Narrativa

Aldilà

Nievo Stanislao

Descrizione: L'avventura estrema della vita, quella che accompagna ognuno di noi appena ha chiuso gli occhi sulla realtà e li ha aperti sul viaggio che la mente, subito dopo, intraprende verso un mondo misterioso.

Categoria: Narrativa

Editore: Marsilio

Collana: Romanzi e racconti

Anno: 1999

ISBN: 9788831773218

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

Accanto alle più famose e contagiose rappresentazioni della letteratura,  l’Aldilà è stato variamente immaginato. Stanislao Nievo ha composto in due parti un’opera che ha proprio come tema il mistero di quello che attende l’uomo – se mai qualcosa avviene – dopo la morte (“Stefano Saint Sixt esalò l’ultimo respiro il 17 maggio di quell’anno agli albori del millennio”).

Nella prima parte prendono corpo ipotesi (“Tutto uguale, soltanto più delicato, meno sensuale. E più bello”) e idee (“Quel che ci capita è tutto, tranne il grande sonno che ci aspettavamo”), dapprima molto legate alla realtà appena abbandonata (“Finora non è stato che un lungo allenamento. La realtà che abbiamo conosciuto è preparazione, tirocinio”) e superata (“Usavano i sensi dell’esistenza, ma ce n’era un altro, la quintessenza, che li univa come loro si univano nel pensiero l’uno all’altro”), che via via si allontanano dagli schemi terrestri (“Uomini? Donne?… Sembravano l’uno e l’altra, la sensualità fusa diversamente in vita era scomparsa”) grazie a presenze (“Apparve una figura che si definì il suo compagno di luce… Ero il tuo compagno nero, nell’esistenza esaurita. La tua ombra…”) ed essenze (“Sì, siamo farfalle di luce”) della nuova condizione.

In questa sezione dell’opera, l’itinerario mantiene le caratteristiche del viaggio (“Davanti, la vista si schiudeva sul mare segnato da piccole onde schiumanti. Venne un flusso scuro, più alto, la corsa d’una nuvola che dava alla distesa d’acqua una cornice striata dai riflessi d’indaco…”): in una grotta, su una spiaggia, in una torre del Circeo. Ma il paesaggio diviene sempre più metafisico (“Sembrava di attraversare un paesaggio metafisico, come in certi dipinti novecenteschi surreali. Le sfere li spinsero davanti alla porta della nuova torre”) con il procedere di esperienze nuove (“La sua abitudine a considerare linee e disegni come figure note alla sua sensibilità subiva delle oscillazioni. Un grande quadro si formò davanti, con maschere d’ogni sorta, caleidoscopiche. Alcuni arlecchini ballavano nel mezzo…”) ed esoteriche (“Nel gorgo vide tale composizione atomica esprimersi come la danza di Siva che irradia vita a pioggia, a mo’ di fontana infinita”).

Prendono forma concetti (“Di colpo scorse l’immagine della grande protettrice, la Provvidenza”) ed enti come l’eden e il caos. Si susseguono gli incontri con animali e persone, mentre il ruolo di Virgilio viene svolto da un uccelletto, il martin pescatore, lungo il fiume della memoria.
Le rievocazioni – dell’amante, della maestra, della mamma – si susseguono con le esperienze mistiche (“Si è sdoppiato in una mirabile opera di scissione e rinascita che è la profonda verità di ogni scoperta umana”), vitalistiche (“… prima di esplodere in girandole liberatorie. L’esistenza è stato un insieme di contraddizioni e di mascheramenti intrecciati…”), filosofiche (“È questo, attraverso lettere e parole, il viaggio nell’eternità”) perché “eliminata ogni tensione, la struttura della memoria ruota come un planetario primitivo in cerca di una danza assoluta, matematica”.

“Incontrerà i due gemelli perduti alla nascita?”
Sembra questa, forse, una possibile destinazione. Poi si pone un’alternativa: “Vuoi ricominciare quel che hai fatto, per farlo meglio? Oppure, abbandonarti ai grandi Spiriti che ruotano attorno al mistero?
Ma nella seconda parte, il quadro di riferimento cambia completamente: una Super Rete sembra connettere diversi piani temporali e sacche carsiche di realtà (gli universi paralleli?) sino a un drammatico dilemma (“Pensa bene se correre in cielo o in terra”) risolto, forse, con la fede e la poesia.
La girandola del suo viaggio diventava una giostra e su un cavallino a dondolo lui seguiva l’immensa ruota dove tutti, uno alla volta, con differente cavalcatura, correvano attorno.”

Bruno Elpis

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