Teatro

Chi ha paura di Virginia Woolf?

Albee Edward

Descrizione: Ancora oggi successo a teatro, Chi ha paura di Virginia Woolf? fu così schoccante per l'America di allora che non Vinse mai il meritatissimo premio Pulitzer, che invece Albee ottenne per ben tre volte con A delicate balance nel '67, Seascape nel '75 e il bellissimo Three tall women, tre figure femminili e un figlio diseredato in quanto gay (l'opera più autobiografica). Molti altri premi hanno costellato la lunga carriera di Albee, onoreficenze che gli permisero di aprire una Fondazione a suo nome nel '94 per sostenere il "William Flanagan Creative Persons Center", una colonia di scrittori ed artisti di Montauk.

Categoria: Teatro

Editore: Einaudi

Collana: Collezione di teatro

Anno: 1997

ISBN: 9788806593926

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

Chi ha paura di Virginia Woolf?
Per rispondere a questa domanda Edward Albee impiega tre atti.

I – Giochi e divertimento

Martha e George ospitano a casa loro Honey e Nick. George e Nick sono accademici (“Per chi insegna in un’università, ci sono cose più comode che l’aver preso in moglie la figlia del preside di questa università”), ma dopo pochi minuti gli anfitrioni già stupiscono i loro ospiti mettendo a nudo conflitti (“Martha e io ci limitiamo… a calpestare quel tanto di personalità che ci resta”) e segreti della vita coniugale (Honey: “Fino a un minuto fa non sapevo che aveste un figlio”). Senza mezzi termini. In modo spietato.

Dopo qualche tentativo iniziale di opposizione e difesa (Nick: “Ma le sarei grato se non parlasse così davanti a mia moglie”), la conflittualità si espande in gesti teatrali (“George imbraccia una carabina che teneva dietro la schiena e la punta contro la nuca di Martha. Honey strilla e si alza… George preme il grilletto… Dalla canna della carabina esce un gran parasole cinese rosso e giallo”), in parole aspre, nei toni sempre sopra le righe.

La temperatura sale anche grazie all’alcol (“E adesso beviamo! Da bere per tutti!”), mentre vanno in scena tanto l’antinomia tra lo storico e il biologo (“Temo che non ci sarà più molta musica né molta pittura ma avremo in compenso una civiltà di uomini snelli, biondi e al limite dei pesi medi”), quanto rivalità dal sapore antico (“George odia Papà… e non perché Papà gli abbia mai fatto qualcosa…”).

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II – Walpurgisnacht

Viene sferrato l’attacco alle ipocrisie del matrimonio: perché gli ospiti si sono sposati? Una gravidanza isterica? Una questione di soldi? Una conoscenza che si protrae dall’infanzia?
Gli attori ballano, si raccontano (“Un bambino cattivo… che uccise la sua mamma e il padre fe’ morir”), poi giocano. Ma i giochi sono atroci: e s’intitolano “Umiliare il Padrone di casa… Saltare addosso alla Padrona di Casa… Maltrattare gli Ospiti…”
Ma attenzione! “Si rimane pur sempre tra professori.”
Ed è tempo di una rivelazione: “Nostro figlio è morto e Martha non lo sa.”

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III – L’esorcismo

In una pièce così crudele, quale può essere il coup de théâtre (“Appare una mano con un gran mazzo di bocche di leone”) in mezzo a tanto cinismo?

Non certamente l’amore, una prospettiva bandita e impronunciabile.
Forse, pittosto, la possibilità di una tenue ricomposizione della guerra (“Martha, hai avuto la tua serata come la volevi… la tua notte, anzi, e adesso non puoi troncarla solo perché la tua sete di sangue si è placata”). O la stabilizzazione del contrasto…

Bruno Elpis

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