Narrativa

Tra un atto e l’altro

Woolf Virginia

Descrizione: Una mattina d'aprile del 1941 Virginia Woolf usciva di casa e si dirigeva come per una passeggiata verso il vicino fiume Ouse. A cinquantanove anni, la più grande scrittrice del Novecento aveva scelto di spegnere nel silenzioso fluire delle acque la tensione ormai insostenibile della sua esistenza. Sulla scrivania, due lettere di congedo e l'ultimo romanzo, "Tra un atto e l'altro", il più rarefatto e insieme il più struggente dei suoi capolavori. Tra un atto e l'altro di un'ingenua rappresentazione dilettantesca in un paese della campagna d'Inghilterra, si liberano i "momenti dell'essere" più squisitamente woolfiani: gli uomini, gli spettatori della vita, sono colti nel loro stato di protagonisti. Rigurgiti ansiosi, voluttuose fantasticherie, accensioni di desiderio, guizzi di rivolta, sottomissioni, monologanti lirismi percorrono un tempo neutro, un'ora zero della vita, e confluiscono in un unico stream che si oppone con fluida, magnetica tenacia alla tragica, banale fissità degli avvenimenti rappresentati. "Tra un atto e l'altro" è il romanzo del presente, del mobile, del fuggevole, del frammentario che anela a comporsi in unità, in una compiuta polifonia.

Categoria: Narrativa

Editore: Guanda

Collana: Narratori della Fenice

Anno: 2014

ISBN: 9788823508194

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

Tra un atto e l’altro” è l’ultima opera scritta da Virginia Woolf.

In una giornata estiva del 1939 si svolge uno spettacolo estivo allestito con cadenza annuale (“Ogni estate, da sette estati ormai, Isa aveva udito le stesse parole”) dai “locali” e ospitato nell’occasione dagli Oliver. La loro terrazza è il palcoscenico (“Se pioveva, sarebbe stata nel fienile; se era bel tempo sulla terrazza”), il prato che digrada in un avvallamento disseminato di cespugli è retroscena e spogliatoio.
In fondo al pendio, lo stagno delle ninfee è sinistro presagio del prossimo suicidio per annegamento di Virginia Woolf: “Era proprio in quel punto centrale, profondo, in quel nero cuore, che la donna si era annegata… doveva avere uno spettro e lo spettro doveva essere quello di una donna, che si era annegata per amore.”

Il romanzo si apre e si chiude nel salotto degli Oliver: “Vuota, vuota, vuota; silenziosa, silenziosa, silenziosa. La stanza era una conchiglia sonora di quanto era stato prima che il tempo fosse…”
I personaggi affermano la loro presenza e il loro protagonismo “Tra un atto e l’altro”: gli anziani fratelli Lucy Swithin e Bartholomew Oliver, la giovane coppia instabile formata da Isa e Giles, gli ospiti – la signora Manresa e il compagno William Dodge – giunti forse a destabilizzare gli equilibri…
La rappresentazione (“Ma la trama era importante?”) si svolge sotto la regia di Miss La Trobe, che ha il compito – fallirà? – di ricostituire l’unità: “Guardate! Esce fuori dai cespugli – la marmaglia! Bambini! Folletti – fate – demoni. Che portano? Barattoli di latta? I candelieri della camera da letto? Vecchi orci? Miodio, quella è la specchiera della Canonica.
Tra imprevisti:
“E poi l’acquazzone arrivò, improvviso, copioso.”
“Oh, possa qui trovar fine la nostra pena umana!”
“Ma erano le lacrime di tutta la gente che piangeva per tutta la gente.”
“La pioggia era improvvisa e universale.”
“E la voce che piangeva per l’infinita pena umana ripeteva…”
Sotto il rapido passaggio di una squadriglia d’aerei, minacciosa avvisaglia del conflitto mondiale.
Con un finale, criptico e sospeso, nel quale irrompe una miriade di specchi…

Virginia Woolf dà vita a un’opera complessa, tutta da scoprire e interpretare, magari avvalendosi della postfazione di Franco Cordelli: “L’autore, questo narratore di fatti obiettivi, passa quasi completamente in secondo piano; quasi tutto ciò che è detto è il riflesso della coscienza dei personaggi…”
Sì, l’autrice passa in secondo piano, ma il suo stile rimane unico e originale: “Il fuoco ingrigì, poi arse, e le farfalle Nimphalis album picchiarono sul vetro inferiore della finestra, picchiarono, picchiarono, picchiarono; a ripetere che se nessun essere umano fosse mai arrivato, mai, mai, mai, i libri sarebbero ammuffiti, le fiamme spente e le farfalle morte sul vetro”.

Bruno Elpis

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