Oggi per voi un altro dei racconti finalisti del concorso "Scrivi un racconto", ed in particolare: La sottile linea rosa, di Michela Guidi.
LA SOTTILE LINEA ROSA - di Michela Guidi
Che cosa si può dire di una ragazza che, a trentadue anni, si è trasformata da tigre nel letto a granchio attaccato alle palle? Che era simpatica. Brillante. Che amava i libri, l'arte, le serate con gli amici. E me. Poi abbiamo avuto un figlio, e lei ha subito la suddetta mutazione zoologica. Dovrei dire che non mi dispiace, lo so, perché l'amore è fatto anche di piena comprensione per i percorsi interiori di chi ci vive accanto. Ma quando questi percorsi passano per la camera da letto è sicuramente necessario un piccolo sforzo in più. Stamattina, prima di andare al lavoro, ci ho provato per l'ennesima volta. Con la camicia azzurra sbottonata (un tempo la sua preferita) e l'occhio dolce, l'ho invitata ad avvicinarsi con un gesto della mano. Lo specchio dell'armadio rifletteva un'espressione così implorante che avrebbe commosso perfino mia suocera. Ma non lei. "A quanto pare ho sposato un vero maniaco sessuale, Paolo. Non hai capito che quando c'è il bambino non mi sento tranquilla? Potrebbe svegliarsi da un momento all'altro..." Questa è la sua risposta standard da quando è nato Teo. Quella precedente era: "A quanto pare ho sposato un vero maniaco sessuale, Paolo. Non hai capito che da quando sono incinta non mi sento tranquilla? Ho paura che potrebbe fare male al bambino...". Mi sembra di sentire già il solito coro di benpensanti, pronte a scagliarsi contro il marito che pensa solo a quello e pretende che tutto torni subito come prima, rifiutandosi di capire che gravidanza e maternità sono due momenti estremamente delicati nella vita di una donna. Il fatto è che il bambino è quasi pronto per una vita sessuale autonoma, avendo ormai tre anni e due mesi, e che io non ho più potuto toccare mia moglie dal fatidico test positivo in poi. Fate un po' i vostri conti. Considerando inoltre che Teo vivrà con noi per i prossimi trent'anni, forse anche quaranta, cosa dovrei fare io? Farlo essiccare e farne un amuleto da portare al collo? E comunque questo è il minore dei problemi. Io vorrei semplicemente sapere perché un evento naturale come la nascita di un figlio ha praticamente resettato la mente di mia moglie, sintonizzandola su una frequenza che mi è totalmente aliena.
Dieci anni fa mi sono mi sono innamorato di lei non solo per il suo faccino lentigginoso ed i riccioli in lotta con l'atmosfera, ma perché una delle prime notti che abbiamo trascorso insieme, abbandonata a peso morto sul mio petto, si è messa a cantare nel sonno e, alla fine dell'esibizione, si è rumorosamente soffiata il naso nel mio pigiama. E poi perché era capace di dilapidare interi stipendi in libreria, uscendone carica di tomi di storia e di arte, e di passare subito dopo al negozio di intimo, dove acquistava completini sconsigliati agli ipertesi. Perché la sua casa era sempre aperta a amici, cioccolato, sigarette e polvere. Perché i suoi gusti musicali spaziavano dai Nirvana, a Chopin, allo Zecchino d'Oro e parlava così tanto che a volte cercavo l'interruttore per spegnerla.
Sposandola ho veramente creduto di fare un grosso affare. L'ho creduto fermamente fino alla sera in cui sono rientrato a casa e l'ho trovata ad aspettarmi con lo stick in mano. "Sono comparse le due linee, Paolo. Aspetto un bambino" . Due sottili, pallide, innocue lineette rosa, che osservai stupito ed adeguatamente felice. Dopo, il diluvio.
La mutazione, a dire il vero, è iniziata abbastanza in sordina. Niente più pacchetti di sigarette in giro, nel frigorifero solo quintali di alimenti biologici, pavimenti scintillanti, cd di musica new-age sparsi per il salotto e lei sempre più assorta e silenziosa, come se si stesse lentamente accartocciando in un mondo tutto suo. Piccole cose, sicuramente del tutto normali. Ero tranquillo. Poi, un giorno, i libri d'arte e di storia sono scomparsi dalla libreria, rimpiazzati da cataloghi di articoli per bambini e manualistica varia dai titoli inquietanti: "Sarò mamma, se Dio lo vorrà", "Mille e un modo per relazionarsi col feto", "La psicologia infantile dai zero ai trentacinque anni". Allarme rosso, ma ormai era troppo tardi.
