Poesia

Bestiario

Apollinaire Guillaume

Descrizione: Pubblicato nel 1911, il Bestiario, o Il corteggio d’Orfeo, prima raccolta di poesie di Guillaume Apollinaire, si colloca in un felice punto d’intersezione tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, momento di forte crescita della poesia europea. Tratto distintivo della raccolta è quell’aggancio realistico che equilibra la continua tentazione verso il nonsense, quell’intrattenibile e abbagliante pienezza del sentimento che genera una straordinaria congiunzione tra la «fatuità » del Mallarmé minore e la gustosa sapienzialità terrestre dei bestiari medievali. Incredibilmente sospeso tra le sinuose eleganze dell’Art Nouveau e la solida concretezza delle scomposizioni cubiste, il poeta crea effetti stilistici unici, senza mai rinunciare a sfruttare gli spazi aperti della sua immaginazione formale, cassa di risonanza della sua malinconia, della sua vitalità, del suo male di vivere. Ricchissima di senso metrico e sonoro, fondata sul valore espressivo della parodia e del falsetto, la poesia di Apollinaire è proposta nell’attenta traduzione di Giovanni Raboni a cui fanno da indispensabile complemento le incisioni di Raoul Dufy, presenti già nell’edizione originale.

Categoria: Poesia

Editore: Guanda

Collana: Quaderni della Fenice

Anno: 2009

Traduttore: Giovanni Raboni

ISBN: 9788860883186

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

Il  “Bestiario o il corteggio d’Orfeo” è una raccolta poetica del 1911, nella quale Guillaume Apollinaire utilizza il modulo medioevale che assume un animale per formulare una riflessione o un insieme di pensieri su persone e situazioni della vita.
L’operazione che compie Apollinaire è ovviamente da intendersi in senso contemporaneo e per il poeta rappresenta un’occasione per sperimentare nuove musicalità (che si colgono soprattutto nel testo originale in francese) e, forse, inventare un nuovo genere.
I componimenti assumono ora la natura di intuizioni liriche, ora la plasticità di cubismo letterario, ora la leggerezza del nonsense, come documenta la nostra sommaria selezione.

Il serpente

Sulla beltà t’accanisci
e di che prede gioisci
crudele: Eva Euridice
Cleopatra – e
ne so ancora due o tre.

La medusa

Meduse, povere teste,
con i capelli viola,
come voi delle tempeste
l’orrore mi consola.

Le Sirene

Sa Dio per che rovello
si lamentano al largo, di notte, le Sirene…
Di voci infide, mare, anch’io son pieno,
e son gli anni i canori miei vascelli.

Bruno Elpis

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