Teatro

Caligola

Camus Albert

Descrizione: Gli uomini muoiono e non sono felici. Un'opera teatrale di estrema tensione, in cui il delirio del potere e l'utopia della verità vengono esemplificati dal tragico destino di un imperatore pazzo e crudele.

Categoria: Teatro

Editore: Bompiani

Collana: I grandi tascabili

Anno: 2000

Traduttore: Franco Cuomo

ISBN: 9788845245954

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

Caligola è una pièce teatrale che, con il romanzo “Lo straniero” e con il saggio “Il mito di Sisifo, compone la cosiddetta “trilogia dell’assurdo” di Albert Camus.

Camus fornisce un’interpretazione tragicamente nuova della figura di Caligola (“Mettersi d’accordo con la vita. Darsi delle ragioni, scegliersi un’esistenza tranquilla, consolarsi. Non è per Caligola”) e nell’imperatore trasferisce le angosce della contemporaneità (“Questo mondo così com’è fatto non è sopportabile. Ho bisogno della luna, o della felicità o dell’immortalità, di qualcosa che sia demente forse, ma che non sia di questo mondo”).

L’elaborazione del lutto per la morte di Drusilla (“…Come si può continuare a vivere con le mani vuote quando prima stringevano l’intera speranza del mondo?), sorella e amante incestuosa dell’imperatore, si realizza nella follia. Una follia che viene inscenata attraverso atti che sovvertono la logica familiare (“I patrizi… obbligati a diseredare i figli e a fare immediatamente testamento a favore dello stato”) e l’ordine sociale (“Ho deciso di… liberare qualche schiavo e di prendere voi al mio servizio”), delitti (“Metteremo a morte quei personaggi secondo l’ordine di una lista prestabilita da noi a nostro arbitrio”), comandi privi di senso comune (“Farai chiudere i pubblici granai… Domani, carestia…”), sacrilegi (“Oggi sono Venere… Tu sporchi il cielo, dopo aver insanguinato la terra”).
Perché sulla scena vengono rappresentati l’assurdo e l’impossibile (“Questo mondo così com’è non è sopportabile. Gli uomini muoiono e non sono felici“), le contraddizioni della politica (“Governare è rubare, lo sanno tutti”), del potere (“A che mi serve questo stupendo potere se non posso far tramontare il sole a Levante?”) del rimorso (“Ho bisogno di colpevoli”) e della libertà (“Libero è solo chi è condannato a morte”), la confusione degli opposti (“Voglio mischiare il cielo con il mare; confondere la bruttezza e la bellezza; far zampillare il riso dalla pena”), la sfrontatezza della verità come emerge nel dialogo con Cherea, il capo dei cospiratori, nel quale si scontrano due logiche collidenti:

Cherea: “Non voglio entrare nella tua logica…”

Caligola: “L’intelligenza o si paga cara o si nega. Io pago…”

Cherea: “Non credo che si possa campare né essere felici spingendo l’assurdo alle estreme conseguenze…”

E se dev’essere la saga dell’assurdo e dell’impossibilità, cosa c’è di più impossibile del “volere la luna”, espressione che ricorre nel linguaggio comune quando vogliamo indicare qualcosa d’irraggiungibile?

Bruno Elpis

______________________________________

“Atto primo – scena quarta:

Elicone: Buon giorno Caligola.

Caligola: Buon giorno Elicone.

Elicone: Sembri affaticato.

Caligola: Ho camminato molto.

Elicone: Sì, la tua assenza è durata a lungo.

Caligola: Era difficile da trovare.

Elicone: Che cosa?

Caligola: Ciò che volevo.

Elicone: E che volevi?

Caligola: La luna.

Elicone: Che?

Caligola: La luna. Sì, volevo la luna.

Elicone: Ah, e per fare cosa?

Caligola: È una delle cose che non ho.

Elicone: Sicuramente. E adesso È tutto a posto?

Caligola: No, non ho potuto averla. Sì, ed è per questo che sono stanco. Tu pensi che io sia pazzo.

Elicone: Sai bene che io non penso mai. Sono troppo intelligente per pensare.

Caligola: Sì, d’accordo. Ma non sono pazzo e posso dire perfino di non essere mai stato così ragionevole come ora. Semplicemente mi sono sentito all’improvviso un bisogno di impossibile. Le cose così come sono non mi sembrano soddisfacenti.

Elicone: È un opinione abbastanza diffusa.

Caligola: È vero, ma non lo sapevo prima. Adesso lo so. Questo mondo così com’è fatto non è sopportabile. Ho bisogno della luna, o della felicità o dell’immortalità, di qualcosa che sia demente forse, ma che non sia di questo mondo.

Elicone: È un ragionamento che sta in piedi. Ma, in generale, non lo si può sostenere fino in fondo, non lo sai?

Caligola: È perché non lo si sostiene mai fino in fondo che non lo si sostiene fino in fondo. E non si ottiene nulla. Ma basta forse restare logici fino alla fine.

Elicone: Io so ciò che pensi. Quante storie, per esempio per la morte di una donna.

Caligola: No, Elicone, non è questo. Mi sembra di ricordare, è vero, che alcuni giorni fa è morta una donna che io amavo. Ma cos’è l’amore? Poca cosa. Questa morte non è niente, te lo giuro. Essa è solo il segno di una verità che mi rende la luna necessaria. È una verità molto semplice e perfettamente chiara, un po’ stupida forse, ma difficile da scoprire e pesante da portare.

Elicone: Ma, in fin dei conti, qual è la verità, Gaio?

Caligola: Gli uomini muoiono e non sono felici.

Elicone: Andiamo, Gaio, questa è una verità con la quale ci si può benissimo arrangiare! Guardati attorno; non è questa una verità che impedisca loro di mangiare, per esempio.
Caligola: Allora è che tutto attorno a me è menzogna. E uno che mangia carne così è un mentitore. E io voglio che si viva nella verità. Da imperatore voglio che si viva nella verità, e io ho proprio i mezzi per farli vivere nella verità, poiché io so ciò che manca loro, Elicone. Sono privi di conoscenza e manca loro un professore che sappia ciò di cui si parla.

Elicone: Non offenderti, Gaio, di ciò che ti sto per dire, ma dovresti prima riposarti un po’…

Caligola: Non è possibile. Non sarà mai più possibile: dopo aver viste queste cose non è più possibile.

Elicone: Perché dunque?

Caligola: Ascolta, Elicone, sento dei passi e un rumore di voci. Non parlare e dimentica di avermi appena visto.

Elicone: Ho capito.

Caligola: E, ti prego, aiutami ormai.

Elicone: Non ho ragioni per non farlo, Gaio, ma non so molte cose e poche mi interessano. In che cosa ti posso aiutare?

Caligola: Nell’impossibile.

Elicone: Farò del mio meglio.”

...

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