Recensioni

Beati i puri

Pagano Luciano

Descrizione: Andrea e Maria Bellomo, fratello e sorella, sono uniti da un legame fortissimo, che affonda le radici in un passato difficile. Antonella, la madre, li ha cresciuti da sola. Andrea vive a Lecce, dove è attore e regista di una piccola compagnia di teatro, la "PPP". Maria vive a Roma, ed è una delle promesse più interessanti nel panorama italiano del cinema e della televisione. Cosa accadrà quando Andrea, stanco della vita di provincia, raggiungerà sua sorella a Roma?

Categoria: Recensioni

Editore: Musicaos Editore

Collana: Narrativa

Anno: 2016

ISBN: 9788899315450

Trama

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Il romanzo Beati i puri di Luciano Pagano si fonda sull’armonia dissonante degli opposti: il dualismo provincia/città fa da contraltare alla contrapposizione fratello/sorella, uomo/donna, insuccesso/fama.

Andrea ha davanti a sé una strada facile da percorrere, in fondo sua sorella è famosa e potrebbe aiutarlo a sfondare, a diventare un autore teatrale di fama nazionale. Potrebbe lasciare quella maledetta cittadina, la storia ormai consumata con Viviana e spiccare il facile volo. Ma la sua resistenza è forte, perché vorrebbe farcela da solo e perché ha una velleità intellettuale che gli fa guardare dall’alto in basso il successo televisivo commerciale di Maria.

Ecco qua – pensa il lettore – il solito “sfigato” che non capisce che spesso una scorciatoia non è nient’altro che un modo per arrivare più lontano e che il disprezzo può essere un pregiudizio: Maria è una famosa attrice televisiva, ma non ce l’ha fatta solo per il suo aspetto. Arrogarsi il diritto di sentirsi”puri” in un mondo di compromessi è una mera illusione, un desiderio forse: appare evidente quando finalmente l’uomo cede e decide di andare incontro al suo futuro, che si trasforma però in una resa dei conti con il passato, con un rapporto particolare, intenso e misterioso che lo attanaglia da sempre.

L’arrivo nella capitale non è che il primo di una serie di passi che porteranno il protagonista a una conclusione prevedibile nello sviluppo, ma originale nell’epilogo con un pathos degno della più classica delle tragedie greche. Perché la vita a volte diventa una lotta contro la storia che ereditiamo o ci portiamo addosso fin dall’infanzia con atti di coraggio e colpi di scena davvero inaspettati.

“Un giorno – quasi a dodici anni – indossai una maschera e un paio di pinne, trovai il coraggio di mettere la testa sotto, per la prima volta mi accorsi del mondo meraviglioso al quale avevo rinunciato, e quante gioie avevo perso fino al giorno in cui iniziai a conoscere davvero il mare. Quel momento sarà così? Avrò il terrore, lo stesso, di quel bambino che ha paura di affogare, o la felicità di chi scopre un velo dal mondo? Forse non me ne accorgerò. Non vorrò più uscire, sentirò di essere a casa, aprirò gli occhi e sentirò la vita vera.”

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