Narrativa

Cade la terra

Pellegrino Carmen

Descrizione: Premio Rapallo Carige Opera Prima per la donna scrittrice 2015. Alento è un borgo abbandonato che sembra rincorrere l'oblio, e che non vede l'ora di scomparire. Il paesaggio d'intorno frana ma, soprattutto, franano le anime dei fantasmi che Estella, la protagonista di questo intenso e struggente romanzo, cerca di tenere in vita con disperato accudimento. Voci, dialoghi, storie di un mondo chiuso dove la ricchezza e la miseria sono impastate con la stessa terra nera. Capricci, ferocie, crudeltà, memorie e colpe di un paese condannato a ritornare alla terra. Come tra le quinte di un teatro ecco aggirarsi un anarchico, un venditore di vasi da notte, una donna che non vuole sposarsi, un banditore cieco, una figlia che immagina favole, un padre abile nel distruggerle. Con Carmen Pellegrino l'abbandonologia diviene scienza poetica. E questo modo particolare di guardare le rovine, di cui molto si è parlato sui giornali e su internet, ha finalmente il suo romanzo.

Categoria: Narrativa

Editore: Giunti

Collana:

Anno: 2015

ISBN: 9788809792548

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

Dal Campiello 2015

Cade la terra” di Carmen Pellegrino è un romanzo articolato in tre parti, ciascuna delle quali viene introdotta dalle intense rime di illustri poeti.

Parte prima – La casa dell’olmo

Estella (“Gli occhi fissi come quelli di una civetta erano azzurri, un vero spreco di colore turchino, accentuato dai capelli che le sbattevano biondi sulle spalle”) ritorna ad Alento (“Il paese, che aveva sempre camminato, ora sembrava aver camminato di più nella sua coperta di fango, con gli abitanti che si erano ritirati più a nord, sopra una porzione di terra meno tremolante”) dopo un’esperienza fallimentare di monaca (“Una disturbata che era entrata giovanissima in monastero e che se ne era scappata di notte, dopo appena due anni, con l’abito di monaca addosso. Vennero da Napoli a riprenderselo e lei se lo tolse davanti alla chiesa”). Trova ricovero come istitutrice nella villa del notaio de Paolis, ove le viene affidato il figlio Marcello, un ragazzo problematico e nosofobico.
Grazie alla filantropia dei de Paolis, la villa è il fulcro della vita (“In questa casa sono passati molti degli alentesi”) di un paesino agonizzante e instabile prevalentemente abitato da “bifolchi” (“Pastori, giumentieri, vaccari…”), nel quale perfino il culto (“La statua della Madonna della Frana”) sembra alludere al precario destino di morte che aleggia sul borgo fatiscente.
Nonostante le disposizioni cittadine (“L’ordine di lasciare il borgo è stato perentorio, si corre un rischio grave a restare”), Estella decide di continuare ad abitare nella casa pericolante (“Questa casa cominciò a diruparmi addosso – un frullio di calcinacci dietro l’altro…”), anche quando tutti gli abitanti si trasferiscono per scampare alla distruzione (“Ogni povera cosa a un certo punto ha cominciato a parlarmi, a fare clamore dentro il gioco della memoria…”).

Parte seconda – L’attesa

Relegata nella sua pertinace solitudine (“Questo piccolo mondo autistico dove rinasco e muoio ogni volta”), Estella dà spazio alle storie di personaggi la cui memoria riecheggia nell’atmosfera spettrale del paese fantasma: l’anarchico Cola Forti, sua figlia Libera costretta in sposa al Guercio, l’infelice Lucia Parisi, rea di aver rotto una lampadina, Consiglio e Custoda Parisi  con la figlioletta Mariuccia, Giacinto il guardio in attesa di un berretto che consacri il suo ruolo, il commerciante Maccabeo (“Gli industrianti… che conducevano i loro affari investendo e costruendo, malgrado la terra sotto i loro piedi digradasse come un fianco di monte”) che ha i figli Antonio e Luchino al fronte.
E sono storie di povera gente, di donne che vivono il sesso come costrizione, storie di superstizione (“Era una civetta”), tradizioni (“Ricordatevi che entrate nella purificazione”) e pratiche primitive (“Dopo la nascita di Michelino mi hanno fatto lo strappamento”), di malasanità (“Cadete tutti a pezzi in questo paese. Ho fatto un’iniezione per un’altra alla bambina”).

Parte terza – La cena

Anticipato sinistramente nel prologo (“Per l’occasione ho indossato il mio vestito della festa, un abito di velluto alla moda… va bene, va bene, la moda di cento anni fa”), l’epilogo celebra la cena metafisica (“La verità è che li tieni prigionieri perché ti senti sola e ne muori”) alla quale partecipano lo scetticismo di un vivo (Marcello), i fantasmi dei personaggi evocati nella seconda parte e, in posizione medianica (“Li guardo… i miei ospiti, tanto ben disposti nella morte, mentre calmi e gravi parlano e levano le coppe”), Estella, così sospesa tra passato e presente, così sprovvista di un futuro.

La prima parte viene introdotta dai versi di “Amore per la vita” di Alfonso Gatto, la seconda è abbinata a “Forse un mattino andando in un’aria di vetro” di Montale, la terza non può che accompagnarsi ad alcune rime de “Il giorno dei morti” di Pascoli.

