Teatro

Affabulazione

Pasolini Pier Paolo

Descrizione: Scritta nel 1966 e messa in scena per la prima volta nel 1977 a Roma, cioè a due anni dalla scomparsa del suo autore, Affabulazione narra la storia di una rivolta tra padre e figlio che diventa una dolente metafora del mancato dialogo tra due generazioni.

Categoria: Teatro

Editore: Einaudi

Collana: Collezione di teatro

Anno: 1997

ISBN: 9788806128050

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

Affabulazione – Una tragedia all’ombra di Sofocle

In Affabulazione di Pier Paolo Pasolini l’ombra di Sofocle è non soltanto influente fonte d’ispirazione o radice culturale, ma anche  personaggio con il quale si misura un padre, anch’egli nell’epilogo ridotto a mendicante proprio come l’Edipo a Colono.

Preannunciata da un sogno inquietante come nella miglior tradizione greca (“Ma perché, se in quel sogno si nascondeva Dio,/ne provo tanta vergogna?”), va in scena la tragedia dell’alterità (“Quel biondo terribile, non mio”) che si contrappone al desiderio d’identità (“Ma tu non sai che la più grande gioia dei padri/è vedere i figli uguali a loro?”) e incarna il diritto del figlio all’autonomia esistenziale (“Ma io sono giovane/e ho diritto alla mia ingenuità;/ad avere il mio conformismo di figlio ribelle!”).

Alcuni passaggi sfidano la proibizione etica, affrontano l’interdizione sociale e si avventurano in sfere ritenute intangibili oltrepassando – per intercessione della madre – il tabù freudiano della scena primaria.
“Ed è così che mi troverà,
invece, e vedrà il mio sesso… la cui funzione, dunque,
sarà pura… senza utilità… come nelle masturbazioni
del ragazzo, appunto… quando il ragazzo si sente,
nel pugno, un sesso di padre, ma privo
del privilegio e del dovere di fecondare,
come un grande albero senza ombra.”

In questo modo si consuma l’inversione dei ruoli genealogici (“Così davanti alla tua giovinezza,/piena di seme e di voglia di fecondare,/il padre sei tu./E io sono il bambino. L’ho capito adesso.”), agisce il detonatore del paradosso generazionale (“Sono dunque qui, ai piedi della tua giovinezza,/e ne interrogo, da impotente, la potenza./Ai piedi della tua giovinezza là dov’è più giovinezza:/quel biondo terribile,/e il tuo corpo, dalla cintola in giù”), opera l’empia Sfinge del mistero intimo (“È questo che non so. Come violi, quando violi/il tuo pudore – che forma ha la tua violazione…”).

La conclusione (“Dovevo ben saperlo che il padre è androgeno”), che deriva dallo scambio dell’autorità parentale (“Non era il mio pudore, che doveva essere violato. Era passato a te lo scettro di padre, e solo tu potevi reggerlo nel pugno e brandirlo in segno di potere”) e dalla rotazione delle attribuzioni potestative (“Ci troviamo dunque di fronte a un rovesciamento di situazione/consistente in un’inversione dei ruoli,/del mostrare e del vedere, del dare e dell’avere…/del possedere e dell’essere posseduti…”), è un delitto incestuoso (“Uccidi, uccidi il bambino/che vuole vedere…”) anch’esso rovesciato.

Infatti, se lo schema tragico è quello dell’inversione dei ruoli nella tracimazione dei complessi psicanalitici, il ribaltamento opera a tutto tondo e si riflette nella dinamica delittuosa: non più Edipo che uccide Laio, ma l’opposto del parricidio. Un reato altrettanto inconcepibile, non conosciuto dal vocabolario italiano se non nel neologismo impronunciabile di “figlicidio”, che ha un antecedente – simile nell’effetto, non certamente nell’eziologia – nell’infanticidio di Medea e che in Pasolini assume una portata epocale (“Ci sono delle epoche nel mondo/in cui i padri degenerano/e se uccidono i loro figli/compiono dei regicidi”) o addirittura di classe. Un orrore familiare che, nel privato, mantiene un unico punto fisso di riferimento: il suicidio della madre-Giocasta (“Non voglio più amare coloro che amo”)…

“La sinossi del rapporto tra padre e figlio
con cui ho concluso il mio affabulare solitario
vale proprio per il presente reale;
e il futuro imprevedibile che mi ha armato la mano
è proprio questo, del decennio che viviamo.”

