Letteratura americana

ABISSO SENZA FINE

Slaughter Karin

Descrizione: Non c’è addestramento di polizia più efficace dell’istinto. La madre di Faith non risponde al telefono. La porta di casa però viene trovata aperta. Una macchia di sangue sopra la maniglia. La sua figlia più piccola è nascosta in un capannone dietro casa. Quando Faith si precipita lì trova un uomo morto nella lavanderia. Segni di colluttazione in camera da letto, ma della madre nessuna traccia. Per trovarla avrà bisogno dell’aiuto del suo collega, Will Trent, e del medico Sara Linton. Ma Faith non è solo un poliziotto in questa indagine, è un testimone e anche un sospettato.

Categoria: Letteratura americana

Editore: TimeCrime

Collana:

Anno: 2013

ISBN: 9788866880837

Trama

Le Vostre recensioni

Faith Mitchel è di ritorno da un seminario di informatica ed è in ritardo di due ore. Ha affidato la sua bimba di quattro mesi a sua madre Evelyn, poliziotta in pensione. Nel momento in cui Evelyn non risponde al telefono, all’inizio la figlia non si preoccupa, ma poi la madre non risponde neanche al cellulare e quando Faith finalmente riesce ad arrivare a casa, lo scenario che le si presenta è apocalittico. Ci sono due cadaveri, sangue ovunque, Evelyn è sparita e la piccola Emma è chiusa nel capanno degli attrezzi. Che cosa è accaduto? Chi ha portato via l’ex poliziotta e perché? Faith è sotto choc. È una testimone indispensabile, ma è anche sospettata di omicidio. Toccherà al suo collega, il detective Will Trent e alla dottoressa Sara Linton fare di tutto per aiutarla e per risolvere il mistero.

Tra indagini serrate e un continuo susseguirsi di colpi di scena, Will Trent si troverà ad affrontare uno dei casi più sconvolgenti della sua carriera, ma non solo. Il suo autocontrollo sarà messo a dura prova dalla vicinanza di Sara Linton e dalla lucida cattiveria di Angie, sua moglie.

Chissà se Will, il dislessico, insicuro, criptico Will Trent, colui al quale la vita ha insegnato che provare rancore è come bere veleno e aspettare che l’altra persona muoia, questa volta riuscirà a trovare qualcosa di buono anche per sé nel variegato universo tutto al femminile che lo circonda. In tal caso sarà piacere puro per il lettore, ormai affezionato a questo personaggio tanto profondo e vero, vederlo finalmente rilassarsi e lasciar uscire il fiato che aveva trattenuto per tutta la vita.

Karin Slaughter non si smentisce e non delude. La sua scrittura è come sempre audace, diretta e priva di scrupoli quando descrive le indagini e gli eventi criminosi, ma al contempo coraggiosamente femminile quando entra nella sfera affettiva dei protagonisti. La giusta mistura di durezza e sensibilità è quanto fa la differenza nei suoi romanzi. Il risultato è sempre un’overdose di emozioni che dà quasi assuefazione e stimola a desiderare che il libro non finisca mai e che non si debba restare lontani a lungo da Will Trent (per il quale ho un debole più che evidente).

Abisso senza fine è un romanzo da cinque stelle, ancora più esaltante di quelli che l’hanno preceduto. Confido che potremmo continuarne la lettura con i volumi già editi negli Stati Uniti: Snatched (2012), Criminal (2012) e Unseen (2013).

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Karin

Slaughter

Libri dallo stesso autore

Intervista a Slaughter Karin


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.i-libri.com/home/wp-content/themes/ilibri/single-libri.php on line 862

Ampelio il nonno, Aldo l’intellettuale, il Rimediotti pensionato di destra, e il Del Tacca del Comune; sono i quattro vecchietti detective del BarLume. Attorno al nuovo biliardo sezionano gli ultimi fatti di Pineta, tra cui il terribile incidente della statale: è morto un ragazzino e sua madre è in coma profondo. Abituati a indagini e delitti i quattro si autoconvincono che non si sia trattato affatto di un incidente. Ritornano i quattro vecchietti detective del BarLume di Pineta, con il nipote Massimo il «barrista» e la brava banconista Tiziana. Dopo La briscola in cinque e Il gioco delle tre carte, con Il re dei giochi si può dire che ora siamo alla serie, sia per la caratterizzazione ben sagomata e viva di ciascun personaggio che lo rende familiare, sia per il brio naturale con cui, come un meccanismo ben avviato, funziona l’eccentrico amalgama che struttura le storie. Marco Malvaldi incardina senza sbalzi tre generi: la farsa comica della diatriba ininterrotta dei quattro amici pensionati al bar, stolidi, politicamente scorretti, malignamente affamati di pettegolezzi intorno alle abitudini dei loro compaesani; l’intreccio dell’investigazione deduttiva, da giallo logico alla, per dirne una, Miss Marple; e infine la commedia d’ambiente, che inscena più o meno intera una comunità: l’immaginario, ma realissimo, paesino di Pineta, sul litorale nei pressi di Pisa, in tutta la sua profonda toscanità, cioè l’umore popolaresco, iconoclasta, ridanciano, orgogliosamente localistico. Re dei giochi è il biliardo nuovo all’italiana giunto al BarLume. Ampelio il nonno, Aldo l’intellettuale, il Rimediotti pensionato di destra, e il Del Tacca del Comune (per distinguerlo da altri tre Del Tacca) vi si sono accampati e da lì sezionano con geometrica esattezza gli ultimi fatti di Pineta. Tra cui il terribile incidente della statale. È morto un ragazzino e sua madre è in coma profondo. Sono gli eredi di un ricchissimo costruttore. La madre è anche la segretaria di un uomo politico impegnato nella campagna elettorale. Non sembra un delitto. Manca il movente e pure l’occasione. «Anche quest’anno sembrava d’aver trovato un bell’omicidio per passare il tempo e loro vengono a rovinarti tutto». Ma la donna muore in ospedale, uccisa in modo maldestro. E sulle iperboliche ma sapienti maldicenze dei quattro ottuagenari cala, come una mente ordinatrice, l’intuizione logica del «barrista», investigatore per amor di pace.

