Classici

Cacao

Amado Jorge

Descrizione: Negli anni '30 lo stato di Bahia, terra di cacao e di grandi latifondisti, diviene il miraggio per migliaia di diseredati che accorrono alla ricerca di un lavoro. Amado ha visto, ha studiato quella realtà con l'intelligenza di un etnologo o di un antropologo, e ha poi trasfuso in queste pagine tutta la sua capacità di raccontare, da autentico cantastorie della vita brasiliana. Mettendosi lui stesso nella parte di un bracciante, alfabetizzato ma incolto, nato da famiglia benestante però costretto da un rovescio finanziario a cercare lavoro, Amado racconta di fatiche disumane e di amori travolgenti e sensuali, di crudele violenza e di altruismo, di ingenuità e di fede, di morte e di sofferenza, di prepotenze dei fazendeiros e di spensierata allegria dei giovani, dipingendo con i suoi forti e coinvolgenti colori il quadro di un mondo e di tante vite.

Categoria: Classici

Editore: Einaudi

Collana: Tascabili

Anno: 1933

ISBN: 9788806177171

Recensito da Lucilla Parisi

Le Vostre recensioni

“L’oscurità avvolgeva tutto. Piangevano le chitarre, gli uccelli cinguettavano. I frutti d’oro del cacao e i serpenti. Le stelle brillavano in cielo. Le lanterne per strada sembravano anime in pena levate in volo. La notte in fazenda è triste, cupa, dolorosa. E’ di notte che la gente pensa…”

Amado ci racconta, in prima persona, il duro lavoro nelle fazendas di cacao. Il protagonista, un giovane di Sergipe in difficoltà economiche, decide di “farsi affittare” come lavoratore nelle piantagioni del coronel Misael, il padrone di quelle terre del sud in cui “si affittano anche le persone.”

La parola mi umiliava. Affittato…Ero ridotto a molto meno di un uomo.” La discesa agli inferi del giovane coincide con la presa di coscienza della propria posizione: “Io, a quel tempo, come tutti i braccianti, non sapevo niente di lotta di classe. Ma sospettavamo qualcosa.

Il duro lavoro mal pagato e un debito sempre aperto con il padrone rappresentano per i braccianti della fazenda la condanna a una vita in vinculis (per loro e le loro famiglie), una situazione di povertà estrema da cui umanamente è impossibile riscattarsi.

Il testo di Amado è violento, come violente e alienanti sono le esistenze dei lavoratori del cacao. Il frutto dorato è per i braccianti nient’altro che un seme pericoloso: nella sua lavorazione si alimenta e matura la rabbia dell’oppresso e il rancore per chi è causa di quella schiavitù senza possibilità di affrancazione.

Anche i rapporti tra gli uomini e le donne è brutale: il sesso è merce di scambio, magra consolazione, veicolo di amarezze e malattie.

Amado fa della personale esperienza – il lavoro in fazenda – l’oggetto del suo raccontare: ciò che si respira tra queste pagine e che viene da lontano è reale. La vita è lotta quotidiana per non soccombere: il nemico sono i ricchi sfruttatori. Per loro non c’è salvezza né giustificazione. Sono aberranti, aridi, crudeli.

Significativo il dialogo tra la Dona Arlinda – la moglie del coronel Misael – e la moglie di un lavorante: “- Come va tuo marito? –E’ malato padrona. […] Ma non ha i soldi per andare a Bahia e farsi curare […] – Pigrizia si chiama…Se lavoraste, diventereste ricchi. – Noialtri non facciamo questione di diventare ricchi, no, sinhà. Vogliamo solo salute e fagioli da mangiare. E si lavora molto, questo sì.” “Dona Arlinda si guardava le mani piccole con le unghie smaltate, molto eleganti: – Dài che il lavoro non è così duro…- La donna si guardava le mani grandi e callose con le unghie sporche e sorrideva il sorriso più triste del mondo. Non piangeva perché, come tutti gli altri, non sapeva piangere. Ma stava imparando a odiare.” 

La narrazione del giovane protagonista crea partecipazione: in lui – alfabetizzato ma incolto – si fa strada la consapevolezza di non essere un individuo, ma un pezzo di una collettività più vasta. Il senso di solidarietà per i compagni di lavoro (il carpentiere Colodino, il mulatto João Grilo, il mulattiere Antônio Barriguinha, il negro Honório) e il sentimento comune, che li unisce nella miseria, lo condurranno fuori dall’inferno.

Figure dannate e poetiche si susseguono nelle vita del ragazzo di Sergipe: le pagine del romanzo si fanno luogo di incontro e di racconto. Come la storia della piccola prostituta Zilda: ci commuove con la sua breve esistenza segnata dalla violenza del maschio e del padrone. Violentata e destinata a concludere i suoi giorni in strada, Zilda si innamora del suo aguzzino per poi essere nuovamente calpestata.

