Saggi

Ai bordi dell’infinito

Valdini Elena

Descrizione: L'opera e il pensiero di Fabrizio De André sono ininterrottamente e spontaneamente richiamati in incontri, convegni e dibattiti tesi non solo ad analizzare la sua poetica ma anche ad approfondire le tematiche trattate nelle sue canzoni. "Ai bordi dell'infinito", titolo che si riferisce a un verso del brano cantico dei drogati, riprende il percorso antologico cominciato da Fondazione Fabrizio De André Onlus con il volume "Volammo davvero" proponendo a cinque anni di distanza una nuova raccolta di scritti nati da interventi di artisti letterati, appassionati della sua opera, ma non solo, che in varie occasioni si sono confrontati con il pensiero di De André, spesso servendosene come lente attraverso la quale leggere problematiche ancora attuali e che riguardano gli ultimi, i più deboli, gli emarginati. Un coro di più toni e linguaggi, siano essi letterari o della testimonianza, che guarda a quell'"ansia di giustizia sociale" , per usare le sue parole, principale binario su cui ha camminato il lavoro di De André. Una raccolta di scritti inediti, anche di autori inaspettati, che aiuta ad approfondire la molteplicità dello sguardo di uno degli artisti italiani più spesso richiamato per l'intelligente ironia, la profondità delle idee e l'autentica coerenza.

Categoria: Saggi

Editore: Chiare Lettere

Collana: Reverse

Anno: 2012

ISBN: 9788861900356

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

 

Elena Valdini, curatore dell’opera, spiega che “Questo libro parla di noi … perché provoca il nostro sentire. Volammo davvero, dicevamo cinque anni fa. Dove? Ai bordi dell’infinito, rispondiamo cinque anni dopo.” E ancora: “Questo libro è fatto … di frammenti e analisi, suggestioni e testimonianze, e progetti concreti” ... “Questo libro fa un po’ quello che fanno i diari, e ora come allora non distingue le firme illustri da quelle di sconosciuti illustri.

Ho di fronte a me molte alternative per commentare questa raccolta di testimonianze (Erri De Luca, Teresa De Sio, Sergio Cusani sono le prime tre; più avanti c’è anche Stefano Benni. E molti altri). Tra le varie possibilità, scelgo quella sicuramente più scontata, la più naturale: un itinerario attraverso le canzoni-poesie di colui che è stato sì una persona di straordinaria umanità – come le pagine di quest’opera documentano – ma che per me rimane principalmente l’artista, il poeta, il cantautore generazionale che tutti noi abbiamo amato. Il mio commento pertanto utilizzerà principalmente i suoi versi. E la sua musica che incanta.

Vladimir Luxuria ci consente di selezionare “Princesa per ribadire quella che è una tautologia soltanto apparente nella nostra società fondata sulle discriminazioni: “L’amore ha l’amore come solo argomento”.

“Perché Fernanda è proprio una figlia
come una figlia vuol fare l’amore …
… è una bambola di seta
sono le braci di un’unica stella …”

 Marco Revelli vive dall’interno i campi rom interpretando in prima persona le distruzioni delle kampine operate dall’intolleranza. Mentre una cultura millenaria rivive in “Khorakhané”, al di là di ogni pregiudizio sciovinista:

“E se questo vuol dire rubare
… lo può dire soltanto chi sa di raccogliere in bocca
il punto di vista di Dio …”

Don Luigi Ciotti con Marco Neirotti invoca “il diritto alla rabbia”, esplorando “La città vecchia”:

Ma se capirai, se li cercherai fino in fondo
se non sono gigli sono pur sempre figli
vittime di questo mondo.”

E commuove con i drammi dei suicidi adolescenziali sulle rime della “Preghiera in gennaio”:

Dio, fra le sue braccia
soffocherà il singhiozzo
di quelle labbra smorte
che all’odio e all’ignoranza
preferirono la morte.”

Il pensiero e gli ideali del cantastorie genovese animano veri e propri progetti personali e sociali.

Così ci trasferiamo nelle carceri. Il tema della prigionia è particolarmente caro a Fabrizio De André anche a causa della sua personale esperienza di sequestrato, vissuta con grande dignità, riservatezza e spirito di perdono.

Angelo Aparo descrive “il laboratorio sull’identità deviante” e così viene il momento de “La ballata del Miché”:

Domani Miché
nella terra bagnata sarà
e qualcuno una croce col nome la data
su lui pianterà

Gruppo Elettrogeno racconta la “Spoon River Story”; Catello, Francesco, Gianluca, Jonatha e Savio illustrano il loro entusiasmante progetto serigrafico; Alfredo Franchini ricorda “Quel giorno a Is Arenas”, che non è soltanto una spiaggia fiabesca della nostra Sardegna. E allora noi selezioniamo “Don Raffaé”:

E al centesimo catenaccio
alla sera mi sento uno straccio
per fortuna che al braccio speciale
c’è un uomo geniale che parla co’ me

Salvatore Niffoi, Salvatore Natoli e Marco Bellocchio affrontano il tema del dolore: sia esso condivisione, esperienza diretta o “dolore femmina”. Ma Fabrizio de André ha una concezione antalgica dell’arte. Nelle nostre orecchie intanto riecheggia la lirica de “Il testamento di Tito”:

Io nel vedere quest’uomo che muore,
madre, io provo dolore.
Nella pietà che non cede al rancore,
madre, ho imparato l’amore.”