Cade la terraè il riuscito esperimento di interpretare una storia personale anche attraverso poesie bellissime. Cade la terraè il refrain di un gioco elementare e un girotondo (nel romanzo sono citati il gioco della staccia e “Regina reginella… quanti passi mi vuoi dare per arrivare al tuo castello?”) danza Carmen Pellegrino, che rappresenta il problema fondamentale dell’esistenza – l’inesistenza della realtà, così ben visualizzato da Montale – senza rinunciare al sogno disperato di comunicare con persone e cose, contrapponendo la letteratura alla triste realtà italiana della deriva idrogeologica e dello spopolamento progressivo di nuclei atavici nei quali affondano le nostre radici soffocate dal meccanicismo anonimo (Chiedete ragione di singole esistenze che però erano parte di un luogo e di una comunità”)  e impersonale della storia (Subito mi chiedo quale sia la storia che raccontiamo. Una storia di esclusione, senza dubbio, ma anche di vite dissipate, trascorse senza gridi, senza gesti”). 

Bruno Elpis

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Carmen

Pellegrino

Libri dallo stesso autore

Intervista a Pellegrino Carmen


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.i-libri.com/home/wp-content/themes/ilibri/single-libri.php on line 862

I destini di cinque famiglie si intrecciano inesorabilmente attraverso due continenti sullo sfondo dei drammatici eventi scatenati dallo scoppio della Prima guerra mondiale e dalla Rivoluzione russa. Tutto ha inizio nel 1911, il giorno dell'incoronazione di Giorgio V nell'abbazia di Westminster a Londra. Quello stesso 22 giugno ad Aberowen, in Galles, Billy Williams compie tredici anni e inizia a lavorare in miniera. La sua vita sembrerebbe segnata. Amore e inimicizia legano la sua famiglia agli aristocratici Fitzherbert, proprietari della miniera e tra le famiglie più ricche d'Inghilterra. Lady Maud Fitzherbert, appassionata e battagliera sostenitrice del diritto di voto alle donne, si innamora dell'affascinante Walter von Ulrich, spia tedesca all'ambasciata di Londra. Le loro strade incrociano quella di Gus Dewar, giovane assistente del presidente americano Wilson. Ed è proprio in America che due orfani russi, i fratelli Grigorij e Lev Pe&kov, progettano di emigrare, ostacolati però dallo scoppio della guerra e della rivoluzione. Dalle miniere di carbone ai candelabri scintillanti di palazzi sontuosi, dai corridoi della politica alle alcove dei potenti, da Washington a San Pietroburgo, da Londra a Parigi il racconto si muove incessantemente fra drammi nascosti e intrighi internazionali. Ne sono protagonisti ricchi aristocratici, poveri ambiziosi, donne coraggiose e volitive e sopra tutto e tutti le conseguenze della guerra per chi la fa e per chi resta a casa. Primo grande romanzo di "The Century" - la nuova trilogia di Ken Follett incentrata sulla storia del ventesimo secolo - La caduta dei giganti è un'opera epica, uno straordinario affresco storico che, al pari de I pilastri della terra e Mondo senza fine, è destinato a diventare un classico.

LA CADUTA DEI GIGANTI

Follett Ken

C.U.B.A.M.S.C. Con Una Bomba A Mano Sul Cuore – di Marco Cubeddu

Enrico IV

Il 25 settembre 2015 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite fissava per tutto il mondo 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, da raggiungere entro il 2030. Obiettivi concreti, relativi all’eliminazione della povertà e della fame, all’istruzione di qualità e alla parità tra i sessi, alla salute a tutte le età, all’acqua, all’energia, all’occupazione, alla crescita economica e alle disuguaglianze, alle infrastrutture e alle città, al consumo e alla produzione, alla lotta contro il cambiamento climatico, alla flora e alla fauna, alla pace e alle istituzioni. I grandi della terra hanno convenuto che le importanti trasformazioni in corso sono connesse tra loro. Le ‘primavere arabe’ sono state anche il frutto di carestie e crisi alimentari indotte dai cambiamenti climatici, così come le innovazioni tecnologiche sono indispensabili per la transizione ecologica ma possono generare disoccupazione e tensioni sociali. E così via. Per affrontare questi problemi complessi serve dunque un pensiero integrato e profondamente innovativo. E un larghissimo concorso di forze politiche, economiche e sociali che lo metta in pratica. E’ questa l’idea alla base dell’ASVIS, l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, promossa da Enrico Giovannini nel febbraio del 2016 e che oggi raccoglie più di 170 soggetti tra associazioni imprenditoriali, sindacati, volontariato, fondazioni e università. Lo scopo è quello di elaborare idee nuove per rendere lo sviluppo equo e sostenibile e incalzare chi può concorrere alla realizzazione dei 17 obiettivi dell’ONU: in primo luogo il governo italiano, ma anche le imprese e gli altri attori della vita economica e sociale, fino ai singoli cittadini. In questo saggio si affrontano le ragioni, le caratteristiche e gli obiettivi di una utopia sostenibile. E indispensabile per le donne e gli uomini del XXI secolo.

L’utopia sostenibile

Giovannini Enrico