IL RE DEI GIOCHI

Mavaldi Marco

Un viaggio nell'Italia degli anni Ottanta compiuto dall'autore attraverso le sue memorie di ragazzo e poi di adolescente dentro una periferia, quella del QT8 milanese, un po' piccolo-borghese, un po' proletaria, tra la scoperta della musica, del sesso e della droga. Studente senza maestri, autodidatta a tratti brillante, randagio e ribelle, in fuga dalla famiglia, Bertante si mette a nudo con coraggio e racconta la sua generazione, cresciuta in quegli Ottanta, un serpente che vediamo snodarsi e strisciare attraverso i gruppi musicali, le canzoni, i film, i cartoni giapponesi, l'abbigliamento, il calcio, Milano 2, l'esplosione della tv commerciale, Drive in e i paninari, fino al diffondersi delle droghe pesanti e alla tragedia dell'Aids. Anni Ottanta che paiono trovare nella guerra in Iraq e in Mani pulite la loro conclusione per spengersi nella prima metà del decennio successivo tra l'ascesa di Berlusconi e la fine della guerra nella ex Jugoslavia. Filo rosso sarà proprio un viaggio estivo in Croazia che nel 1996 porterà il protagonista, insieme ad un amico, fino a Mostar, a Sarajevo, a toccare con mano i segni di una guerra non ancora finita, e Bertante racconta con pagine toccanti e di grande impatto narrativo quello che vede e quello che vede lo riguarda e ci riguarda da vicino molto più di quanto siamo stati in grado di capire e ancora oggi abbiamo capito. Esistono davvero passato e futuro o esiste un presente infinito?

Gli ultimi ragazzi del secolo

Bertante Alessandro

Caligola. Impero e follia (dialogando con l’autore)

Forte Franco

Marta ha solo sedici anni, ma dietro i suoi begli occhi si nascondono le incisioni di segreti inconfessati, orribili ferite dall'odore nauseabondo. Gli uomini sono delle bestie, Marta è costretta a ripeterselo. L'ha imparato a sue spese, sulla sua pelle, e pagherà fino in fondo. Eppure, gli uomini sono l'unico approdo che resta, quando tutti i sogni si spengono nelle ristrettezze di una vita che offre solo la copia sbiadita di ciò che sembra luccicare nell'Occidente, così lontano eppure appena dietro l'angolo. Salvo avere la fortuna di scovarlo, l'uomo giusto. Un uomo da amare. Sempre che l'amore esista davvero. Chisinau, Moldavia... La gioventù finisce presto, da quelle parti. La spensieratezza non c'è. La vita è dura, violenta, i miti si schiantano nella realtà di tutti i giorni. Si vive border line, e si finisce sopraffatti, se si è donne, giovani, carine. Come Marta, violabile e violata, colpevole senza colpe, eroina al contrario di una storia senza speranza. E in cambio c'è solo vendetta, morte, e altra sopraffazione. Esiste una giustizia? Se esiste, è la giustizia più ingiusta che si possa meritare. La "Frivolezza" è quella dei sogni rincorsi. Ma la storia è densa, proprio come "il cristallo liquido" che nel titolo annulla e trasforma gli anni teneri di una gioventù bruciata dagli altri. Irina Turcanu scrive questa sua cronaca dell'infanzia con mano intenerita e partecipe, eppure senza fronzoli, senza mediare con l'asprezza delle tematiche scelte, con mano dura laddove la storia si fa dura. Il romanzo di una giovanissima scrittrice rumena, oggi italiana. Tenetelo di conto, ne sentirete ancora parlare.

LA FRIVOLEZZA DEL CRISTALLO LIQUIDO

Turcanu Irina