Narrativa

Chiara di Assisi. Elogio della disobbedienza

Maraini Dacia

Descrizione: È la storia di un incontro, questo libro intimo e provocatorio: tra una grande scrittrice che ha fatto della parola il proprio strumento per raccontare la realtà e una donna intelligente e volitiva a cui la parola è stata negata. Non potrebbero essere più diverse, Dacia Maraini e Chiara di Assisi, la santa che nella grande Storia scritta dagli uomini ha sempre vissuto all’ombra di Francesco. Eppure sono indissolubilmente legate dal bisogno di esprimere sempre la propria voce. Chiara ha dodici anni appena quando vede “il matto” di Assisi spogliarsi davanti al vescovo e alla città. È bella, nobile e destinata a un ottimo matrimonio, ma quel giorno la sua vita si accende del fuoco della chiamata: seguirà lo scandaloso trentenne dalle orecchie a sventola e si ritirerà dal mondo per abbracciare, nella solitudine di un’esistenza quasi carceraria, la povertà e la libertà di non possedere. Sta tutta qui la disobbedienza di Chiara, in questo strappo creativo alle convenzioni di un’epoca declinata al maschile. Perché, ieri come oggi, avere coraggio significa per una donna pensare e scegliere con la propria testa, anche attraverso un silenzio nutrito di idee. In questo racconto, che a volte si fa scontro appassionato, segnato da sogni e continue domande, Dacia Maraini traccia per noi il ritratto vivido di una Chiara che prima è donna, poi santa dal corpo tormentato ma felice: una creatura che ha saputo dare vita a un linguaggio rivoluzionario e superare le regole del suo tempo per seguirne una, la sua.

Categoria: Narrativa

Editore: Rizzoli

Collana: La Scala

Anno: 2013

ISBN: 9788817067218

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

La disobbedienza di Chiara

Come non pensare, leggendo il sottotitolo (“Elogio della disobbedienza”) dell’ultima opera (“Chiara di Assisi”) di Dacia Maraini, la “scrittrice italiana più conosciuta al mondo”, a due illustri precedenti (uno storico e l’altro biografico)?

Almeno per assonanza, viene naturale pensare a “L’elogio della follia” di Erasmo da Rotterdam – testo ritenuto importante anche per gli influssi che esercitò sulla riforma protestante – e a “La disubbidienza”, opera del 1948 di Alberto Moravia (ove la disubbidienza è quella che il quindicenne Luca Mansi, in pieno periodo fascista e nel trionfo dei valori della borghesia, oppone alla scuola, alla famiglia, al desiderio di possesso e al denaro, disobbedendo a tutto ciò che sente come “normale”).

La disubbidienza di Chiara è molto sottile e poco visibile, perché – come per Francesco – si incanala nell’ortodossia (“E la Chiesa li ha premiati, o forse anche messi al sicuro – promoveatur ut amoveatur? – proclamandoli santi… con quella capacità ingorda e intelligente, cinica e lungimirante che ha sempre avuto il potere ecclesiastico di risolvere le cose a proprio vantaggio”). Con questa premessa, Dacia Maraini conduce per mano il lettore alla scoperta della figura di Chiara, con la sua prosa lucida e guizzante, lei stessa incuriosita e intrigata nel decodificare, pagina dopo pagina, l’essenza di una disubbidienza molto rivoluzionaria.

Al pari di Francesco d’Assisi, Chiara fonda la sua scelta su un atto di ribellione e di abbandono degli agi,  per giungere “al convento di Santa Maria degli Angioli chiamato la Porziuncola. Dove Francesco l’aspetta con i suoi compagni di preghiera.”

I comportamenti di Chiara sono ispirati a povertà (“Quindi Chiara non solo andava scalza e con un saio ruvido addosso, ma si infliggeva anche dei supplizi, come il cilicio sulla pelle nuda”) e umiltà (“Quanta ne avrà bevuta, di quell’acqua lurida, la piccola volitiva Chiara?”): la conoscenza della santa viene approfondita dall’autrice sia attraverso le fonti storiche, sia attraverso l’intuizione artistica (“Stanotte l’ho sognata. Ancora una volta era lei. Aveva ragione Chiara la siciliana predicendomi che l’avrei trovata nei miei sogni come lei l’aveva trovata nei suoi”).

