Narrativa

Casa desolata

Dickens Charles

Descrizione:

Categoria: Narrativa

Editore: Einaudi

Collana: Tascabili

Anno: 2006

ISBN: 9788806181529

Recensito da Marcella Quintiliani

Le Vostre recensioni

Strade fangose di una Londra in novembre; fumo che scende da tetri comignoli; nebbia ovunque, talmente densa da poterla quasi toccare e, sullo sfondo, un Tamigi che scorre monotono e livido lavando tutto il male da una città dai mille segreti e dai mille volti.
Con queste suggestive immagini Charles Dickens, “l’inventore del Natale”, dà l’avvio a Bleak house, titolo originale di un romanzo “dark” pubblicato a puntate fra il marzo 1852 ed il settembre 1853, e che apparteneva a quella schiera di romanzi d’appendice molto in voga in epoca vittoriana o, per meglio dire, nel secolo romantico.
Essi facevano il loro debutto su riviste popolari come “All the year round”, fondata dallo stesso autore e palcoscenico per scrittori del calibro di Elisabeth Gaskell e Wilkie Collins, lasciando il lettore col fiato sospeso nell’intervallo di pubblicazione tra un capitolo e l’altro. “Casa desolata” è il romanzo di Dickens meno noto rispetto a capolavori quali David Copperfield, Oliver Twist e Grandi speranze ma, nella vasta produzione dell’autore, possiede uno degli intrecci meglio riusciti, e si presenta al pubblico come uno dei primi esempi di detective stories. Riassumere questo romanzo in poche righe è impossibile; ciò che è possibile, invece, è sottolinearne gli aspetti peculiari. La vicenda narrata è decisamente lunga, intricata, dai mille risvolti ed è, inoltre, vivacizzata da una buona dose di mistero, atmosfere notturne da gotic novel e abbondanti pennellate di giallo che ne fanno un poliziesco, anche se un po’ troppo acerbo per noi contemporanei. Protagonista indiscussa del romanzo è una causa giudiziaria denominata “Jarndyce & Jarndyce”, che si trascina dalla notte dei tempi e muove i fili delle vite di numerosi personaggi che vorrebbero trarre da essa benefici economici ma, finiscono col restarne irrimediabilmente imbrigliati fino a corrompere la propria anima. Raccontato a due voci attraverso un narratore onnisciente e la prima persona dell’orfana Esther Summerson,il romanzo si presenta come un enorme contenitore di modi di vivere, caratterizzazioni, situazioni, complicazioni e descrizioni accurate di ambienti sociali ben distinti; il tutto si avviluppa attorno ad un manipolo di personaggi principali circondati, a loro volta, da numerose comparse che non sono solo “ombre su carta”, ma partecipano attivamente ed emotivamente al contesto, intessendo storie nella storia e queste,a loro volta, si schiuderanno tutte sul finale, alcune in positivo, sotto la ben nota dicitura “tutto bene ciò che finisce bene” altre, meno fortunate, saranno scenario di tristi dipartite, lasciando al lettore pagine di forte intensità. Diverse sono le tematiche inserite da Dickens nel romanzo, alcune a lui particolarmente care: il tema dell’orfano, la critica che diviene satira pungente contro le pecche del sistema giudiziario, i segreti torbidi ed inconfessabili, che circondavano spesso le grandi famiglie aristocratiche dell’epoca venendo fuori in un’esplosione pirotecnica di scandalose verità e, naturalmente, le immancabili disparità sociali.
Gli uomini e le donne che percorrono le pagine sono volti indimenticabili accostati con maestria ad esilaranti caricature. Nell’intessere relazioni tra loro, i personaggi sfiorano il melodramma e la comicità, dimostrando apprensione per la precarietà della vita e per la staticità degli eventi, ma cedono volentieri il passo a qualche situazione paradossale e ad un romanticismo consolatorio e mai melenso. Tra questi volti non possiamo non restare incantati nel trovare quello di Lady Dedlock, bellissima maschera di tristezza che, avvolta nel suo alone di mistero, protegge un segreto inconfessabile e per questo verrà perseguitata dal perfido Mr. Tulkinghorn, mefistofelico avvocato che indaga tra le pieghe della sua vita; oppure dalla giovane Hester Summerson, che rappresenta quella piccola parte di orfani fortunati così rari nel panorama vittoriano, che nello splendore dei suoi anni regala perle di saggezza ed un intimo conforto a chi ha la fortuna di starle accanto. Uno sguardo tenero deve invece posarsi sul piccolo Jo, scarto della società, che controbilancia la fortunata condizione di Esther e che vive di espedienti e generosità altrui. La sua morte lascia spazio ad un’amara omelia funebre da parte dell’autore.
Dickens in questo romanzo si muove attraverso due mondi, uno superficiale e ben visibile a tutti, dove si apprendono storie di vita, si aggirano gli imprevisti e si sponsorizzano affetti e speranze umane e l’altro, il sottomondo, che resta invisibile ai più, ben rappresentato nel romanzo dallo “slum” spettrale denominato “Tom all alone’s”, dove la speranza non perdura e il derelitto trova rifugio per abbandonarsi ad una morte consolatrice che lo solleverà dagli umani stenti. Vladimir Nabokov, scrittore, saggista e critico, nel suo saggio su Dickens inserito nell’edizione Einaudi, dona al lettore un consiglio molto personale su come comportarsi per apprezzare al meglio la lettura di questo indimenticabile romanzo: ” ciò che dobbiamo fare leggendo Casa desolata è rilassarci e lasciare che sia la spina dorsale a prendere il sopravvento. Benché si legga con la mente, la sede del piacere artistico è tra le scapole. Quel piccolo brivido che sentiamo lì dietro è certamente la forma più alta di emozione che l’umanità abbia raggiunto sviluppando la pura arte e la pura scienza”. Su queste parole non resta che abbandonarsi alla lettura, che non spaventa affatto per la mole di pagine anzi, incuriosisce, sorprende, delizia e incanta e, alla fine, resta prepotentemente nel cuore del lettore anche a distanza di anni.

 

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