Narrativa

Il cappello del maresciallo

Ghizzoni Marco

Descrizione: Boscobasso, succulento borgo in provincia di Cremona, è in subbuglio. Non solo il liutaio Arcari è stato trovato morto in circostanze imbarazzanti, ma pare che la sua perfetta mogliettina si sia messa a intrallazzare col becchino, mentre l'ex sindaco è "fuggito" dalla sua tomba: è troppo persino per il maresciallo Bellomo e per i suoi due obbedienti sottoposti. Nel breve volgere di due giorni, mezzo paese viene preso dalla febbre dell'intrigo, che non risparmia nessuno: dalla segretaria comunale Gigliola, zelante in tutto tranne che nel lavoro, al ruvido macellaio milanista Primo Ruggeri, per non parlare della bella barista Elena, contesa tra due uomini e ben decisa a conquistarne un terzo. L'indagine si complica, finché il maresciallo perderà, se non la testa, perlomeno il cappello... Una commedia degli equivoci sul filo del giallo che mette in scena con gusto la provincia italiana, i suoi caratteri, la sua allegria e i suoi misteri, in un intreccio che coinvolge e trascina come una sarabanda.

Categoria: Narrativa

Editore: Guanda

Collana: Narratori della Fenice

Anno: 2014

ISBN: 9788823508071

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

Marco Ghizzoni colloca nel cremonese Boscobasso (“Un buco di duemila anime in riva al Po”), un immaginario borgo del quale viene squadernata in prima pagina la cartina topografica, molto utile per seguire i tortuosi percorsi di un manipolo di personaggi che danno vita alla storia denominata  “Il cappello del maresciallo”. Un titolo che, in qualche modo, riecheggia “Il cappello del prete”, il romanzo di Emilio De Marchi, pubblicato nel 1888, considerato uno tra i primi veri romanzi polizieschi in lingua italiana.

Il liutaio Antonio Arcari, cardiopatico, viene ritrovato senza vita alla stazione del borgo. Facile pensare a un infarto.  Sì, ma che ci faceva alla stazione, di notte frequentata dalle belle di notte (scusate il gioco di parole), il ricco emulo di Stradivari con le braghe calate?
La moglie del liutaio – tal Edwige Dalmasso sempre pronta a esibire un décolleté da far girar la testa ai pretendenti che la incalzano da quando ha acquisito la condizione anagrafica della vedova allegra – non sembra interessata a conoscere la verità sulla morte dell’Arcari, ma non vuole perdere la macabra occasione per ostentare ceto e status sociale anche durante il funerale. Per organizzare la cerimonia estrema, Edwige asseconda il Bigio (“quel becchino segaligno dallo sguardo obliquo”) e intrattiene il carabiniere Nitto Bellomo che, ammaliato, dimentica a casa della sirena (o maga Circe?) “Il cappello del maresciallo” (“Se ne andò dimenticando il suo cappello sulla poltrona di pelle nera”).

I personaggi sfilano sulle pagine del romanzo  tra siparietti e caricature, strappando tanti sorrisi in una storia che oscilla tra la commedia, la sagra (“Se ne andò… con una sporta di mortadella e salame cremonese all’aglio… prosciutto cotto e coppa”) e la satira paesana, in una trama colorata di giallo tenue da situazioni paradossali per via di una salma, prima trafugata, poi decapitata e occultata.

Lo stile narrativo è agile, attinge dalla lingua parlata e si destreggia tra capitoli sempre troncati da rapidi “cliffhanger” (“Il cliffhanger è un espediente narrativo usato in letteratura, nel cinema, nelle serie televisive e in altre forme di fiction, in cui la narrazione si conclude con un’interruzione brusca in corrispondenza di un colpo di scena o di un altro momento culminante caratterizzato da una forte suspense”).
Lettura consigliata, soprattutto a chi ama il genere alla “Andrea Vitali”.

Bruno Elpis

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