Il delicato tema della malattia mentale, in fondo, (“Faber in mente” di Gabriele Catania) è riconducibile alla mancanza di “certezza di essere amati a prescindere”. Un po’ come nella “Ballata dell’amore cieco (o della vanità)”:

Morir contento e innamorato,
quando a lei niente era restato,
non il suo amore, non il suo bene,
ma solo il sangue secco delle sue vene.”

 Potere dell’arte! Quella di Faber diviene anche strumento per affrontare i deficit comunicativi e relazionali, come testimonia il Gruppo Khorakhané in “La parola al vento”, variando i temi di “Bocca di rosa”:

La chiamavano bocca di rosa
metteva l’amore sopra ogni cosa …”

 Un gruppo di insegnanti di Pavia utilizza in modo originale e creativo “La guerra di Piero” nell’ambito del progetto “Mille papaveri rossi” per sottoporre l’orrore della guerra ai bambini delle scuole elementari, che ci sorprendono reinventando la loro “guerra di Piero” e valorizzando la purezza fanciullesca dello spirito di Fabrizio. A Buenos Aires, la stessa indimenticabile canzone è colonna sonora – come illustrato da Lidia Acquaotta e da Lidia Cangiano – per un progetto d’integrazione interculturale. E a noi sembra di sentire ancora:

Dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall’ombra dei fossi
ma son mille papaveri rossi …”

Padre Alex Zanotelli racconta l’inferno di Korogocho, la bidonville di Nairobi, e fa propria la conclusione di “Via del Campo”:

Dai diamanti non nasce niente
dal letame nascono i fior …”

E l’inferno della fame e dei rifiuti, delle bambine prostitute e dei malati di Aids diviene il paradiso doloroso ove si penetra il mistero di Dio e della sofferenza umana. Ma non è una mistificazione: con la veemenza della ragione e della verità Alex si scaglia contro le contraddizioni di una società consumistica e iniqua che sta perdendo l’uomo. Sono scosso dalla potenza di questa testimonianza, che declina le imbarazzanti verità sulle vergogne della pseudocultura finanziaria dei paesi ricchi. E allora la mia tristezza vola sulle ali della poesia della “Storia di Marinella”:

Questa di Marinella è la storia vera
che scivolò nel fiume a primavera
ma il vento che la vide così bella
dal fiume la portò sopra a una stella.”

Ultimata la lettura, mi rimane una chiara convinzione sul valore dell’arte: è una forza che può smuovere il mondo. Attraverso comportamenti concreti che incarnano la purezza delle idee. Come ancora continua a fare Fabrizio De André, “Il pescatore”, vivo più che mai tra di noi anche attraverso l’attività della Fondazione Onlus a lui dedicata. Con l’ammirazione di …

… Bruno Elpis, che dedica al riposo di Fabrizio i suoi stessi versi:

All’ombra dell’ultimo sole
si era assopito un pescatore
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso.”

 

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Quando facciamo una scelta - che si tratti di amore, lavoro, casa, figli - il più delle volte non è il 100% di noi a prendere la decisione. Una parte non piccola continua a essere innamorata dell'uomo che si sta lasciando, dell'appartamento da cui si sta traslocando, delle pause caffè con i colleghi di sempre. Queste cose non scompaiono come avviene nei film o nei romanzi. Lí, il protagonista sceglie di cambiare vita, si sposa o divorzia, emigra, butta all'aria la carriera, diventa un ladro o una spia. Ma comunque vadano le cose, quello che si è lasciato alle spalle rimane, appunto, alle spalle. Nella vita reale, invece, le scelte che non abbiamo fatto continuano a vivere accanto a noi, e non occorre provare rimpianto per volere un po' di bene a quelle vite scartate per un soffio. Il più delle volte scegliamo tra due opzioni che non sono vestite una di bianco e una di nero, sono due nuances di grigio. E finiamo per scegliere quella che convince di più una parte di noi, il 51%, ad esempio. E il restante 49%, quello rimasto in panchina, non scompare, rimane lì. Capita di rincontrarlo. O di andare a cercarlo, come succede in questo libro. Nelle facce e nelle storie delle persone che, invece, hanno scelto di fare proprio le cose a cui noi abbiamo rinunciato.

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