Narrativa

1960

Colombati Leonardo

Descrizione: Roma, 25 agosto 1960. È in pieno svolgimento la cerimonia d'apertura della XVII Olimpiade moderna. Davanti ai capi di Stato di tutto il mondo sfilano atleti provenienti dai quattro angoli della Terra, portando con sé speranza, giovinezza, ma anche le delicate questioni di politica internazionale. Negli ambienti dei servizi segreti si diffonde la voce che ci sarà un tentativo di rapimento ai danni del presidente Gronchi da parte di una frangia deviata degli stessi servizi e di un gruppo di attivisti di estrema destra. Unendo la ricostruzione storica alla leggenda e all'invenzione, Colombati tratteggia un affresco d'epoca, nel quale scorre un thriller terribile e incalzante. Tra i protagonisti ci sono personaggi storicamente esistiti, su tutti lo scrittore americano John Fante, che si trova invischiato in una vicenda di spie e controspie. E quelli inventati, ma non meno reali, come Agostino Savio, agente segreto affascinante e ambiguo. O anche Olimpia Meneguzzer, figlia di un crudele maggiore del SIFAR in odore di golpe, adolescente incantatrice, intorno al cui fascino ruotano tutti i protagonisti di questo romanzo.

Categoria: Narrativa

Editore: Mondadori

Collana: Scrittori italiani

Anno: 2014

ISBN: 9788804616177

Recensito da Antonella Di Martino

Le Vostre recensioni

1960 di Leonardo Colombati.
Aspettando un colpo di Stato.

Sappiamo bene che la fantasia umana non crea dal nulla: attinge materiale dall’esperienza e lo rielabora: nel nuovo romanzo di Leonardo Colombati questo stesso materiale rientra nel prodotto creativo, insieme al processo di rielaborazione. Ne viene fuori un’opera complessa, che consente diversi livelli di lettura.

Roma, 15 agosto del 1960, iniziano le XVII Olimpiadi: da questi dati iniziali, ben scolpiti nella nostra storia, nasce un articolato intreccio di fili con la finzione, un gioco raffinato e consapevole che si svolge sotto gli occhi del lettore. Terminato il romanzo, la storia ricomincia grazie a un’appendice ricchissima di note, da cui seguiamo la provenienza dei fili: dalla letteratura, dal mito e dalla leggenda, dal cinema e dalla musica. E non è finita qui, perché all’intreccio si aggiungono gli infiniti mondi in cui vivono i lettori: succede sempre, ma in questo caso il gioco è molto più evidente.

“Attraverso un raddoppio del suo settennato, Gronchi puntava a una vera e propria incoronazione…”
La storia di allora suscita risonanze che ci portano a spiare il nostro presente da un insolito buco della serratura. Olimpia, la “moderna Afrodite” di allora, è “la personificazione di una felicità che potrebbe durare per sempre, per tutti” e si trova al centro della visuale: svanirà nel nulla, così come le Olimpiadi finiranno presto, lasciandoci orfani di speranze e possibilità perdute. Ora come allora, la storia diventa farsa, e la tragedia sprofonda nel ridicolo: le trame del colpo di Stato finiscono miseramente, paracadutate in un pollaio. Dal fango farsesco emergono soltanto la morte e la sofferenza: chi dice che la tortura delude, mente.

“Hai mai sentito parlare della tortura del topo?”
La tortura del topo, descritta nei dettagli, nel mio personale mondo letterario richiama subito le stanze del Ministero dell’Amore di orwelliana memoria; ma qui O’brien assume le sembianze di un aguzzino altrettanto colto ma dionisiaco: il dottor De Tremendiis, che è contemporaneamente il torturatore e il mostro al centro del labirinto, Dioniso e il Minotauro. De Sade e Joyce, la leggenda antica e moderna del Minotauro contribuiscono a ricostruire questa gigantesca figura del immaginario collettivo.

Ma nessuno è innocente! Le masse condividono il cinismo di chi le governa. L’uomo è per sua natura un animale malvagio che non sa cosa vuole. Ecco perché il potere supremo non deve mai sforzarsi di spiegare ii giustificare se stesso in termini razionali. Tant’è vero che sono proprio le istituzioni razionali, come le repubbliche e le democrazie, quelle più facili a crollare; mentre sono le Chiese, le monarchie e le aristocrazie ereditarie, nonché un istituto altamente irrazionale come la famiglia, sono queste le istituzioni che durano.”
Le parole del torturatore pesano come pietre, caratterizzando a un personaggio che fugge dalla mediocrità di tanti eroi moderni.

Tutti i personaggi del romanzo, muovendosi tra storia e fantasia, hanno poca carne e poche ossa, ma attingono ampiamente dalla profondità dell’immaginario e dalla storia, e danno voce a una varietà umana notevole: capi di stato e colonnelli, artisti e intellettuali, spie e controspie, nobili e regnanti, atleti e attori.

Lo stile elegante, molto vivace nell’ambientazione romana, ci induce a navigare con calma tra ricordi e rimandi, in una narrazione incerta e multimediale, che non si legge certo d’un fiato, ma ci trascina avanti con la forza di un thriller e di un romanzo storico. Scegliamo il nostro livello di lettura, e cominciamo.

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Leonardo

Colombati

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Intervista a Colombati Leonardo

Per spalancare il panorama di meraviglie che l'universo naturale contiene non occorrono grandi spedizioni, possono bastare un parco cittadino, un balcone, persino una fessura nel pavimento di casa. Tenendo gli occhi e la mente bene aperti impareremo a decifrare le voci delle rondini e le abitudini dei merli, ad amare alcuni insetti e a combatterne altri, a seguire il ritmo con cui di stagione in stagione si vestono e si svestono gli alberi, dal flessuoso salice al burbero castagno. Seguire i voli delle rondini o le fioriture delle veroniche. Scoprire che il rospo si «innamora» per primo e che il picchio sa vedere nel futuro. Ricordare che della pervinca scriveva Giovanni Pascoli, dell'usignolo John Keats, e dell'upupa il poeta persiano Farid ad-din Attar. Per spalancare il panorama di meraviglie che l'universo naturale contiene non occorrono grandi spedizioni, possono bastare un parco cittadino, un balcone, persino una fessura nel pavimento di casa. Tenendo gli occhi e la mente bene aperti impareremo a decifrare le voci delle rondini e le abitudini dei merli, ad amare alcuni insetti e a combatterne altri, a seguire il ritmo con cui di stagione in stagione si vestono e si svestono gli alberi, dal flessuoso salice al burbero castagno. «Da quando ho memoria di me, le scienze naturali sono sempre state la mia unica vera passione» ricorda Susanna Tamaro. Una passione mai sopita e che in un tempo di lutti e difficoltà come l'attuale si impone come una necessità, quella di tornare a meravigliarsi, a provare gratitudine per la ricchezza e lo splendore dell'esistente. Il suo «taccuino di appunti» prende vita lungo i mesi grazie a un'osservazione quotidiana colta e intima, che si incanta per il volo delle coccinelle e dialoga con i grandi autori del passato, da Plinio il Vecchio a Charles Darwin. Ritroviamo così una dimensione domestica e sorprendente della natura che appartiene a tutti noi e che abbiamo il diritto di conoscere di più e meglio: perché la conoscenza è la prima e più necessaria forma dell'amore.

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