Chi scrive è un Amado giovanissimo: ma il suo romanzo –pubblicato nel 1933 – è già maturo nei suoi contenuti. In esso troviamo il germe del grande Amado: un libro che anticipa temi che ritroveremo in altri suoi romanzi e ci abitua già a quelle atmosfere popolari e, a tratti, ancestrali che anticipano e introducono il realismo magico di tanta letteratura sudamericana.

“Il giorno dopo salutai i compagni. Il vento accarezzava i campi e per la prima volta mi accorsi della bellezza del posto. Guardai senza rimpianto la casa-grande. L’amore per la mia classe, per i braccianti e gli operai, amore umano e grande, avrebbe cancellato l’amore meschino per la figlia del padrone. […] Partivo per la lotta con il cuore libero e felice.

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Jorge

Amado

Libri dallo stesso autore

Intervista a Amado Jorge


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.i-libri.com/home/wp-content/themes/ilibri/single-libri.php on line 862

Un bambino osserva il mondo degli adulti con la sua voce tersa e visionaria. Il padre che guida velocissimo cantando jingle di Carosello, ma da quando la moglie si è ammalata spesso ferma l'auto di colpo e «fa la faccia della morte». La madre che era una hippy ma da quando ha perso i capelli usa parrucche che la fanno sembrare un'astronauta. Rimasto solo, ormai adolescente, il protagonista sprofonda nell'alcol e negli psicofarmaci finché non manda a fuoco la casa. E comincia la sua iniziazione all'abisso, dove droga e irrefrenabile desiderio sessuale ricalcano il meccanismo dell'attesa e del consumo che riempie le nostre esistenze.

LA VITA OSCENA

Nove Aldo

È stato addestrato dall'FBI negli Stati Uniti, è un esperto in rapimenti e torture, ha ucciso centinaia di persone e per vent'anni ha mantenuto la carica di comandante della polizia dello stato del Chihuahua, lavorando allo stesso tempo al soldo di un cartello messicano della droga. Nel suo mondo di corruzione, mantenere l'ordine significava operare contemporaneamente nell'interesse di entrambi, della polizia e dei narcotrafficanti: quando dirigeva la squadra speciale anti sequestro a Juàrez organizzava rapimenti nella stessa città; quando uccideva sotto ricompensa testava i fucili di precisione che facevano parte dell'equipaggiamento dei federali. Non era un fuorilegge. Non era un ribelle. Era lo Stato. Sembra una storia inventata, la paradossale sceneggiatura di un film d'azione, ma quello che Charles Bowden e Molly Molloy hanno trascritto in questo libro è la nuda verità, le parole ascoltate direttamente dalla bocca di un assassino. Frutto di giorni di colloqui proseguiti per un intero anno, El Sicario è il ritratto di una persona reale, un killer professionista che dopo aver commesso un'impressionante sequela di violenze ed essersi macchiato di terribili atrocità, ha deciso di smettere, uscendone vivo. Ora trascorre un' esistenza da fuggitivo perché sulla sua testa pende una taglia da 250.000 dollari.

El sicario

Bowden Charles

CHI DI NOI DUE?

D'Amico Renata

Domenico Boschis è nato nelle Langhe, ma da molti anni ormai la sua vita è a Roma, dove ha raggiunto il successo come attore di fiction TV. Una notizia inaspettata, però, lo costringe a tornare tra le sue colline: il padre, col quale ha da tempo interrotto ogni contatto, è malato e gli resta poco da vivere. All'hospice, infatti, Domenico trova un'ombra pallida dell'uomo autoritario che il padre è stato: il vecchio non riesce quasi più a parlare, ma c'è una cosa che sembra voler dire al figlio con urgenza disperata. «La ragazza, Domenico, la ragazza!» grida, per scoppiare poi in un pianto muto. Dentro quel pianto Domenico riconosce un dolore che viene da lontano. Chi è la ragazza che sembra turbarlo fino all'ossessione? Mentre Domenico riprende confidenza con la terra in cui è cresciuto e cerca di addomesticare i fantasmi che popolano i suoi ricordi d'infanzia, si imbatte in un fatto di cronaca avvenuto cinquant'anni prima a una manciata di chilometri da lì. La protagonista è proprio una ragazza: ha tredici anni quando, una notte di dicembre del 1968, viene "rubata" da casa sua. Di lei non si sa nulla per otto mesi, poi la verità emerge con tutta la sua forza. È possibile che sia il ricordo della tredicenne a perseguitare il padre di Domenico? E se così fosse, significa che il vecchio ha avuto un ruolo nella vicenda della ragazza? Lui l'ha sempre considerato un cattivo padre; deve forse cominciare a pensare che sia stato anche un cattivo uomo? Domenico ha bisogno di trovare una risposta prima che il vecchio chiuda gli occhi per sempre.

Il silenzio della collina

Perissinotto Alessandro