Giallo - thriller - noir

Il collezionista di ossa

Deaver Jeffery

Descrizione: Lincoln Rhyme, criminologo forense divenuto tetraplegico in seguito a un incidente, deve scovare "il collezionista di ossa", uno psicopatico che rapisce le sue vittime e le uccide facendole a pezzi.

Categoria: Giallo - thriller - noir

Editore: Rizzoli

Collana: Best BUR

Anno: 2013

ISBN: 9788817066914

Recensito da Elpis Bruno

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Il collezionista di ossa di Jeffery Deaver è attraversato da una sequenza di omicidi efferati: il caso si apre con un ritrovamento raccapricciante (“John Ulbrecht – ferito con un colpo di pistola e sepolto vivo nella massicciata… all’incrocio tra l’Undicesima e la Trentasettesima”) dopo un doppio rapimento (“T.J. Ventotto anni. Lavora per la Morgan Stanley”). L’assassino seriale predilige modalità macabre (“Monelle sentì l’irresistibile solletico delle vibrisse sul naso mentre i minuscoli denti aguzzi emergevano dalla bocca e cominciavano a masticare il nastro adesivo”) che risuonano delle note de Il pozzo e il pendolo di Poe. E manifesta una sinistra predilezione (“Vecchio e magro, pensò il collezionista di ossa. La pelle si sposterà sulle ossa come seta”), che culmina in un altro doppio rapimento: quello di madre e figlia, giunte a New York da Chicago, in occasione di un summit delle Nazioni Unite. 

I delitti sono collegati da un filo conduttore (“Lasciò gli indizi che portavano al luogo successivo”) in un’audace sfida che vuole coinvolgere gli inquirenti (“Ci rende suoi complici. Se non salviamo le vittime in tempo, la loro morte è in parte colpa nostra”). 

Si occupa del caso Lincoln Rhyme (“Una stramaledetta tortura, per un tetraplegico”), “il più eminente criminalista del mondo” inchiodato a un letto tecnologico dopo un incidente sul lavoro, mentre cova propositi di suicidio assistito (“Ognuno ha il diritto di uccidersi”) e attende che un medico gli somministri la morte (“Berger… il suo dottore della morte”).

Una strana assonanza (“Il disco di osso era stato lasciato lì dallo specialista ortopedico di Rhyme, Peter Taylor”) lega il detective all’assassino (“Questa è una quarta vertebra cervicale. Proprio come quella nel suo collo. Quella che si è rotta”), mentre l’intuito lega Rhyme ad Amelia Sachs (“Era come se la sua condizione la stesse mettendo a proprio agio. L’esatto opposto di come reagiva la maggior parte della gente”), l’agente che lo affianca in un indagine condotta con puntiglio minuzioso che si manifesta nella compilazione progressiva di una tabella ove – nel corso del romanzo – si definisce la fisionomia del sosco, il soggetto sconosciuto, serial killer che sembra trarre spunto da un precedente criminale (“Schneider stava tentando di scoprire il metodo più efficace di purificare le sue vittime separandole dalla carne”) e che ha una sua orribile filosofia di morte (“Sono arrivato alla conclusione che è meglio… limitarsi semplicemente a seppellire il corpo in terra fertile e lasciare che sia la Natura a compiere il noioso lavoro”).

Clamorosi i colpi di scena finali che, dopo pagine narrate con precisione entomologica, rendono questo romanzo irrinunciabile per gli amanti del genere.

Bruno Elpis

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