In cosa si sostanzia allora la disubbidienza, tanto invisibile quanto profonda, di Chiara?

La disubbidienza sarebbe una reazione (“Rispetto alla peccaminosità del sesso, persino matrimoniale, il convento era considerato il luogo ideale per la preservazione della virtù femminile”), si manifesta in attività apparentemente innocue (“La pratica dell’ago e del filo. Tipica attività muliebre che non desta sospetti, ma anzi rassicura e tranquillizza… E invece, proprio lì dove si annida la fiducia, nasce l’eversione”) e realizza una natura creativa (“Sono sicura che i suoi disegni erano bellissimi”), tenace e volitiva (“Chiara si batte come una leonessa per avere approvata ufficialmente la sua Regola. I papi nicchiano per anni…”) aggirando il rischio (“Curioso e contradditorio il rapporto di Chiara coi papi. Ossequiente, rispettoso, devoto, ma anche disubbidiente, eversivo, autonomo”) dell’eresia (in un contesto storico ove Catari e Valdesi venivano estromessi dalla chiesa, “il sacrificio di Chiara è stato ancora più doloroso, ma la sua intelligenza politica le ha suggerito la sola cosa saggia da fare: accettare ciò che le veniva imposto per destino di genere, e scavare dentro questa impostazione una libertà propria”).

Disubbidienza è anche contravvenire alle aspettative di ruolo: “Le sorelle non riuscivano realmente a capire come una badessa potesse comportarsi quale una serva.”

In fondo, come annota l’autrice, è un atteggiamento che possiamo apprezzare anche oggi in “Papa Francesco I, il nuovo pontefice venuto dalla lontana Argentina a mettere il naso nelle banche vaticane, nei sistemi di potere della Santa Sede. E lo fa con impertinenza e ironia, portando un’aria fresca che ricorda Francesco e Chiara d’Assisi.”

In “Chiara di Assisi. Elogio della disobbedienzaDacia Maraini affresca una nuova immagine di una delle figure più amate dalla gente e propone un sentimento nuovo di religiosità femminile, fondato sulla coscienza storica e sulla profondità di una cultura che affonda le radici nella mitologia (il mito di Procne), trae ispirazione dalla testimonianza protocristiana di Vibia Perpetua, passa attraverso un racconto di Pirandello (“Il treno ha fischiato”: “Quando i gesti si ripetono sempre uguali diventano invisibili, scompaiono e finiscono per assomigliare a un’eternità senza senso”) e cita l’amico Pasolini…

Bruno Elpis

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( 1 commento )

Maraini al Pisa Book Festival - Radioeco

[…] verso la scrittura monastica e non possiamo di certo dimenticare  il suo romanzo Chiara d’Assisi: elogio della disobbedienza, la storia di un incontro, tra una grande scrittrice che ha fatto della parola il proprio […]

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Dacia

Maraini

Libri dallo stesso autore

Intervista a Maraini Dacia


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.i-libri.com/home/wp-content/themes/ilibri/single-libri.php on line 862

John e Marian, coppia di facoltosi quarantenni, attendono nella loro villa di campagna l'arrivo di Lyle, critico d'arte di New York, nell'anniversario della morte di Tony, fratello di John e compagno di Lyle per nove anni. Quest'ultimo si presenta però insieme a Robert, ventiquattrenne pittore di origini indiane: circostanza fatalmente destinata a trasformare il placido soggiorno che i tre avevano programmato in una sequenza di momenti imbarazzanti e carichi di tensione. Ma se l'ansiosa Marian sem­bra essere l'unica ad accorgersene e John si chiude in un laconico riserbo, Lyle fa di tutto per apparire disinvolto. Il suo ultimo libro, in cui descrive la pittura contemporanea come «un'arte moribonda», ha avuto un successo di pubblico inaspettato, e grazie all’adorazione del giovane Robert si è di nuovo attaccato «alla speranza, al­l’at­tesa, al­l’idea che la sua vita stia per cambiare». Eppure, come Lyle imparerà a proprie spese, «lo scorrere dei giorni leviga il dolore ma non lo consuma: quello che il tempo si porta via è andato, e poi si resta con un qualcosa di freddo e duro, un souvenir che non si perde mai». È infatti nelle situazioni più ordinarie – una cena in giardino, una nuotata nel fiume accanto alla casa – che l'assen­za di Tony si fa insopportabile, costringendo i tre amici a sollevare il velo di falsa naturalezza che maschera ansie ine­spresse e antichi dolori. Anche in questo romanzo avvolgente Cameron si mostra come pochi capace di dosare satira e introspezione, per condurci fino a quel luogo della coscienza dove si celano le domande più dure, sull’im­possibilità di conoscere una persona come sulla incerta base dei rapporti sociali.