Bruno Elpis

Il sito del Centro Studi Pier Paolo Pasolini

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Paolo

Pier

Pasolini

Libri dallo stesso autore

Intervista a Pasolini Pier Paolo

Una giovane cameriera di origine rumena viene trovata strangolata in una stanza al sesto piano di uno storico albergo di Roma. La scena del delitto somiglia in modo impressionante a un quadro di Edward Hopper – Stanza d’albergo, 1931. Il commissario Flavio Bertone, nell’affrontare l’indagine, entra coraggiosamente nel quadro di Hopper e si ritrova a fare i conti con se stesso, con la sua vita passata e con un ambiguo personaggio della sua adolescenza molisana. Al termine di questa avventura, conosceremo il nome dell’assassino della cameriera rumena, ma l’arte di Hopper, per fortuna, resterà per sempre un piacevole, irresistibile enigma.

La ragazza di Hopper

Bussotti Fabio

Immersa nel caldo torrido di luglio, la città si appresta a festeggiare una delle sue ricorrenze più popolari, quella della Madonna del Carmine, quando viene sconvolta da una terribile notizia: la tragica fine di un medico, professore universitario di ostetricia e ginecologia, stimato come professionista e molto amato per l'attività gratuita che svolge a favore delle famiglie più povere. Il dottore, caduto da un'impalcatura in circostanze poco chiare, era sposato e aveva un figlio piccolo. Ricciardi è incaricato di indagare sul caso: deve scoprire se qualcuno ha spinto l'uomo nel vuoto, e come al solito "il fatto", l'immagine dell'ultimo istante di dolore del morto, lo perseguita. Ma questa volta il commissario è distratto da uno dei momenti più difficili della propria esistenza; su di lui incombono l'abbandono e il lutto.

In fondo al tuo cuore. Inferno per il commissario Ricciardi

De Giovanni Maurizio

Alice Allevi, finalmente specialista in Medicina legale, ha dovuto affrontare scelte difficili sia sul piano professionale che su quello sentimentale. Dopo un lungo e burrascoso corteggiamento, sembrava che tra lei e Claudio Conforti, l'affascinante e imprevedibile medico legale con il quale ha condiviso ogni disavventura dai tempi della specializzazione, fosse nato qualcosa. Per un attimo, Alice ha creduto finalmente di aver raggiunto un periodo di serenità, almeno al di fuori dell'Istituto di Medicina legale. Ma in un momento di smarrimento sentimentale chiede un trasferimento. E lo ottiene: a Domodossola. Per sua fortuna, o suo malgrado, Alice non avrà molto tempo per indugiare sul proprio destino, perché subito un nuovo caso la travolge. Durante quella che credeva essere un'autopsia di routine, Alice ritrova un diamante nello stomaco del cadavere. Una pietra di notevole caratura e valore, ma anche una prova materiale importante per il caso. Per questo, Alice si premura di convocare un ufficiale giudiziario a cui consegnarlo in custodia. L'ufficiale che si presenta da lei è un uomo distinto ed elegante, dai modi cortesi ed impeccabili, e Alice non esita ad affidargli il diamante. Ed è a quel punto che il fantomatico ufficiale sparisce nel nulla e i guai per Alice iniziano a farsi enormi...

Il ladro gentiluomo

Gazzola Alessia

È domenica pomeriggio 22 marzo 1981 e al Bar Marco tra i tavoli da carte e il rumore dei flipper riecheggiano le partite di calcio. Tutti seguono la radiocronaca e controllano la schedina. A Sanremo, a pochi passi dai lustrini luccicanti del Casinò, dall'aristocratica clientela degli hotel dell'Imperatrice e dagli splendori delle ville liberty, il Bar illumina un quartiere sorto rapidamente, senza anima apparente ma stracolmo di umanità parallele. Qui sui tavoli del biliardo si sfiorano senza incontrarsi, destini impegnati a sopravvivere alla vita e vite impegnate a sopravvivere ad un destino. Vite in movimento apparente, vacuamente oscillanti al caso come la pallina della roulette, e destini sfilacciati, duri da mordere, incatenati ad un filo di necessità. Destini appesi al bancone del Bar Marco, fra un bicchiere di troppo e una sigaretta mai spenta, in attesa del tredici che ne cambierà per sempre segno e direzione. Una vincita milionaria, il furto della schedina, un mistero da risolvere in un intreccio di emozioni e traiettorie. Un ingorgo di miserie, furbizie, espedienti e sudore che trova la sua perfezione provvisoria nella geometria euclidea del biliardo, nella esatta corrispondenza della sponda, nella fredda pazienza del ragno che tesse l'ineludibile disegno della tela. Una melodia distillata in infinite modulazioni fra tonalità maggiori e minori, scale ascendenti e discendenti, alla ricerca di una cifra armonica che riempia e sazi gli spazi dell'anima ruota intorno a Mario, il barista-investigatore dalla debordante umanità.

Un pastis al bar Marco

Fellegara Morena