Narrativa

Buchi

Cornia Ugo

Descrizione: Aprire un cassetto, una scatolina rossa, una bella cassapanca coi piedi di leone, un'angoliera - tutti oggetti che stavano nella vecchia casa di famiglia - e trovarci dentro "un richiamo come all'indietro". Un richiamo a un passato ricevuto in eredità ma di cui il cinquantenne Ugo ha solo pochi ricordi: la casa di Guzzano, un tempo piena di vita ma già vuota dopo la sua nascita, già solamente casa di vacanze, e poi la zia Bruna, la zia Maria, la zia Fila, il nonno, lo zio Renato, lo zio Arrigo... Di fronte a questo vuoto, a questo buco impossibile da riempire ma che è ormai necessario attraversare, Ugo non può che inventarsi il proprio modo per creare "un piccolo centro d'ordine in mezzo alle forze del caos". E il modo che si inventa è raccontare. Allora ecco che dal passato sorgono frammenti, piccole avventure, le corse in macchina con il nonno, l'aia di notte, il favo dei calabroni nel sottotetto, l'amore alla falsa diga del Limentra, visi in penombra, frasi che ritornano, che non si è mai finito, sembra ieri, forza e coraggio. Ma soprattutto emozioni, piccole angosce, malinconie, un po' di sollievo. Sennonché chi racconta ha l'abitudine di evitare, di scantonare, di "slaterare", perciò alle emozioni sigillate dentro a quei cassetti antichi arriva piano e slaterando, appunto, parlando di chi ha conosciuto appena per arrivare infine alla perdita dei genitori: allo smantellamento degli affetti più cari.

Categoria: Narrativa

Editore: Feltrinelli

Collana: I Narratori

Anno: 2016

ISBN: 9788807031984

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

A cinquant’anni suonati la decisione di acquistar casa in via Giardini propizia una serie di ricordi e suggestioni che per Ugo Cornia assumono le sembianze di… Buchi (“Se ci fosse un grande buco”).

Che sia un mobile di famiglia (“Ma la storia dell’angoliera delle Nannini… E una volta, che il papà gli era venuto uno di quei pomeriggi che aveva la mania di pulire e fare ordine, erano pomeriggi in realtà di pura furia…”) o una vecchia radiografia rinvenuta in un tiretto (“Le mamme tengon le lastre del cranio da bimbi dei loro adorati figli. Perché?”), ogni occasione (“Mia sorella chiama amici antiquari: stimare, dividere”) è buona per ripercorrere con la tecnica delle libere associazioni del pensiero – un meccanismo che si riflette direttamente sullo stile estemporaneo e sull’espressione spontanea – la sequenza delle morti dei familiari che hanno popolato, e ancora popolano da autentici fantasmi, la vita dello scrittore modenese. E se la morte colpisce perfino l’indistruttibile zia Bruna (“La zia Bruna, finalmente, punta da calabrone… Niente shock anafilattico, zia Bruna disperata, ma come sempre sopravvissuta”), chi sarà il prossimo in questo ciclo che tutto abbraccia e travolge (“Muore anche la zia Bruna. Finito. Il prossimo son io. Se tutto andrà secondo natura”)?

Dimidiato tra l’appartamento di via Della Cella e la casa di vacanza a Guzzano, Ugo Cornia rivive gioie informali come lo scongiurato pericolo di una malattia irreparabile (“Hanno trovato nel catarro del papà germe TBC. Era contenta come una pasqua”) e dolori viscerali quali la perdita dei genitori (“Verso cielo, verso orizzonte, verso terra, verso gazze, non si sa dove. Ma va. Va il sifonamento d’anima”) con un’ironia fanciullesca e fresca, che non sminuisce malinconie profonde e non pregiudica lo spessore di riflessioni sul senso e sulle strutture (“Sembra ieri, l’altra frase come non si è mai finito”) così della vita come della morte (“Ho il cimitero nel cervello. Anche se non ci vado è uguale”).

Basterà una coincidenza cabalistica (“Interno 6”) a garantire all’autore di piantar radici nel nuovo alloggio modenese (“Per i miei gusti, questa casa nuova è un po’ troppo senza fantasmi”) e superare il trauma dell’allontanamento da “casa mia”? Noi glielo auguriamo di cuore, per ripagarlo della simpatia e dell’empatia che profonde con questo scritto originale, divertente, eppur così nostalgico.

Bruno Elpis

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Ugo

Cornia

Libri dallo stesso autore

Intervista a Cornia Ugo

Un esordio potentissimo e atteso da molti noti scrittori della narrativa italiana contemporanea. Con il passo di una ballata, Mia moglie e io mette in scena un protagonista che fa i salti mortali affinché la mancanza di lavoro, e dunque di realizzazione personale, non lo annienti del tutto. Seguendo il ritmo di un montaggio alternato, il protagonista si inventa un mestiere e, con la moglie, mette in scena atti efferati. I due interpretano cadaveri, immaginando le loro storie, e girano cortometraggi che sperano possano dare loro, un giorno, una parossistica notorietà. A questa narrazione si unisce quella dei lavori che il protagonista svolge a tempo determinato: le esperienze da manovale, da commesso libraio e da orientatore. Lavori esercitati con sovrumano impegno e ossessiva epicità. La ballata incede con un registro umoristico: humor nero che informa e deforma. La danza si svolge tra il protagonista e la propria sconfitta, la depressione, che assume di volta in volta sembianze diverse fino a mostrare la sua vera identità ovvero quella di una donna con la quale il protagonista instaura un rapporto sensuale e perverso, di repulsione e attrazione. Il controcanto di una tale esistenziale lotta per la sopravvivenza è la dolcissima storia d’amore con la moglie del protagonista: la sua anima complementare. Speculativo lui, pragmatica lei; astrattamente furioso l’eroe, altrettanto dialogante l’amata: pur essendo precaria, insegnante di scuola media, dimostra al marito la possibilità di salvezza.

MIA MOGLIE E IO

Garigliano Alessandro

In una particolarissima casa di appuntamenti, attempati gentiluomini si concedono il piacere di giacere accanto a splendide giovani donne addormentate. Un raffinato e inquietante racconto erotico che sa cogliere i profondi misteri dell'anima con tocchi luminosi e leggeri. Il romanzo più delicato e suggestivo di Kawabata (1899-1972), premio Nobel per la letteratura 1968.

LA CASA DELLE BELLE ADDORMENTATE

Kawabata Yasunari

Otto monologhi al femminile. Una suora assatanata, una donna ansiosa e una donna in carriera, una vecchia bisbetica e una vecchia sognante, una giovane irrequieta, un'adolescente crudele e una donna-lupo. Un continuum di irose contumelie, invettive, spasmi amorosi, bamboleggiamenti, sproloqui, pomposo sentenziare, ammiccanti confidenze, vaneggiamenti sessuali, sussurri sognanti, impettite deliberazioni. Uno "spartito" di voci, un'opera unica, fra teatro e racconto. Una folgorazione. Tra un monologo e l'altro, sei poesie e due canzoni.

LE BEATRICI

Benni Stefano

"Qui dentro troverete animali con nomi di persone, fili d'erba più grandi degli alberi, campi di grano dorati, pipe che non si possono fumare, cieli azzurri, bombette e molti bambini. Come in un quadro che si rispetti, qui dentro troverete tutto. E forse anche di più." (Dalla prefazione a cura di Neri Marcorè).

I colori della luna

Bujatti Eleonora