IL WEEKEND

Cameron Peter

Primo maggio 1891, luglio 1924. Sono decenni burrascosi per l'Italia: dopo l'epopea risorgimentale ci si sta avviando verso il disastro della grande guerra e del fascismo. Ma è anche un periodo stimolante come pochi fino ad allora. In questo contesto, dove scienza, tecnologia e società si evolvono a ritmi vertiginosi, Elisa s'impegna con passione nella difesa dei diritti delle donne e dei bambini. Accanto a lei il marito Vittorio, avvocato a parlamentare socialista, le quattro figlie, poi i conoscenti e gli amici, da Costa a Turati, dalla Kuliscioff alla Montessori, da Nathan a D'Annunzio. Le loro vite, il lavoro, le amicizie e gli amori s'inseriscono nella storia più ampia del nostro paese in un intreccio di vicende personali e pubbliche che trasmettono il profumo di un'epoca. Un romanzo che lega insieme storia e fantasia attraverso le vicende di una famiglia particolare, capace di osservare il mondo con sguardo anticonvenzionale e moderno. Postfazione di Anna Foa.

La dama del quintetto

Mori Silvia

Fred e Mick, due amici alla soglia degli ottanta, trascorrono una vacanza in un hotel di lusso sulle Alpi. Fred è un direttore d’orchestra in pensione, Mick un regista ancora in attività. Sanno che il loro futuro si va esaurendo e decidono di affrontarlo insieme. Guardano con tenerezza alla vita confusa dei loro figli, a quanti sembrano poter disporre di un tempo che a loro non è dato. E mentre Mick si affanna a concludere la sceneggiatura di quello che sarà il suo ultimo e più significativo film, Fred, che da anni ha rinunciato alla musica, non intende assolutamente tornare sui propri passi. Ma c’è chi vuole ad ogni costo vederlo dirigere ancora una volta e ascoltare le sue composizioni.

Youth – La giovinezza

Sorrentino Paolo

Cape May, New Jersey, autunno 1986. Un uomo siede nella veranda di una casa che si affaccia sulla baia del Delaware. Vent'anni addietro è stato un musicista "quasi" famoso e, per un tempo brevissimo, ha assaporato l'inebriante essenza della celebrità, prima di rendersi conto di avere altre aspirazioni, di voler percorrere un sentiero solitario per raggiungere il proprio "paradiso". Per anni si è lasciato scivolare addosso le opportunità e le illusioni dell'esistenza, ha aspettato, sicuro che, alla fine, la "grande occasione" si sarebbe presentata. Ed è proprio ciò che è accaduto, alcune ore prima: all'improvviso, la porta del paradiso si è socchiusa. Lei si è finalmente accorta dei suoi innumerevoli messaggi ed è andata a cercarlo: è arrivata fin lì, gli ha parlato, gli ha dato un appuntamento. S'incontreranno alle undici del giorno dopo nella piccola stazione di Cape May: è da lì che inizierà il suo viaggio verso il futuro. Adesso lui deve soltanto sistemare alcune cose e "far passare la notte": domattina ci saranno soltanto la strada lungo il mare, la ricerca di un parcheggio, la stazione, i binari, una locomotiva e... lei. Sì, lei.

DOVE IO NON SONO

D'Amico Ilaria