marzo più trenta d’aprile, sono cinquantatré giorni in totale.
La vita ha cambiato modalità e ritmi.
Mi consolo guardando le immagini della natura che s’impossessa nuovamente dei propri spazi. Quegli spazi che l’uomo ha usurpato, con la prepotenza del tiranno più tracotante e ottuso.
I canali di Venezia sono limpidi. Sono stati avvistati un polipo, una medusa e perfino un cavalluccio di mare (ndr: guarda il video cliccando su questo link).
Nelle acque dei porti inerti i delfini intrecciano carole e danze semicircolari.
I cinghiali scorrazzano per le strade delle città deserte.
Cervi attoniti, timidi e curiosi si avventurano dove mai avrebbero osato.
Conigli e lepri si riappropriano dei parchi urbani.
Da paesi esotici giungono le immagini di elefanti, di scimmie e anche di grossi predatori che attraversano indisturbati le vie un tempo invase dal traffico.
Quanto durerà ancora la nuova fase della storia contemporanea?
Potrà l’uomo maturare, attraverso questa esperienza, nuove idee per correggere il vecchio corso delle cose?

Primo finale

30 aprile 2021 – I test realizzati sull’uomo e finalizzati alla produzione di un antidoto efficace contro il coronavirus si sono susseguiti, ma sono falliti. Il morbo si è rivelato invincibile e letale. Quello che doveva essere un periodo circoscritto – di qualche mese, assicuravano autorità e scienziati – si è trasformato nel nuovo sistema “normale” di vita. Trascorriamo il nostro tempo come prigionieri agli arresti domiciliari. Saltuariamente ci aggiriamo per le strade: inconsistenti come fantasmi, mascherati e protetti da diaframmi trasparenti, annientati dalla paura di contrarre un virus che non concede via di scampo.

Secondo finale 

30 aprile 2021 – Il coronavirus era soltanto il preludio di una piaga ben più grave.
La TV diffonde le immagini di un pianeta allagato nel quale le zone emerse sono una frazione infinitesima del globo terracqueo.
Poi giungono altre scene televisive.
Alcuni sommozzatori si issano sulla goletta in vetroresina.
L’alba dispiega luci soffuse e allusive sopra la distesa placida del mare. Le cupole di San Marco affiorano come isolotti artificiali e frangono la superficie della laguna. La quadriga di bronzo è mutazione d’ippocampi nell’Adriatico.
Dalle acque riemerge un batiscafo battente bandiera svedese.
I palombari consegnano i reperti a Ingemar.
Nel pomeriggio il capo della spedizione incontrerà gli altri due membri del triumvirato scientifico: Peter e Christer. Chimica, ingegneria e urbanistica si  alleano per disegnare il nuovo assetto di Kristianstad, paradigma per il nuovo corso della storia dell’umanità.

Ingemar ha avuto un’intuizione geniale.  Agendo sugli atomi, ha esteso il periodo: non soltanto degli elementi chimici, ma anche della storia umana e delle aspettative.
Ormai l’idrotonio è incasellato a buon diritto nella tabella di Mendeleev: più prezioso e molto meno raro dell’oro, più inattaccabile del platino, più utile del ferro e del tungsteno.

La riunione pomeridiana del comitato scientifico è stata intensa e risolutiva.
Nell’acquario ossigenato e luminoso campeggia il plastico della nuova Venezia del Nord: una polis governata dalla tecnocrazia. L’attuazione di un’antica utopia. Un modello politico per il mondo intero. O meglio: per i superstiti, davvero pochi…
Il diafanoscopio proietta l’ammonimento di un ritaglio di giornale datato 2012: “Il livello della acque salirà di due metri entro l’anno 2100. Kristianstad sarà completamente inondata”.
In realtà l’invasione delle acque ha anticipato i tempi. Ovunque.
Grazie all’idrotonio, i canoni architettonici di Christer si concretizzano in strutture ispirate all’estetica primitiva della sopravvivenza.
Peter, dal canto suo, ha osservato le metamorfosi di nutrie e castori. Le comunità di questi animali prosperano più floride che mai. Per mimesi l’ingegnere ha  progettato e attuato un efficace sistema di chiuse.
Le palafitte idrotoniche svettano incorruttibili sul fior delle acque tiepide del Baltico. Promettono immortalità. E sono un forte richiamo alla teoria dell’eterno ritorno.

Terzo finale

1 maggio 2020 – È il cinquantaquattresimo giorno della mia quarantena. Celebriamo la festa del lavoro con una speranza di salvezza: che il vaccino testato sull’uomo sia efficace. Tra qualche mese sconfiggeremo il virus e torneremo liberi. Tuttavia, mi assale una paura: che il vaccino restituisca all’uomo l’alta autostima e il senso dell’onnipotenza che lo autorizza a sentirsi il despota del mondo, a discapito delle altre specie viventi e dell’ecosistema. Il tiranno cieco e ottuso, una volta scampato il pericolo, proseguirà la sua folle corsa verso la distruzione del pianeta? Il mio timore è fondato. Non sarebbe la prima volta che l’uomo non impara niente dalle lezioni della storia…

Bruno Elpis

_______________________________________

Leggi l’articolo Racconti ai tempi del coronavirus cliccando su questo link

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati