Narrativa

El sicario

Bowden Charles

Descrizione: È stato addestrato dall'FBI negli Stati Uniti, è un esperto in rapimenti e torture, ha ucciso centinaia di persone e per vent'anni ha mantenuto la carica di comandante della polizia dello stato del Chihuahua, lavorando allo stesso tempo al soldo di un cartello messicano della droga. Nel suo mondo di corruzione, mantenere l'ordine significava operare contemporaneamente nell'interesse di entrambi, della polizia e dei narcotrafficanti: quando dirigeva la squadra speciale anti sequestro a Juàrez organizzava rapimenti nella stessa città; quando uccideva sotto ricompensa testava i fucili di precisione che facevano parte dell'equipaggiamento dei federali. Non era un fuorilegge. Non era un ribelle. Era lo Stato. Sembra una storia inventata, la paradossale sceneggiatura di un film d'azione, ma quello che Charles Bowden e Molly Molloy hanno trascritto in questo libro è la nuda verità, le parole ascoltate direttamente dalla bocca di un assassino. Frutto di giorni di colloqui proseguiti per un intero anno, El Sicario è il ritratto di una persona reale, un killer professionista che dopo aver commesso un'impressionante sequela di violenze ed essersi macchiato di terribili atrocità, ha deciso di smettere, uscendone vivo. Ora trascorre un' esistenza da fuggitivo perché sulla sua testa pende una taglia da 250.000 dollari.

Categoria: Narrativa

Editore: Giano

Collana:

Anno: 2013

ISBN: 9788862511001

Recensito da Eleonora Tirelli

Le Vostre recensioni

Per un anno intero Charles Bowden, giornalista e autore di vari saggi e romanzi, e Molly Molloy, bibliotecaria della New Mexico State University di Las Cruces, hanno ascoltato il racconto di un uomo. Da quelle parole è nato prima un servizio per una rivista, quindi un film-documentario (“El Sicario – Room 164”) per la regia di Gianfranco Rosi e infine questo volume, El sicario – Autobiografia di un killer. El sicario è il necessario pseudonimo di colui che racconta, un uomo messicano sulla cui testa pende una taglia di 250000 dollari. Ha trasportato droga per i narcotrafficanti, sequestrato, interrogato, torturato e ucciso persone. Poi l’incontro con Dio e la decisione di chiudere per sempre con il mondo della droga e dei narcos, la fuga dal Messico, la necessità di non lasciare traccia… perché chi prima lo assoldava per uccidere, ora vuole vederlo morto. A raccontarci tutto questo, con un tono sorprendentemente asciutto e lucido, è il killer stesso. Il libro di Bowden e Molloy, infatti, altro non è che la trascrizione delle parole del sicario, dunque una narrazione fatta prevalentemente in prima persona (con l’eccezione delle due introduzioni e delle note). Quello che sconcerta chi legge, al di là della questione morale che ognuno risolverà tra sé e sé, è che attraverso la voce del sicario il lettore scopre (o trova conferma del fatto) che la «vera America Latina […] non è il luogo del realismo magico, ma il luogo del realismo criminale» (p. 14). I soldi sono l’unica legge che conta: chi li ha, ha in pugno le autorità, gli organi di polizia e la stampa. L’estrema povertà in cui vivono molte persone del Messico, assicura al Padrone-Capo-Señor l’assoluta padronanza di uno stuolo di individui che, desgraciadamente, in cambio di denaro, donne, macchine e droga (tutte cose che si possono perdere da un momento all’altro in caso di esitazioni o passi falsi) sono pronti a tutto. Un libro come El sicario – Autobiografia di un killer, allora, pone anche un’altra questione importante, sulla quale occorrerebbe riflettere: quanto ci condizione il nascere in determinate parti del mondo? Vivere in condizioni di estrema povertà quanto lede la libertà di scelta dell’individuo? È ancora accettabile questa disparità di situazioni?

Un libro duro, crudo, che da storia individuale diventa denuncia-racconto del malgoverno di un intero Paese, per il quale non si intravedono, al momento, grandi possibilità di cambiamento. Un testo che, senza velleità letterarie, informa e fa riflettere.

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Una voce forte, corale e ipnotica racconta dunque la vita straordinaria di queste donne, partite dal Giappone per andare in sposa agli immigrati giapponesi in America, a cominciare da quel primo, arduo viaggio collettivo attraverso l’oceano. È su quella nave affollata che le giovani, ignare e piene di speranza, si scambiano le fotografie dei mariti sconosciuti, immaginano insieme il futuro incerto in una terra straniera. A quei giorni pieni di trepidazione, seguirà l’arrivo a San Francisco, la prima notte di nozze, il lavoro sfibrante, la lotta per imparare una nuova lingua e capire una nuova cultura, l’esperienza del parto e della maternità, il devastante arrivo della guerra, con l’attacco di Pearl Harbour e la decisione di Franklin D. Roosevelt di considerare i cittadini americani di origine giapponese come potenziali nemici. Fin dalle prime righe, la voce collettiva inventata dall’autrice attira il lettore dentro un vortice di storie fatte di speranza, rimpianto, nostalgia, paura, dolore, fatica, orrore, incertezza, senza mai dargli tregua. Un altro scrittore avrebbe impiegato centinaia di pagine per raccontare le peripezie di un intero popolo di immigrati, avrebbe sprecato torrenti di parole per dire cos’è il razzismo. Julie Otsuka ci riesce con queste essenziali, preziose pagine.

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