Giallo - thriller - noir

1 – Introduzione alla sezione giallo – thriller – noir

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Categoria: Giallo - thriller - noir

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Trama

Le Vostre recensioni

Lo spirito di Edgar Allan Poe aleggia in questa sezione. I colori predominanti sono, infatti, il giallo e il nero. Giallo, termine tutto italiano desunto dalla mitica serie Mondadori, che racchiude le opere che in ambito internazionale vengono identificate come “ Polar” (“Roman Policier”) o “Crime stories”.

E nero, in due accezioni: un sottogruppo del giallo stesso, che mette in primo piano l’introspezione dei personaggi, e il classico nero con cui si identificano le opere gotiche e horror. Oltre a questi due colori, la sezione accoglie tutte le sfumature del thriller. Letture ad alta suspence, quindi. Buon divertimento.

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La zona tra Brescia, Chiari e Rovato è un distretto produttivo pieno di fabbriche e di capannoni. Ed è il personale inferno di Dante, che di mestiere fa la guardia giurata e gira, notte dopo notte, per verificare che tutto vada per il meglio. Vive insieme a sua madre, una donna che da quando è vedova sembra rinata. Ma rinata male, perché passa il suo tempo tra creme e sesso trovato via internet. Col risultato che Dante è sempre più solo. Nella stessa zona vive anche Samira. Quindici anni, musulmana e bella. Ha un padre violento, reso ancora più violento dal fatto di vivere in un posto che sente straniero e ostile: l’Italia. Così quest’uomo sarebbe pronto ad ammazzare sua figlia se soltanto sapesse che ha incontrato Dante, un cristiano, e che si ostina a frequentarlo. Perché Samira, in realtà, è già una donna. E vuole essere una donna libera. Mentre un gruppetto di suoi connazionali sta preparando un attentato miserabile, da poveracci, e Dante finirà per imbattersi anche in loro. “La notte dei petali bianchi” prova a rispondere a una domanda: fa più paura stare da soli o fanno più paura gli altri, i diversi da noi? E lo fa mettendoci a disposizione una lucida visione dell’Italia dei nostri anni e un strepitoso talento nel raccontarla.

LA NOTTE DEI PETALI BIANCHI

Di Fiore Gianfranco

In un’epoca non troppo lontana ci si spostava dal Meridione al Nord in cerca di lavoro. E a lasciare case e famiglie non erano solo ragazzi e uomini pronti all’esperienza e alla vita, ma anche bambini, spesso di meno di dieci anni di età, che partivano da soli, senza genitori e fratelli. Questo romanzo è la storia di uno di loro, Ninetto detto Pelleossa, che da bambino abbandona la Sicilia e si reca a Milano. Come racconta lui stesso, “non è che un picciriddu piglia e parte in quattro e quattro otto. Prima mi hanno fatto venire a schifo tutte cose, ho collezionato litigate, digiuni, giornate di nervi, e solo dopo me ne sono andato via. Era la fine del ’59, avevo nove anni e uno a quell’età preferirebbe sempre il suo paese, anche se è un cesso di paese e niente affatto quello dei balocchi. Ma c’è un limite e quando la miseria ti sembra un cavallone che ti vuole ingoiare è meglio che fai la valigia e fuggi, punto e basta”. Ninetto a Milano scoprirà la vita, e se stesso, come può scoprire le cose un bambino che non capisce più se è “picciriddu” o adulto, e si trova lì nel mezzo, con gli occhi spalancati su un mondo nuovo e sorprendente e il cuore stretto dalla timidezza, dal timore, dall’emozione dell’ignoto.

L’ultimo arrivato

Balzano Marco

"La giustizia degli uomini non mi tocca. Nessun tribunale della terra saprebbe giudicarmi", Così esordisce nel romanzo il protagonista Tullio Hermil. Costantemente infedele alla moglie Giuliana, in un tardivo tentativo dì riavvicinamento alla propria consorte egli scopre che questa porta in seno il frutto di un unico, irreparabile tradimento. Fra sé e la rinnovata passione verso Giuliana si frappone il piccolo intruso, e Tullio non esita a provocare la morte della creatura innocente. Influenzato da Tolstoij e Dostoevskij, pregno dell'incipiente decadentismo contemporaneo, intriso delle letture di neurologia e psichiatria, questo romanzo dannunziano conobbe alla sua uscita nel 1892 un grande successo in Francia (dove fu subito tradotto) e nel resto dell'Europa, prima ancora che in Italia.

L’innocente

D'Annunzio Gabriele

Arlind non è ancora nato che già la vita si prende gioco di lui. Sua madre Lilla ha sognato che partorirà un'altra femmina, la quarta. Perciò ha promesso di darla in adozione alla cognata Eleni, che non può avere figli. Ma quando nascerà un maschio, Arlind, Lilla rinuncerà lo stesso a lui, perché in un villaggio albanese venir meno alla parola data attira la cattiva sorte. Arlind cresce con un profondo senso di smarrimento, che diventa a poco a poco dolore, e poi odio profondo. Unico punto di riferimento, il nonno Kristo che gli insegna "il discreto rumore del perdono". Nel frattempo un'onda travolge il mondo attorno a lui: il crollo dei regimi dell'Est. Cambia il mondo dei vivi, ma anche quello dei morti: e chi è stato creduto morto, si scopre essere vivo.

Non c’è dolcezza

Ibrahimi Anilda