Narrativa

Cairo Automobile Club

Al-Aswani Ala

Descrizione: “Con Cairo Automobile Club, ‘Ala al-Aswani firma il suo terzo romanzo e senza dubbio la sua opera più riuscita. Fedele al principio che ha fatto il successo dei suoi libri precedenti, dipinge con maestria, tenerezza e humour un mondo che cambia e stravolge i destini individuali che, a loro volta, trasformano il mondo.” Marwan Chahine, Libération

Categoria: Narrativa

Editore: Feltrinelli

Collana: I Narratori

Anno: 2014

ISBN: 9788807031076

Trama

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Dopo aver lasciato una carriera da manager, Sergio Bambarén ha sposato la natura e i grandi spazi, primo fra tutti il mare e in particolare l'oceano. Ha nuotato con i delfini, ha praticato il surf sulle coste più selvagge, ha trovato amici dal cuore grande. E ha intrapreso una ricerca spirituale. Alle grandi distese di acqua, però, ha anche affiancato il viaggio in uno dei luoghi più magici e avvolgenti della terra: il deserto. Insieme a una famiglia berbera, Sergio ha vissuto l'esperienza intensa ed emozionante di immergersi nel silenzio di sabbie millenarie, dove è possibile svuotare la mente da ogni affanno quotidiano e ritrovare la semplicità delle cose essenziali, quelle che contano davvero.

L’eco del deserto

Bambarén Sergio

"Tanto per cominciare, Zooey era un giovanotto piccolo, dal corpo estremamente esile. Da dietro (soprattutto dove gli si vedevano le vertebre) sarebbe quasi potuto passare per uno di quegli sparuti bambini di citta che ogni estate vengono spediti alle colonie a ingrassarsi e prendere il sole. Visto in primo piano, di faccia o di profilo, era straordinariamente, spettacolosamente bello. La sorella maggiore mi ha pregato di dire che assomigliava all'"esploratore mohicano ebreo-irlandese dagli occhi azzurri che mori tra le vostre braccia al tavolo della roulette di Montecarlo".A salvare in extremis quel volto dall'eccessiva bellezza, se non addirittura dallo splendore, era un orecchio che sporgeva leggermente piu dell'altro. Per conto mio, comunque, non condivido affatto ne l'uno ne l'altro di questi punti di vista. Ammetto che il volto di Zooey fosse un volto bellissimo, quasi perfetto. Come tale, naturalmente, era passibile di quella stessa varieta di giudizi scorrevoli, imperterriti e spesso capziosi cui e soggetta ogni autentica opera d'arte. Penso resti solo da aggiungere che una qualunque delle cento minacce giornaliere - un incidente d'auto, un raffreddore di testa, una bugia prima di colazione - avrebbe potuto deturpare o imbruttire la sua generosa bellezza nel giro di un giorno o di un minuto. Ma quello ch'era deteriorabile, quello che qualcuno ha categoricamente definito una gioia di tipo imperituro, era un autentico esprit impresso su tutto il viso, specie negli occhi, dove attirava l'attenzione come una maschera di Arlecchino, e a volte disorientava".

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