Letteratura femminile

Chéri – La fine di Chéri

Colette

Descrizione: Con la protervia della bellezza giovane, Chéri, ragazzo «coi capelli dai riflessi blu come le penne dei merli», irrompe nella vita di Léa, donna leggera e sapiente - ma nel triangolo amoroso apparirà il rivale più temibile: il Tempo, corruttore di corpi. L'autunnale opulenza di lei e l'acerbo smalto di lui vengono spiati, attimo dopo attimo, da un occhio a cui nulla sfugge, talché la vicenda, scandita dalle scene di una magistrale commedia demi-mondaine, diventa la cronaca della catastrofe di Léa, dove il sentimento è delicatamente avvolto nella fisiologia e brama di sprofondare «in quell'abisso da cui l'amore risale pallido, taciturno e pieno del rimpianto della morte». Quanto a Chéri, giunto all'acme della sua esistenza di 'bello' dinanzi a cui le donne si inchinano, percepisce una vaga inquietudine: «Non distingueva i punti precisi in cui il tempo, con tocchi impercettibili, segna su un bel viso l'ora della perfezione e poi quella di una bellezza più evidente, che annuncia già la maestà di un declino». E quel declinomaestoso vivremo nella Fine di Chéri, dove la punta avvelenata della storia del giovane emerge con fredda chiarezza dalla prosa avvolgente, atmosferica, precisa di Colette.

Categoria: Letteratura femminile

Editore: Adelphi

Collana: Gli Adelphi

Anno: 2009

Traduttore: Giulia Arborio Mella e Anna Bassan Levi

ISBN: 9788845923968

Recensito da Lucilla Parisi

Le Vostre recensioni

Ho cinquant’anni, e sono stata così imprudente da tenermelo per sette […] Ben mi sta, alla mia età non si tiene un amante per sette anni. Sette anni! Ha sprecato quel che rimaneva di me…da quei sette anni potevo cavare due o tre piccole felicità lisce lisce, invece di un grande rimpianto…Una relazione di sette anni è come seguire il marito in colonia: quando torni nessuno ti riconosce, e non sai più vestirti.

Nelle parole di Léa, la protagonista, ci trovo tutto il sano cinismo e la dissacrante ironia di Colette. L’immagine che l’affascinante e matura donna di mondo ci descrive in poche ma precise parole, tradisce l’amarezza del disincanto dopo la fine del suo amore. Ma quale amore, verrebbe da chiedersi dopo che si è conosciuto il bel giovanotto Chéri, al secolo Fred Peloux.
Annoiato e noioso, il ragazzo con i “capelli dai riflessi blu come le penne dei merli”, rappresenta per Léa molto di più di un trofeo (uno dei tanti): è un gioco accattivante di cui sembra avere il completo controllo. Fino al giorno in cui il bel ventenne non le comunica di doversi sposare con una ragazza più giovane, la bella e fragile Edmée, a cui non è ovviamente interessato. D’altronde non c’è nulla che sembra smuovere il ricco e viziato ragazzino, neppure la devozione, quasi materna, di Léa, né l’inevitabile fine della relazione amorosa con la donna.
Ė sempre Léa a convincerlo della bontà e necessita di un matrimonio combinato a salvare, insieme, eredità e apparenze e a chiudere la loro chiacchierata storia.

Qualcosa a quel punto delle loro vite, però, sembra spezzarsi. Léa si rende conto di non avere mai avuto il controllo della loro relazione, di aver forzato la mano e di aver perso qualcosa di più di un diversivo. Dopo la partenza della donna, Chéri, per la prima volta, percepisce tutto il vuoto della propria esistenza e il suo apparente (quanto irritante) distacco nei confronti delle cose della vita (amante compresa) cede il posto a una profonda irrequietezza. A mancargli è proprio Léa. Il resto è dissoluzione.

Ovviamente c’è un ritorno e Chéri busserà alla porta della sua “vecchia” amante per giurarle che non può fare a meno di lei e Léa – messi da parte i buoni propositi – si concede nuovamente. La passione è quella di un tempo: la notte d’amore ne è la riprova, ma i protagonisti sono inevitabilmente cambiati. Qui finisce Chéri e si apre La fine di Chéri. In mezzo ci passa una guerra mondiale (la prima) e una Parigi trasformata. Il tempo ha lasciato i segni nei luoghi e sui corpi delle persone.
Chéri è rimasto il solo protagonista di questa storia. Léa è a margine, segnata irrimediabilmente dal tempo e dal destino. La donna che il meno giovane Fred Peloux ritrova non è ciò che ricordava.
Per descrivere la miserabile fine di un amore (attrazione, passione e calore) Colette ci regala una memorabile descrizione della devastazione fisica di Léa (segnata dal tempo) che si rivela agli occhi di Chéri (ma anche del lettore) come uno spettacolo inaccettabile. Fuggirà dalla casa della donna inorridito, desideroso di dimenticare quanto visto e di salvare ancora una volta se stesso. Eppure la fine di Léa segna anche quella di Chéri. Solo allora sarà per lui evidente che è Léa l’unica donna capace di amarlo e da lui amata intensamente. Insomma troppo tardi per tutto, anche per i rimpianti.

A proposito di Chéri, Colette ha scritto: Ho incontrato Chéri e più di una volta, come ogni tipo di tentazione. A ogni donna spetta il proprio turbamento, e il paragone con turbamenti diversi. […] Chéri è per eccellenza colui che fa perdere a una donna consapevole, trascinata verso mete precise, la sua risata vorace, la gioia e la spavalderia. […] Non sarei in grado di dire se Chéri, il Fred Peloux del mio romanzo, somigli a qualcuno. Ma mentirei se dicessi che non somiglia a nessuno. Davanti a un ragazzo di quel tipo, muto, serio, diffidente, ammirato ho pensato: “In lacrime, deve essere ancora più bello”. Ma quelle lacrime, non immaginavo certo di poterle provocare io. (La stella del Vespro – Del Vecchio Editore).

Più che un romanzo, Chéri e La fine di Chéri è una pièce teatrale dove si compie, in più atti, la fine di una storia d’amore e la disfatta dei due amanti. Questo amore ancora poco tollerato per l’epoca e in certi ambienti (il giovane scapolo e l’abbiente donna matura), accettabile solo se vissuto esclusivamente tra le lenzuola (senza ferire la comune sensibilità), con Colette rivendica la considerazione che merita e ci ricorda come siano i pregiudizi e le paure i peggiori nemici della felicità.

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