Il primo anno di vita del bambino ha portato il completamento della metamorfosi. Niente più visite degli amici, per evitare di contagiare la creatura con qualche orribile virus. Niente più fumo, neanche per me: solo una sigarettina in giardino, ogni tanto e, subito dopo, doccia con disinfettante. Niente più telegiornale (destabilizzante per l'equilibrio psicofisico del poppante) né film di azione (troppo violenti). Banditi tutti i mobili con gli angoli, per fare spazio a tavoli rotondi, sedie stondate, divano circolare e librerie smussate. Niente possibilità di instaurare un qualsiasi tipo di rapporto con mio figlio ("Preferisco cambiarlo io, non voglio che prenda freddo al pancino", "è meglio che si addormenti con me, il tuo tono di voce potrebbe disturbarlo", "non rotolarti a terra con lui, ci sono giochi più educativi!", solo per citare qualche esempio...). Niente possibilità di dialogo con mia moglie, ove per dialogo si intende scambio di almeno quattro parole che non riguardano il bambino.
Tutte le sere accende il suo notebook e registra minuziosamente ogni suo minimo progresso, dalla prima pappina all'ultima scoreggina. A volte si blocca all'improvviso e mi chiama, preoccupata. "Paolo, preferirei non comprargli il motorino. Magari potremmo optare per un'auto usata..." "Secondo te è meglio che si iscriva all'Università di Bologna o a quella di Roma?". Seria. Serissima. "Viola, io direi di aspettare che Teo inizi a frequentare almeno la scuola materna. Poi ne riparleremo" Rispondo pacato, con la tipica lungimiranza paterna.
Al secondo anno di Teo non era neanche più il caso di parlare di metamorfosi, ma di vero e proprio scherzo della natura. Al terzo mi sono infine ritrovato il sopracitato crostaceo come dolorosa appendice.
Che cosa si può dire di un uomo praticamente vedovo a soli trentasette anni, ridotto a chattare su Facebook e con le mani ormai piene di calli? Che aveva avuto una moglie. Che forse aveva un figlio. Che aveva, per fortuna, una suocera.
Vittoria Martelli Morselli è una distinta signora sulla settantina, con il caschetto color argento, il canonico filo di perle ed un carattere da sergente di ferro. Quando, un pomeriggio, me la ritrovo sulla soglia di casa, mi si gelano gli umori. "Questa è venuta per bastonarmi e per dare manforte alla figlia..." penso immediatamente. Lei mi squadra per un lungo momento, in silenzio. "Ciao Paolo, Viola è in casa?" chiede sbrigativa "sì, Vittoria, è di là in sala..." "e Teo?" "sta facendo il riposino pomeridiano" "perfetto! Tu non muoverti di qui!". Sento che chiude la porta scorrevole, poi la voce stupita di mia moglie. Non posso non ascoltare.
"Allora Viola, come procede il tuo matrimonio?" esordisce con studiata indifferenza "Perché tu hai anche un marito. Te lo ricordi, vero? È quel tizio con l'aureola che mi ha appena fatta entrare."
"Mamma, ma come ti permetti? Fra me e Paolo non è cambiato niente! Ovviamente Teo mi impegna molto, ma..."
"Ma da quanto tempo non fate l'amore?" incalza, con insuperabile nonchalance.
"Non sono affari tuoi! E comunque ci sei passata anche tu, dovresti sapere che il parto non è una passeggiata e che un bambino ti lascia poco tempo per queste cose!"
"Certo, ci sono passata anch'io. Ma io faccio sesso con tuo padre almeno tre volte la settimana, da quarant'anni a questa parte. Abbiamo ripreso i nostri incontri che tu avevi appena due mesi e, ovviamente, durante la gravidanza ci siamo divertiti moltissimo! "
Ma la carissima suocera non ha ancora finito. "Insomma, Viola, penso che tu stia troppo sopra a quel bambino, e troppo poco sotto tuo marito. Vedi di invertire la rotta, se non vuoi ritrovarti con un figlio disadattato e un marito pornodipendente! Questi manuali sono ancora qui?" aggiunge con disapprovazione osservando la libreria "prendi spunto da questo, piuttosto" conclude appoggiando sul divano una copia, piuttosto consunta, del "Kamasutra". Poi, come se niente fosse, saluta educatamente e se ne va.
"Come hai fatto a sopportarmi per tutto questo tempo?" Mi chiede Viola due sere dopo, sguardo triste e riccioli più ribelli del solito. "Come ho fatto? Lavoro, sigarette, internet... e un po' di fai-da-te" rispondo fissandomi le mani. "Avevo paura di non essere una buona madre ed ho completamente dimenticato di essere anche una moglie... " prosegue, accarezzandomi il braccio. "Mamma!!! Mammaaaaa..." Nostro figlio ha un tempismo davvero incredibile. "Stai buono nel lettino, Teo! Non voglio sentire la tua voce fino a domattina!" gli ulula dietro lei. Poi chiude la porta della camera e mi sorride.
Naturalmente il mio ex-migliore amico sul più bello non mi ha assecondato. Forse l'emozione di sentirsi finalmente libero, dopo tanto tempo. Viola ha dormito accoccolata sul mio petto e ha anche cantato un po'. Non lo faceva dalla notte in cui mi sono innamorato di lei.

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