Narrativa

Cassandra

Christa Wolf

Descrizione: Cassandra, la figlia veggente di Ecuba e Priamo, attende la morte per mano dei Greci vincitori alle soglie della fortezza di Micene. Davanti ai suoi occhi scorrono intrecciate la sua storia e quella della città di Troia. L'amore per Enea e la rottura con la famiglia che, accecata dall'andamento della guerra, non riesce a vedere con gli occhi di Cassandra. La vita nelle comunità femminili sulle rive del fiume Scamandro e la distruzione e la rovina della sua città. Un romanzo che dà una visione diversa da quella omerica classica recuperando lo sguardo e la voce della sacerdotessa troiana per darci il resoconto della liberazione femminile e del bisogno di pace.

Categoria: Narrativa

Editore: Edizioni e/o

Collana: Dal Mondo

Anno: 1996

ISBN: 8876410155

Recensito da iroha

Le Vostre recensioni

Micene, la porta dei leoni, «l’ultima cosa che vide» Cassandra è l’inizio del racconto di Christa Wolf. Un’immagine, uno specchio: tra storia e mito, passato e presente, voce e silenzio, due donne si incontrano. L’inascoltata profetessa ha ora diritto di parola.

Un flusso di pensieri, una prosa ininterrotta, un Io che si rivela. Una prospettiva interna e soggettiva, così diversa dal canto epico di Omero, dall’astrazione tragica di Eschilo ed Euripide, dall’ansia mitopoietica di Virgilio.

Il ciclo troiano, Iliade e Odissea, le storie degli eroi che si affrontarono in una lunga, sanguinosa guerra per la bella Elena – vuole la leggenda – o per il controllo dei Dardanelli – dicono gli storici – sono un mito fondativo della civiltà occidentale. Tra le prime manifestazioni di quella cultura binaria per la quale c’è solo «verità o menzogna, giusto o sbagliato, vittoria o sconfitta, amico o nemico».

Un’identità collettiva fondata, come suggerisce Ernest Renan, sull’oblio consapevole e condiviso dei vinti: la storia la fanno i vincitori. «I loro cantori» afferma Cassandra a proposito dei Greci «non tramanderanno niente di tutto ciò». Della grandezza di Troia e di come fu il tradimento dei valori della comunità a segnarne il declino, prima dell’inganno del nemico. Di come la guerra non fosse uno scontro di civiltà, ma il feroce gioco dei maschi, «bambini egocentrici» mossi da un desiderio insaziabile di affermazione di sé, tanto che «gli uomini di entrambe le parti sembravano alleati contro le nostre donne».

In questo rimosso Christa Wolf immerge la sua coscienza di donna, scrittrice, intellettuale moderna. Presta la voce a Cassandra, che invece si dice più interessata al piacere del vedere, perché le parole non tengono dietro alla frenesia delle immagini mentali. Un sodalizio che permette alla sacerdotessa troiana di vincere la condanna all’incomprensione e all’autrice tedesca di rivelare le contraddizioni profonde del vivere sociale degli esseri umani. Condannati all’eterna ripetizione del ciclo violento vittoria-sconfitta. «Forse in futuro» immagina Cassandra «ci saranno esseri umani che sapranno trasformare la loro vittoria in vita»; una speranza, non una profezia.

Ciò che vede la sacerdotessa è che la fine di Troia infligge ai vincitori la condanna a vivere «per tutti coloro che hanno ucciso» e consegna Enea, l’amato Enea, alla ripetizione della storia, mentre a lei, costretta a vedere e tacere, è concessa la fine. «Perire? Il pensiero, una volta nel mondo, continua a vivere in altri?».

In punto di morte, il valore testimoniale della parola spinge Cassandra al racconto: seguendo il filo dei pensieri ritorna alla Troia dell’infanzia, al rapporto col padre Priamo, alla scelta del sacerdozio, all’incontro con gli uomini e alla scoperta delle donne. Personaggi mitici, conosciuti per le loro eroiche gesta, messi a nudo dallo sguardo ravvicinato della profetessa. Il «minuscolo rigagnolo» dei suoi ricordi fluisce «accanto al fiume delle canzoni delle gesta degli eroi» e dà corpo a un personaggio femminile complesso, tradotto da Christa Wolf in eroina moderna.

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