Narrativa

La felicità del lupo

Cognetti Paolo

Descrizione: Fausto si è rifugiato in montagna perché voleva scomparire, Silvia sta cercando qualcosa di sé per poi ripartire verso chissà dove. Lui ha quarant'anni, lei ventisette: provano a toccarsi, una notte, mentre Fontana Fredda si prepara per l'inverno. Intorno a loro ci sono Babette e il suo ristorante, e poi un rifugio a piú di tremila metri, Santorso che sa tutto della valle, distese di nevi e d'erba che allargano il respiro. Persino il lupo, che mancava da un secolo, sembra aver fatto ritorno. Anche lui in cerca della sua felicità.

Categoria: Narrativa

Editore: Einaudi

Collana: Supercoralli

Anno: 2021

ISBN: 9788806249878

Recensito da Redazione i-LIBRI

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La felicità del lupo

Fausto si è rifugiato in montagna perché voleva scomparire, Silvia sta cercando qualcosa di sé per poi ripartire verso chissà dove. Lui ha quarant’anni, lei ventisette: provano a toccarsi, una notte, mentre Fontana Fredda si prepara per l’inverno. Intorno a loro ci sono Babette e il suo ristorante, e poi un rifugio a piú di tremila metri, Santorso che sa tutto della valle, distese di nevi e d’erba che allargano il respiro. Persino il lupo, che mancava da un secolo, sembra aver fatto ritorno. Anche lui in cerca della sua felicità.

«Silvia rise. E di cosa sa gennaio? Di cosa sapeva gennaio? Fumo di stufa. Prati secchi e gelati in attesa della neve. Il corpo nudo di una ragazza dopo una lunga solitudine. Sapeva di miracolo.»

Arrivato alla fine di una lunga relazione, Fausto cerca rifugio tra i sentieri dove camminava da bambino. A Fontana Fredda incontra Babette, anche lei fuggita da Milano molto tempo prima, che gli propone di fare il cuoco nel suo ristorante, tra gli sciatori della piccola pista e gli operai della seggiovia. Silvia è lí che serve ai tavoli, e non sa ancora se la montagna è il nascondiglio di un inverno o un desiderio duraturo, se prima o poi riuscirà a trovare il suo passo e se è pronta ad accordarlo a quello di Fausto. E poi c’è Santorso, che vede lungo e beve troppo, e scopre di essersi affezionato a quel forestiero dai modi spicci, capace di camminare in silenzio come un montanaro. Mentre cucina per i gattisti che d’inverno battono la pista e per i boscaioli che d’estate profumano il bosco impilando cataste di tronchi, Fausto ritrova il gusto per le cose e per la cura degli altri, assapora il desiderio del corpo e l’abbandono. Che esista o no, il luogo della felicità, lui sente di essere esattamente dove deve stare. Di Paolo Cognetti conosciamo lo sguardo luminoso e la voce limpida, il dono di osservare le relazioni umane nel loro dialogo ininterrotto con la natura, che siano i boschi di larici dei duemila metri o il paesaggio di roccia e ghiaccio dei tremila. Con le loro ferite e irrequietezze, quando scappano e quando poi fanno ritorno, i suoi personaggi ci sembrano amici che conosciamo da sempre, di quelli rari. È per questo, forse, che tra le pagine vive di questo libro purificatore abbiamo l’impressione di attraversare non le stagioni di un anno, ma di una vita intera.

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Dopo il successo delle Otto montagne (clicca qui per leggere la nostra recensione), opera tradotta in 40 paesi, Cognetti propone un nuovo romanzo ad alta quota: “Raccontare con una lingua concreta e precisa è un’ambizione a cui si arriva, se si è bravi, dopo un lungo lavoro di revisione e di  sottrazione”.
“La lingua dura della montagna” (pagina cinquantaquattro del nuovo romanzo, edizione Einaudi) è “la lingua concreta e precisa delle cose, quella che usa più sostantivi che aggettivi” e a questa lingua è affidato il racconto de La felicità del lupo.

“Quella lingua è la stessa lingua della poesia. Questa semplicità a cui si perviene non è affatto istintiva. La scrittura nasce complicata, imprecisa, sovrabbondante e la semplicità è una meta, un’ambizione a cui si arriva, se si è bravi, dopo un lavoro lungo e faticoso di pulizia”.

Come le  Otto montagne anche La felicità del lupo è ambientato in montagna. Una montagna vicina alla città (Milano), anzi – come dice Fausto – assurdamente vicina, eppure abbastanza distante da generare una consistente sfilza di malintesi e stereotipi: “Mi capita spesso di sentirmi dire quanto debba essere bello vivere quassù, in mezzo al bosco, nella pace e nel silenzio. Tutto vero, certo. Poi, però, c’è anche la solitudine, così come c’è un’altra montagna, quella del lavoro,  che è lontana dalla quiete perché chi deve lavorare non fa poi così silenzio”.

“La montagna è un luogo complesso, come del resto tutti i luoghi abitati dalle persone, e con questo romanzo ho voluto riportarla al livello di realtà”. La felicità del lupo racconta dunque un luogo con il suo fascino e la sua complessità, cercando di evitare la facile retorica della deriva ecologista e della mistificazione…

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